La vita invisibile di Euridice Gusmão

Vi consiglio di non perdere questo film, che mi ha lasciata per due ore e passa con lo sguardo fisso sullo schermo, spesso commosso e comunque estasiato anche per la bellezza estetica della pellicola (colori, fotografia, ambientazioni).

È stato, quest’anno, vincitore del Certain regard di Cannes; il regista e sceneggiatore brasiliano Karim Aïnouz lo ha liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Martha Batalha, in Italia pubblicato da Feltrinelli con il titolo “Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione” (mi propongo di leggerlo al più presto).

La vita invisibile che racconta è quella di un numero infinito di donne, che nella storia, in ogni luogo del mondo, hanno subito le conseguenze di una società pervicacemente stupidamente maschilista. Oltre: basata sul precetto che il potere di decidere sul genere femminile (siano figlie, mogli, sorelle) spetta agli uomini. Il così detto sesso forte.

Le sorelle, Guida e Euridice, protagoniste della storia; Rio de Janeiro, negli anni 50 e oltre; le rinunce e le imposizioni familiari; le fughe e le illusioni; gli inganni protratti per decenni. Tutto è simbolico di una condizione, quella delle donne, sacrificata da sempre e forse tutt’oggi, intorno a noi, non riscattata fino in fondo. Euridice è una grande pianista, una giovanissima musicista geniale, mentre Guida ha il coraggio, la forza e la passione di una vera rivoluzionaria.

Vorrebbe vivere seguendo i suoi sentimenti, non tollera le limitazioni paterne e l’indifferenza rassegnata della madre. Due modi opposti di affrontare la vita, che porteranno le due sorelle a fare scelte antitetiche, capaci di separarle, anche grazie alla complicità cattiva (o stupida, comunque arretrata) dei genitori. Avrete una visione di Rio del tutto inedita. Non la solita città allegra e godereccia, perennemente in festa, nonostante tutto.

Il regista ci parla della società della media borghesia, sovrastata dalle regole e dai principi dai quali si ha la sensazione che non ci si potrà mai liberare. Impressiona pensare che è tutto vero, tanto che da spettatore ci si chiede se non sia – ciò che ci scorre davanti – la cronaca di esistenze reali, consumate così, dall’altra parte dell’oceano.

Prevale la rabbia, lo scoramento, per come sono andate le cose a Guida e Euridice. Soccorre la speranza che vicende del genere non si ripeteranno, non possono ripetersi, che oggi è diverso, che le donne hanno conquistato la loro autonomia e la libertà delle proprie scelte.

La frase del film, per me un motto, è: la famiglia non è sangue, è amore.

Basta questa per decidere di andare al cinema!

4 ciak 🎬 🎬 🎬 🎬 convinti.

Ragazze, non abbassiamo la guardia.

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