I migliori anni della nostra vita

È un’idea artistica, romantica (all’inverosimile) e indubbiamente malinconica quella di Lelouch: riportare dietro la macchina da presa gli stessi protagonisti de Un uomo e una donna (anno 1966), più di cinquant’anni dopo. E quando dico gli stessi, lo faccio in senso letterale.

Si tratta dei medesimi (ancora capaci di bellezza e fascino) Jean Louis Tritingnant e Anouk Aimée, che si rincontrano dopo avere trascorso una vita intera separati. Reduci dall’amore travolgente narrato dal regista a metà degli anni sessanta; incapaci, nonostante matrimoni, figli, successi, malattie e fallimenti (vissuti distanti, dopo la traumatica separazione di allora), di dimenticare quegli anni. I più belli, rimasti insuperati.

L’operazione nostalgia è talmente marcata da riproporre la stessa colonna sonora (ecco il link di Spotify). Impossibile, se avete una certa e non siete dei cinici duri e puri, non ricordare nitidamente, tra i brani appassionati che riascolterete, questo: https://youtu.be/NY5W39Y5q9I.

Insomma, lui e lei si rivedono a distanza di decenni, per un caso, un po’ irreale ed un po’ voluto dal figlio di Jean-Louis. Lo fanno nel parco della casa di cura dove quest’ultimo vive, una prigione dorata, necessaria a causa di una demenza senile che parrebbe aggravarsi. Incontrare la donna che più ha amato, nonostante averla persa a causa della sua incapacità di essere fedele e di mantenere gli impegni presi con lei, potrebbe, secondo il medico, fare bene alla sua salute mentale. Insomma: curare la malattia, soprattutto quella dell’anima, con l’amore (scontato ma vero).

La bobina del tempo viene portata indietro dai due, attraverso ricordi comuni e volontà di condurre all’oggi momenti e luoghi rimasti incagliati nella memoria di entrambi. La trama è semplice e tutto gira sui due attori, che recitano con scioltezza e ironia, nonostante l’indubbia amarezza di fondo, che ritrovate nei dialoghi spesso taglienti. “La morte è l’imposta sulla vita” dice lui, ed è una delle tante battute sul tema della vecchiaia, del rimorso, delle occasioni perdute. I due protagonisti cercano, anche attraverso il sogno, di ricostruire il loro amore, entrambi però consapevoli dell’impossibilità che ciò possa davvero realizzarsi.

Questo film è alla fine un’opera onirica, una riflessione dolce su come si vivono e rivivono i sentimenti più passionali quando la giovinezza se ne è andata per sempre. Ho colto con stupore quanto sia rimasta luminosa la bellezza di Anouk Aimée, che si avvicina trionfalmente ai novant’anni, con uno sguardo ammaliante ed una criniera invidiabile. Meno lucido il fascino di lui, che ha più l’aria di un eroe maledetto, scampato per un pelo alle curve della vita.

Quando a un certo punto compare la Bellucci (in un cameo di cui avremmo fatto volentieri a meno), nelle vesti della figlia di lui, farete un salto sulla poltrona del cinema e vi chiederete perché. Non basta avere avuto dalla sorte la fortuna dell’avvenenza per essere una brava attrice (diversamente da Anouk: il confronto, nonostante la grande differenza di età, è tutto a vantaggio della miss del passato!). Splendida l’ambientazione, tra Normandia e Bretagna. Luoghi dove è facile desiderare di volere trascorrere giorni perduti con il proprio innamorato.

Non andate a vederlo se non siete ben disposti a farvi cullare da una pellicola a forma di cuore.

Merita 3 🎬 🎬🎬, tutti dedicati agli attori.

Ci vorrei arrivare anche io così a quell’età: sugli errori del passato rimedierei con la saggezza, che prima o poi arriverà!

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