Homeland

Sono uscita a malincuore dal “tunnel” di questa serie televisiva al fulmicotone (che sconsiglio a chi non ha le coronarie a posto) e mi accingo a cercare, fuori da Netflix, la sesta e la settima stagione, visibili su Sky (Fox, canale 112).

Dodici puntate per stagione, ciascuna di circa 50 minuti: dal 2011, gli appassionati di spionaggio, antiterrorismo, intrighi internazionali, possono immedesimarsi nei diversi personaggi della storia, scegliere il proprio eroe, stupirsi di quanto la realtà (la nostra) possa superare la fantasia di Gideon Raff, l’ideatore (ispiratosi alla serie israeliana Hatufim, nota anche con il titolo Prisoners of War).

Al centro dell’articolato racconto (che raggiunge il suo acme di emozioni, secondo me, tra la prima e la terza stagione) c’è la CIA ed una sua agente operativa di punta, Carrie Mathison, interpretata da Claire Danes (per questo ruolo, premiata con 2 Golden Globe e 2 Emmy Award). Carrie è costantemente sopra le righe, soffre di un disturbo bipolare che tiene nascosto all’Agenzia, per timore di ripercussioni sulla sua carriera; ha una percezione esasperata della realtà che la circonda, tanto da essere sempre, anche nelle situazioni più estreme, la migliore.

L’unica ad avere capito tutto: la Cassandra, con le tipiche sofferenze del caso. Lavora in squadra con Saul Berenson, che nutre per lei un sentimento profondo e protettivo, che si evolverà nel corso del film; è insieme un maestro, un padre, un compagno di avventure. Il rapporto tra i due è forse la cosa più preziosa dal punto di vista umano che Homeland offra allo spettatore.

Le spie americane si confrontano con nemici invisibili e pericolosissimi, disposti a tutto pur di combattere la civiltà occidentale e il suo stile di vita; cercano, in una sfida senza fine con Al Qaeda e altre organizzazioni terroristiche, il leader di turno, tentando di impedire attacchi al cuore delle istituzioni americane e delle capitali europee.

Nonostante un chiaro taglio filoamericano e israeliano (d’altronde l’opera è di – entrambe – quelle origini), ho apprezzato la costante attenzione al rispetto di culture e religioni diverse, veicolato in particolare da Carrie che, grazie ai suoi trascorsi in medio oriente, è una attenta conoscitrice di quel mondo; non ha odio per il diverso, ma solo un’inarrestabile passione per il suo lavoro, che la spinge a rischiare la vita per difendere le persone messe a rischio da mire terroristiche e omicide.

Ci sono scene estreme, ma più che la violenza domina la suspense e la ricerca del “vero” cattivo, tra mille intrighi e colpi di scena, perché spesso le apparenze ingannano e non tutti gli alleati sulla carta sono amici nella sostanza.

La serie ha un suo valore obiettivo (ampiamente premiato dai milioni di spettatori nel mondo) perché parla di un problema di una attualità urticante, attraverso le vicende degli agenti della CIA: la paura degli attacchi kamikaze, il panico della folla, lo scontro di religioni, le conseguenze devastanti delle guerre. Inoltre, non fa sconti nemmeno alla politica americana di questi ultimi anni, c’è perplessità per la scelta di occupare territori e popolazioni per riportare l’ordine e la “pace”.

Per me, come serie, sono 5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬.

Ho adorato Carrie, forse proprio per la sua (geniale) follia.

2 pensieri riguardo “Homeland”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...