La Dea Fortuna

Scommetto che da qui in poi il tempio dedicato alla Dea Fortuna a Palestrina (pochi chilometri da Roma) troverà un rinascimento di visitatori e cinefili e uno spazio importante su Instagram, uscendo da un immeritato anonimato, cui sono destinate le bellezze artistiche che si trovano nei dintorni della Capitale (per un misterioso effetto centrifugo, che annulla ciò che sta al di fuori delle mura aureliane). Qui sono girate alcune scene dell’ultimo nato di Ozpetek, e sul tema della sorte (il significato latino di “fortuna”) è incentrato il film.

La mano casuale del fato che ci prende e ci lascia, e dipende molto da noi (e non solo da quella forza oscura) quello che poi faremo della nostra vita. Una storia corale, come nella prima tradizione del regista: molti hanno sottolineato il ritorno alle origini dopo Rosso Istanbul e Napoli velata).

Ci sono i suoi attori “culto”, con qualche new entry: Accorsi, innanzitutto, che qui è Arturo, un intellettuale, colto e lievemente presuntuoso, forse talmente involuto da non essere riuscito a mettere a frutto le sue doti. E naturalmente Serra Yilmaz, la stramba vicina di casa, madre di Mina, dalla indefinibile appartenenza di genere (lasciata volutamente in bilico, perché davvero non è necessario chiarirla, per quanto il personaggio che interpreta è positivo ed energetico). Un ruolo minore ha Filippo Nigro, uno dei protagonisti de La finestra di fronte, che molti ricorderanno nelle vesti dell’ambizioso politico in Suburra.

Le “novità” di Edoardo Leo e Yasmine Trinca sono così riuscite da non sembrare tali: il gruppo di attori è perfettamente oliato, anche ascoltando le interviste di questi giorni si comprende quanto Ferzan sia bravo a tenere insieme tutti, a coinvolgerli nelle scelte, a consentire a ciascuno di dare il meglio. Il risultato è straordinario, per me: la coppia Accorsi-Leo, come è stato detto da più autorevoli critici, rappresenta molto di noi, impossibile non ritrovarsi in qualche dialogo e riflessione, indipendentemente dal fatto che si tratti di due uomini (i conformismi non fanno per Ozpetek e per chi lo apprezza).

La storia (ispirata a un’esperienza dello stesso autore) è sull’amore, le relazioni, la perdita della passione, l’incapacità di lasciarsi, il sopravvenire del fastidio per alcuni comportamenti dell’altro, il tradimento, i suoi effetti, la forza del bene che ci si vuole, pur nel mutarsi del sentimento; e naturalmente sul fato, che irrompe nelle nostre esistenze mentre siamo occupati a ingarbugliarle, come un fulmine o un terremoto. Scuotendole e portandole in direzioni inaspettate e non progettate.

Il personaggio di Jasmine Trinca, Annamaria, è il fulcro del racconto ed insieme il più drammatico: lei bravissima, fragile come un uccellino, ma insieme determinata e consapevole, responsabile dei suoi figli, capace di proteggerli anche da sola. Un plauso alla recitazione dei due bambini, perfettamente a loro agio con un cast di quel livello. Per la prima volta sul grande schermo, Barbara Alberti (suggerita in quel ruolo a Ozpetek da Mina, che è una delle persone a lui più vicine), nelle vesti di una sorta di Crudelia, interpreta la madre di Annamaria: introducendo il tema scottante del rapporto con il genitore, dello scontro generazionale, di mentalità, di scelte di vita.

La colonna sonora (di Pasquale Catalano) è come sempre preziosa: oltre agli originali, un pezzo dell’album di Mina e Fossati, in cui la voce di lei è emozionante ed intensa (Luna diamante); ed un brano di Diodato (Che vita meravigliosa) che sembra scritto apposta per il film, ma così non è.

Vi raccomando una scena, così tipicamente ozpetekiana da potere essere riconosciuta anche da un neofita del cinema: quella in cui i protagonisti ballano al ritmo di Aldatildik di Sezen Aksu. Impossibile non sentire la forza catartica che il regista ha voluto dare a questi minuti di pellicola, impossibile non sentirsi coinvolti e, per quel piccolissimo tempo, non pensare ad altro che al cerchio umano danzante di persone così vicine eppure (o forse per fortuna) prive di legami di sangue.

Ve lo raccomando con 5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬. Io quasi quasi me lo vado a rivedere.

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