Il primo Natale

Certamente un bel Natale, per Ficarra e Picone, che in pochi giorni “vincono” il botteghino del 2019: è il film più visto dell’anno, e nel periodo festivo ha inaspettatamente superato anche il Pinocchio di Matteo Garrone, che sulla carta poteva apparire favorito. Non storcete il naso, se siete dei puristi del cinema di un certo livello: io ho voluto vederlo, il giorno di Santo Stefano, mescolandomi con la folla di chi al cinema ci va solo a Natale e dintorni. E non me ne sono pentita.

Il film è davvero divertente, con qualche spunto di riflessione politica, la giusta ironia, anche sui temi (delicati) della religione, in equilibrio tra lo scetticismo di Salvo (Ficarra) e la fede vecchio stampo di don Valentino (Picone) basata sulla preghiera e sul credere nel miracolo, al di là di ogni raziocinio.

Non è la prima volta che i due attori e registi danno prova di sapere coniugare, in una commedia leggera, la risata con la riflessione intelligente su alcuni aspetti della nostra realtà: pensate a L’ora legale (anch’esso un successo di pubblico, nel 2017), che ho recensito qui. Questa volta, con la scusa del Natale, si addentrano nel racconto più conosciuto del mondo, quello della natività di Gesù, che da presepe vivente diventa realtà, in un gioco del tempo che ricorda moltissimo Non ci resta che piangere.

I protagonisti sono un maldestro ladruncolo di oggetti sacri e un prete di campagna, le cui vite si incrociano perché nella sagrestia della parrocchia di don Valentino è custodita una preziosa statua del bambinello, che Salvo ha in animo di fare sparire e rivendere al suo ricettatore di fiducia. Non ci pensa due volte a partecipare ai provini per fare San Giuseppe e da lì gli eventi si succedono fino a portarli in Galilea, 2019 anni fa. All’anno zero e, appunto, al primo Natale.

Le scene sono girate tra Arpino, in provincia di Frosinone, ed il Marocco. La firma della fotografia è di alto livello: Daniele Ciprì, come le scenografie, affidate a Francesco Frigeri, tre volte David di Donatello. Una vera chicca è Massimo Popolizio nelle vesti di Erode: certo, dopo avere interpretato Mussolini in Sono tornato qualsiasi prova può sembrare minore, ma anche qui è bravissimo nel rendere la vena di follia nascosta da prepotenza nel re divenuto simbolo degli odiatori dei bambini.

C’è chi ha criticato il film per eccessivo buonismo, dimenticando però che appartiene al genere commedia e che lo scopo è far ridere senza volgarità (incredibile, notatelo: non c’è alcun uso, nemmeno dialettale del turpiloquio, che invece, nei cinepanettoni, si usa anche immotivatamente). Inoltre, Ficarra e Picone si mantengono fedeli a una scelta di comicità leggera e riflessiva, molto basata sull’espressività dei loro volti, sull’essere diversi e sul prendersi in giro a vicenda.

Il tema “serio” è quello dei migranti, della sorte di chi viene da lontano (Salvo e Valentino addirittura da un viaggio nel tempo). E nelle scene finali c’è una frecciata alla scelta dei porti chiusi: ma i profughi si salvano grazie alle esigenze del presepe vivente, che non poteva trovare attori migliori di quelli veri (c’erano tutti, tranne il bue e l’asinello che pare siano un’invenzione tramandata tanto per riempire la grotta e renderla più confortevole). Se avete dei bambini, portateli, è un modo sorridente di fare Natale al cinema.

Per me 3 ciak 🎬 🎬🎬.

1 commento su “Il primo Natale”

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