Hammamet

A me piace Gianni Amelio: vi avevo parlato del suo ultimo film La tenerezza, del 2017. Il regista, autore e sceneggiatore calabrese fa scelte di nicchia, originali, impegnative; affronta temi delicati con mano ferma e occhio introspettivo.

Questa volta però credo che, quanto a raccogliere la sfida di una scelta che potrebbe essere impopolare, abbia superato se stesso. Proprio in occasione del ventennale della morte di Bettino Craxi, è nei cinema questo film sui suoi ultimi mesi di vita, girato realmente nella casa tuttora di proprietà della famiglia (ci abita la moglie, che non ha mai voluto tornare in Italia).

La particolarità, che dovrete notare, è che nella pellicola il protagonista non è mai nominato, è indicato come “il presidente”. Un simbolo di rispetto o una volontà di staccare un po’ dalla cronaca la narrazione , pur estremamente legata alla realtà storica di quegli anni, ai personaggi veri, e renderla più evocativa.

Alla figlia di Craxi, protagonista assoluta del racconto cinematografico, Amelio dà il nome di Anita, come la moglie di Garibaldi. Un eroe dell’unità d’Italia cui Bettino era idealmente devoto: c’è infatti un dialogo con il nipote in cui gli spiega dei Mille e della loro impresa, manifestando ammirazione per il personaggio ed anche nostalgia per l’idea del suo paese e della patria. Ed a questo proposito, a proposito dell’Italia: nel film si sottolinea il punto di vista di Craxi, che si sentiva in esilio e non in stato di latitanza, in presenza di condanne penali e di provvedimenti restrittivi della libertà, emessi nei suoi confronti dalla magistratura milanese.

Si sottolinea lo struggimento che il protagonista prova guardando la costa italiana dalla Tunisia, nelle giornate limpide. Si sottolinea anche la sua cocente nostalgia per il potere lasciato alle spalle (notate la scena in cui il nipote gioca a simulare l’evento di Sigonella, in cui Craxi aveva addirittura tenuto testa agli USA).

Ci sarà chi dirà: Hammamet si propone di riabilitare questo personaggio della nostra storia contemporanea. Vergognoso!

Ci sarà anche chi dirà: Amelio vuole dare un “colpo di spugna” sulle responsabilità di Craxi, descrivendolo come una vittima dei PM meneghini e del sistema, che dolosamente, in quello stesso periodo, graziò altri, altri politici, altri partiti.

E ci sarà sicuramente chi dirà: Craxi finalmente descritto con umanità e non con l’acrimonia delle monetine dell’Hotel Raphael!

Insomma: anche se nel film di politica ce n’è poco o niente, sono certa che chi uscirà dal cinema si schiererà facilmente o dalla parte dei difensori della figura anche storica di Craxi oppure dalla parte di chi lo considera tutt’oggi sentina di tutti i mali della prima repubblica (trasmigrati, nonostante Craxi sia morto da molti anni, fino alla terza, e fino a noi).

E come accade di continuo, sarà difficile dire la propria senza essere insultati da chi la pensa diversamente (intanto Voltaire si rivolta nella tomba!).

Infatti, sulla questione, terrò per me ciò che penso, salvo sottolineare un‘idea che ho avuto, di fronte a una scena in cui Bettino era aggredito verbalmente da un gruppo di turisti italiani, strenui sostenitori di Di Pietro: il populismo ha in quei giorni il proprio atto di nascita.

Quello che è successo dopo, lo conosciamo.

Per ultimo, ma come dulcis in fundo, vi parlo di Favino: vi eravate stupiti nel vedere la sua metamorfosi in Masino Buscetta ne Il traditore )?

Ebbene: qui l’attore romano ha superato se stesso, nel senso che vi dimenticherete che sotto l’aspetto, i gesti, il tono della voce, il modo di camminare di Craxi c’è Favino, con il suo trucco da Oscar e la sua capacità di studiare le movenze e l’essenza stessa del personaggio che interpreta.

Credo che nessun attore italiano o straniero abbia mai affrontato un’impresa così ben riuscita, con un soggetto storico e senza maschere: solo armato della sua immensa maestria nel calarsi nei ruoli sempre più difficili che interpreta.

Per me questo film merita 4 🎬 🎬 🎬 🎬: quantomeno perché Amelio affronta un tema spinoso e irrisolto con coraggio e anche precisione, con approfondimento da storico e da cronista. E va controcorrente al tipico modo italiano di nascondere la polvere sotto il tappeto, non analizzare gli eventi e i personaggi sotto ogni aspetto, non metabolizzarli mai: continuando a commettere ciclicamente gli stessi errori collettivi.

Vi consiglio, dopo il film, di cercare su you tube qualche video dei fatti narrati. Come il discorso di Craxi alle Camere in occasione della discussione sulle sette autorizzazioni a procedere chieste per lui dalla Procura di Milano (https://youtu.be/Jud08s96QfY)

5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬 a Favino: ha riportato in vita Craxi e non si è spaventato di fonte alle facce attonite della gente di Hammamet che lo scambiava per un fantasma redivivo del “presidente”!

1 commento su “Hammamet”

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