Odio l’estate

Il trio comico di Aldo Giovanni e Giacomo è tornato! è proprio il caso di dirlo: il loro undicesimo film insieme ricorda i fasti di divertimento e brillantezza di Tre uomini e una gamba, ed il regista è lo stesso, Massimo Venier, che li ha diretti in altre prove altrettanto riuscite, in passato (Così è la vita e Tu la conosci Claudia).

In più, questa volta, ad incrementare la facilità e intelligenza della risata, l’apporto eccezionale di Maria Di Biase (spero non vi siate persi l’esilarante Vengo anch’io, in cui era anche regista con Nuzzo, suo compagno anche di vita:).

La vicenda coinvolge tre famiglie milanesi alle prese con le vacanze estive; persone tra loro molto diverse, per carattere, abitudini, condizioni economiche e sociali. I loro progetti feriali si concentrano all’unisono (inconsapevole, perché non si conoscono) su una ridente località balneare della Puglia. Il problema è che, per un errore dell’agenzia di viaggi, prenotano esattamente la stessa villetta; per i medesimi giorni.

Uno spazio decisamente troppo piccolo per tutti, dato che al seguito delle coppie ci sono i figli, di età miste, a complicate la situazione. Anche grazie al “decisivo” intervento persuasivo del maresciallo del paese (un grande Michele Placido, in uno dei camei della pellicola), i protagonisti si decidono ad adattarsi e a dividere quei metri quadrati, cercando di passare dalla reciproca intolleranza alla pacifica sopportazione (ma si andrà molto oltre, perché le relazioni umane sono fortunatamente imprevedibili).

La convivenza forzata ha come immediata conseguenza l’emergere delle isterie, fissazioni, addirittura infelicità, di ciascun personaggio, preso singolarmente e nel rapporto con il compagno. Le tre mogli sono attrici bravissime, all’altezza del famoso trio; il ritmo è alto, i dialoghi e le situazioni non banali; e c’è anche sostanza nelle gag che si susseguono, anche con autocitazioni di battute e situazioni cult (fate caso alla partita di calcio sulla spiaggia). Perché il film racconta di quanto sia importante la condivisione dei problemi anche quotidiani; ed al contrario, di quanto faccia male tenersi le angosce per sé, come segreti pesanti, che diventano con gli anni macigni dannosi, che annullano la felicità, anche delle piccole cose.

Compare Massimo Ranieri, che interpreta se stesso: un mito assoluto per Aldo, che ha sempre sognato di fare il cantante e di potere esibirsi con lui su un palcoscenico (bella la scena dove intonano Erba di casa mia).

A proposto di colonna sonora: è del cantautore calabrese Dario Brunori, una vera chicca, anche perché c’è un introvabile inedito.

Insomma, godetevela con questo film. Anche l’amarezza, che di fondo permea la commedia, sarà leggera e sopportabile, vissuta con lo spirito (conquistato) dei coinquilini per caso.

Per me sono 4 ciak 🎬 🎬🎬🎬, bravi tutti, anche i più piccoli, ed il cane Brian.

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