Storia di un matrimonio

Ancora una volta Netflix punta al cinema di qualità, ad una pellicola tutta basata su attori eccezionali, temi complessi, introspezione. Pensate a Roma (che ho recensito qui) e a The Irishman (di cui ho parlato qui). Film importanti, competitivi nei più blasonati premi internazionali.

Non solo dunque serie di altissima qualità e successo di pubblico, ma veri capolavori, come questo: che fa venire in mente Kramer contro Kramer. Perché più che il racconto di una storia d’amore, si tratta della lucida narrazione della fine di quel sentimento, della via crucis della crisi, delle tappe dolorose, isteriche, alienanti, che portano al divorzio e poi a quello che c’è dopo.

Temi evidentemente ancora molto attuali: si ha la sensazione, vedendo il film, che fosse necessario “fare il punto della situazione”, aggiornarla all’oggi. Il mitico precedente è del 1979: dopo più di quarant’anni, ci siamo liberati delle sofferenze della separazione, o la rottura del matrimonio è ancora un evento devastante nella vita dei nostri contemporanei (ed anche nella nostra, se ne siamo coinvolti)?

Ebbene, la risposta è sì, un sì scritto a caratteri cubitali dal regista, capace di snocciolare in ogni suo aspetto il pathos di questa situazione.

Soprattutto perché ci fa vedere il prima e il dopo; ci fa assaporare una situazione familiare idilliaca: Charlie, Nicole e il loro bambino, si amano, hanno successo, si dividono i compiti, accettano le reciproche debolezze.

Come può accadere che tutto questo finisca? Nemmeno lo spettatore lo capisce davvero, ma è questo il vero colpo di genio: le relazioni hanno la complessità e la delicatezza della tela del ragno. Spesso tutto va a rotoli senza un vero perché.

L’amore finisce, punto e basta.

Ed è quello che accade ai protagonisti, sebbene tentino, rivolgendosi a un consulente che li assiste in un percorso psicologico di coppia (credete che abbia mai funzionato? Io sono molto scettica…) di salvare il loro matrimonio.

Mettono insieme, in una lista che consente di conoscerli meglio, quali sono le ragioni per cui si sono innamorati, quali i pregi dell’altro. Ma come constaterete, è tutto inutile. E la situazione si aggroviglia e incattivisce quando nel rapporto a due si “infilano” gli avvocati.

Come accade sistematicamente, l’asticella del conflitto si inasprisce con l’entrata in campo dei professionisti dello scontro: diminuisce l’ingrediente “sentimenti”, aumenta l’ingrediente “calcolo e tatticismo”.

Il film racconta anche come ne esce, da tutto ciò, una coppia di persone che si è voluta bene e che in più ha in comune un figlio (spesso, banalmente, semplice ostaggio delle reciproche rivendicazioni). Il senso è andare oltre la rottura, i processi, i legali, i giudici, l’inaridirsi della passione: il senso è capire cosa resta, ed in questo il film ha davvero un grande valore di riflessione.

Grande valore che non si può non riconoscere ai due attori protagonisti che danno tutto di se stessi, e restituiscono allo spettatore una prova quasi teatrale, senza errori: perfetta.

Anche se l’unica a prendere l’Oscar, come migliore attrice non protagonista, con una scelta per me discutibile ma sicuramente dettata dal metodo Cencelli che ha contagiato gli americani, è stata Laura Dern, qui nei panni di una avvocatessa perennemente panterata, siliconata, tacchi-munita, moltiplicatrice di conflitti.

4 ciak 🎬 🎬🎬🎬 sicuri. Lo trovate su Netflix e lo potete acquistare su Amazon.

Ps Vietato a chi proprio in questo periodo sta divorziando.

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