Gli anni più belli

Perché andare a vedere il nuovo film di Muccino che, dai trailer, sembra una riedizione con più amarcord di A casa tutti bene (di cui avevo parlato qui due anni fa) ? La ragione è semplice: è un bellissimo (drammatico, vero e commovente) racconto dedicato ai ragazzi di cinquant’anni di oggi.

muccino2020Parte dai primi anni 80, dalla loro adolescenza, in una Roma sdrucita e autentica (in gran parte perduta), ed arriva fino a noi attraverso le loro vite, cadute, tradimenti, fuggevoli vittorie. Il regista insegue i protagonisti con la macchina da presa spesso roteante, avvolgente, mai statica. Per un po’ quell’occhio guarda le situazioni dal punto di vista di uno, per poi spostarsi sull’altro: nessuno ha ragione o torto.

Chi può dire di non avere mai sbagliato? È la domanda di Gemma (interpretata dalla Ramazzotti) in uno dei tanti momenti “bivio” della storia. Sono tre amici cresciuti insieme, i personaggi maschili (tutti in qualche modo tenuti insieme e al contempo allontanati da Gemma): Giulio (Favino), Paolo (Rossi Stuart) e Riccardo (Santamaria).
Un casting miracoloso è riuscito a trovare degli adolescenti somiglianti in modo impressionante agli attori principali: questo rende la rappresentazione molto realistica per lo spettatore, che passa dagli anni 80 ai 90 e 2000 come se vedesse crescere quei ragazzi, che già da giovanissimi manifestavano le loro passioni, i loro difetti, le loro irreversibili debolezze.

Il tema del film sembra scontato ma non lo è affatto, per il modo articolato e profondo e la complessità con cui è trattato: è l’amicizia, più dell’amore, dell’ambizione, della casualità delle cose, del destino imprevedibile che sembra prendersi gioco delle esistenze degli uomini.
Per gli attori è stata una prova corale importante, naturale chiedersi chi sia stato il più bravo: per me Kim Rossi Stuart, che ho trovato sempre credibile, come personaggio, e perfettamente centrato su una figura coerente e seria, pietosa e capace del perdono. Lui insegue un sogno che oggi appare anacronistico: diventare un professore di italiano latino e greco. Alla fine ci riesce, in un prestigioso liceo di Roma; e gli spezzoni di alcune sue lezioni sono davvero preziosi ed attuali. Come quando sollecita i suoi ragazzi, che si avvicinano all’esame di maturità, a studiare per se stessi, per trovare una propria realizzazione e non per compiacere altri. Sembra un messaggio per Gemma, l’amore della sua vita: una ragazza spezzata sin da piccola, instabile, sempre pronta a seguire chi dimostra di volerla di più. Inutile dirvi che in questa parte la Ramazzotti è perfetta!

La colonna sonora di Nicola Piovani è malinconica e indissolubile da certe scene del film; ispirato liberamente a C’eravamo tanto amati.
La sigla finale è un brano originale di Baglioni, intitolato come il film, che potete ascoltare qui: https://youtu.be/XiB3X1liJFk

Per me 4 ciak 🎬🎬🎬🎬, ancora una volta, per Muccino.

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