Il caso Spotlight

In noleggio su YouTube la pellicola che ha vinto l’Oscar 2016 per il miglior film. Se non lo avete visto, approfittatene, sono 3.99 euro ben spesi. Non perché sia un capolavoro del cinema, sebbene sotto il profilo tecnico non può che essere considerato un film perfetto: dall’interpretazione degli attori alla fotografia all’ambientazione ai dialoghi al ritmo;  bensì perché anche negli anni 2000, non è banale vedere premiata un’opera (vera, perché di realtà vissuta e subìta parla) che affronta “di petto”, con lo spirito del cronista, un tema come la pedofilia nella chiesa cattolica.

88039381_still-01spSi tratta di fatti realmente accaduti, nel 2001 ed a seguire, proprio nell’anno delle torri gemelle, quando attaccare con un’inchiesta giornalistica quell’istituzione poteva essere una scelta impossibile da sostenere. Invece è accaduto, come è accaduto che a questo film è stato dato l’Oscar. E perché le cose accadano (in direzione ostinata e contraria) ci vuole un outsider: in questo caso un nuovo direttore del Boston Globe scapolo, di religione ebraica e che odia il baseball.

Grazie all’elemento estraneo, alla sua indifferenza per i solidi principi della borghesia bostoniana, ciò che sino a quel momento (per 25 anni) era stato messo sotto il tappeto da tutti viene gradualmente manifestando la sua mostruosità, attraverso il lavoro di inchiesta di un gruppo di giornalisti chiamato Spotlight. Davide contro Golia, perché la chiesa è un osso duro (“ragiona in termini di secoli, lei ha la forza di affrontarla?”) e, se ci sono di mezzo anche i tribunali, “dipende dal giudice, da quale parrocchia frequenta”.

Uno degli aspetti più esaltanti del film è la passione che si percepisce in quel lavoro, il senso vero del lavoro del giornalista: scoprire la verità dei fatti e raccontarla ai lettori. Ed il nuovo direttore, l’outsider per eccellenza, dice (di fronte al tentativo del cardinale di creare alleanze): “personalmente ritengo che perché un giornale svolga bene la sua funzione debba agire da solo”.

La battuta vale l’Oscar, anche perché, nella realtà, quei giornalisti di coraggio ne hanno avuto da vendere e non possiamo nasconderci dietro ad un dito: non è all’ordine del giorno, è raro ed anche rischioso, il coraggio. Il film poi focalizza senza fronzoli la causa del fenomeno “di rilevanza psichiatrica” di cui parla: la castità. C’è ben poco da aggiungere. Partire dal voto di castità.

Alla fine però lo stupore, con un po’ di amarezza: scoprire che il cardinale che per decenni era riuscito a coprire tutto con la complicità di schiere di avvocati e della solida società bostoniana è stato “trasferito” a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore, nel cuore della nostra capitale. Ed accorgermi che nel lunghissimo elenco di luoghi coinvolti nelle indagini giornalistiche degli anni successivi mai, dico mai, compariva una città italiana. Forse il clima mite del Bel Paese non fa degenerare la psiche delle persone votate alla castità. Forse. 

1 commento su “Il caso Spotlight”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...