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Ride

Se lo avete perso al cinema o volete rivederlo, ora è su Amazon Prime Video.

Il blog di Decima Musa

Prima regia di Valerio Mastandrea: immaginate che potessi perderlo? Anche soggetto e sceneggiatura sono suoi e la protagonista, Carolina, lo è anche nella sua vita reale (Chiara Martegiani). Mi sono stupita di quanto si assomiglino nella recitazione: frutto di una scelta precisa del regista, che ha trasfuso nell’attrice al centro della storia il suo modo di affrontare la vita e i suoi drammi? Oppure i due (Valerio e Chiara, fuori dalla finzione cinematografica) davvero si assomigliano così tanto come avviene alle anime gemelle?

Il racconto è ambientato a Nettuno, litorale romano. Non si vede il borgo dei pescatori, bello ed antico, ma i palazzoni della speculazione edilizia anni 60 e 70; una selva di antenne, solo sullo sfondo, il Tirreno. Tutto ruota intorno ad una fabbrica, che da generazioni dà e toglie: dà lavoro e toglie vita. Il tema è la morte, quella che chiamano bianca, ma che di bianco…

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Ad astra

Brad Pitt, ancora lui (per di più, questa volta, anche produttore del film). Dopo la grande prova nell’ultima opera di Tarantino (C’era una volta…a Hollywood, in cui era Booth, un simbolo positivo di lealtà ed amicizia) lo vediamo destreggiarsi nelle vesti di un ingegnere spaziale, astronauta per nascita, essendo il figlio di uno dei più grandi navigatori stellari, sperduto da due decenni tra i pianeti più lontani.

La storia è ambientata nel futuro, in parte girata negli studios holliwoodiani, tra simulatori di volo ed immagini digitali; in parte in location reali, come le dune di Dumont nel Deserto del Mojave e i tunnel in disuso della città di Los Angeles (alcune sequenze sotterranee di Marte sono girate lì).

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Vivere

Amo la capacità introspettiva di Francesca Archibugi e la sua bravura nel rappresentare chi siamo, le nostre vette e miserie, senza moralismi e con una scelta di attori sempre azzeccata (qui ho recensito il suo penultimo film, Gli sdraiati, del 2017). Stavolta ha lavorato con Paolo Virzì (ricordate il capolavoro de La pazza gioia, con protagonista Micaela Ramazzotti, sua compagna nella vita? )e Francesco Piccolo (autore di Momenti di trascurabile felicità) coautori della sceneggiatura.

 

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E ve ne accorgerete. Innanzitutto, perché il personaggio della protagonista, Susi, sembra costruito per la Ramazzotti (c’è dunque la mano di chi la conosce molto bene): una giovane donna che ha messo da parte il suo talento da etoile per annaspare in un’esistenza piena di difficoltà. Poi ritroverete il tocco di Piccolo nel descrivere le situazioni della quotidianità, quelle emblematiche che si ripetono e che dimostrano che facciamo errori ripetitivi e che dall’esperienza impariamo poco o niente. E la sensibilità della Archibugi nel delineare le geografie complicate e contraddittorie dei rapporti umani e delle relazioni sentimentali.

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C’era una volta a Hollywood

Chi ama Tarantino teme che il proposito di arrivare a dieci (e non più dieci) film sia reale e, considerando la caratura del personaggio (un genio folle che non parla a vanvera), scommetterei di sì: siamo già, con questa, alla pellicola numero 9, e ci avviciniamo purtroppo agli sgoccioli. All’uscita del cinema, il primo banale pensiero è stato un confronto mentale con The hateful eight, ottavo capolavoro di Quentin (ve ne ho parlato qui). Ma subito mi sono resa conto che era un errore paragonare tra loro i film di questo regista: in tutti c’è la sua impronta, il suo “marchio di fabbrica”, spesso insanguinato, l’inimitabile stile che ciascuno spettatore va a cercare anche nelle opere di altri (in questo caso rimenandone spesso deluso: è facile scivolare nello splatter o nel nonsense).

70621528_485010549000575_1431537338768424960_nIn C’era una volta…a Holliwood c’è ancora molto West, anche i due personaggi principali sono sostanzialmente due cowboy, per finzione ma anche per vocazione. Pensate: per quasi tre ore vedrete Leonardo Di Caprio e Brad Pitt che riempiono lo schermo, padroni assoluti della scena; impossibile dire chi sia il più bravo, perché entrambi danno il meglio di sé, come se avere dietro la macchina da presa quel genio estremo di Quentin consentisse loro di oltrepassare, ciascuno, il proprio ideale limite di performance attoriale. Continua a leggere C’era una volta a Hollywood

The Hateful Eight

Nell’attesa di vedere, prima che posso, il nuovo film di Tarantino, voglio segnalarvi la possibilità di vedere o rivedere il precedente “The Hateful Eight”, in streaming gratuito su RaiPlay. Il titolo, gli odiosi otto (che esclude singolarmente dal novero l’unica donna, un vero pendaglio da forca), rammenta agli spettatori attenti che questa è appunto l’ottava creazione del regista. E si pone sulla stessa linea di Django, quanto a contesto: si focalizza ancora una volta sulle storie che hanno fatto la storia degli Stati Uniti, sul mondo violento e senza distinzione tra bene e male che è venuto prima di Obama e poi a ritroso di tutto il resto.

Preview_vid_The_hateful_eightTra i protagonisti non ci sono buoni, nessuno si salva, si annega nell’odio senza pietà, nel sangue che sporca tutto nell’indifferenza di chi ne è inzuppato. Il sangue contrasta con la neve bianca di paesaggi montani spettacolari (il film è girato tra le montagne rocciose del Colorado ma nella fiction ambientato nel Wyoming).

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Tommaso

E’ da poco disponibile su Netflix, se vi è sfuggito vi consiglio di recuperarlo in streaming. La ragione del titolo? Si tratta di un sequel, rispetto al primo film da regista di Kim Rossi Stuart, “Anche libero va bene”. Dove il bambino protagonista si chiamava appunto Tommaso. Questa volta il regista (e cosceneggiatore) Kim parla di un quarantenne, ci descrive come è diventato quel bambino. Sempre Tommaso.

tommaso Kim Rossi StuartNon è semplice in pochi aggettivi concentrare il personaggio (pure interpretato dal regista) intorno al quale ruotano tutti gli altri (o meglio le altre), come in una girandola ripetitiva ed insensata. Nevrotico, insoddisfatto, indeciso, irresponsabile, isterico, pavido, immaturo.

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