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Storia di un matrimonio

Ancora una volta Netflix punta al cinema di qualità, ad una pellicola tutta basata su attori eccezionali, temi complessi, introspezione. Pensate a Roma (che ho recensito qui) e a The Irishman (di cui ho parlato qui). Film importanti, competitivi nei più blasonati premi internazionali.

Non solo dunque serie di altissima qualità e successo di pubblico, ma veri capolavori, come questo: che fa venire in mente Kramer contro Kramer. Perché più che il racconto di una storia d’amore, si tratta della lucida narrazione della fine di quel sentimento, della via crucis della crisi, delle tappe dolorose, isteriche, alienanti, che portano al divorzio e poi a quello che c’è dopo. Continua a leggere Storia di un matrimonio

Odio l’estate

Il trio comico di Aldo Giovanni e Giacomo è tornato! è proprio il caso di dirlo: il loro undicesimo film insieme ricorda i fasti di divertimento e brillantezza di Tre uomini e una gamba, ed il regista è lo stesso, Massimo Venier, che li ha diretti in altre prove altrettanto riuscite, in passato (Così è la vita e Tu la conosci Claudia).

In più, questa volta, ad incrementare la facilità e intelligenza della risata, l’apporto eccezionale di Maria Di Biase (spero non vi siate persi l’esilarante Vengo anch’io, in cui era anche regista con Nuzzo, suo compagno anche di vita:). Continua a leggere Odio l’estate

1917

Questo film dimostra che le guerre del secolo scorso non hanno smesso di avere una notevole potenza narrativa, sentita anche dai contemporanei. Perché è grande l’emozione e la tensione che ha generato nel grande pubblico il racconto, semplice nella trama, nei temi e nei valori, della vicenda avventurosa di due giovani ufficiali inglesi, alle prese con una missione, sulla carta, impossibile. Quella di attraversare un territorio minato e pericolosissimo, per la presenza dei soldati tedeschi, in agguato o in finta ritirata, per portare a un battaglione alleato l’ordine di non attaccare: se il dispaccio non fosse arrivato o fosse arrivata in ritardo, sarebbe stata sicura una strage di giovani soldati, e tra questi vi era anche il fratello di uno dei protagonisti.

1917-backstage-copertina-726x4001917 era candidato agli Oscar 2020 e considerato tra i favoriti, proprio per il successo di pubblico avuto da quando è uscito nelle sale: ha ricevuto, come già saprete, tre premi importanti, fotografia, sonoro, effetti speciali. E sono meritatissimi, perché la pellicola è tecnicamente preziosa, immersiva, vivida, cruda, palpitante. Soprattutto grazie al fatto che è un unico, continuo piano sequenza: sembra girato in tempo reale dall’inizio alla fine, la camera dà l’impressione di essere piazzata sulle spalle dei protagonisti, cade nel fango delle trincee, si schizza del sangue degli avversari, non ha tregua, nella corsa verso l’obiettivo di salvare un intero battaglione dalla trappola tedesca. Continua a leggere 1917

Figli

Il tema è così banale da essere scottante. È così delicato da essere tabù. Perché nessuno ha il coraggio di dire le cose come stanno (veramente) quando si parla di figli: facile trovare chi esalta la maternità/paternità; chi dice che danno un senso alla vita; chi sostiene che sono la chiave di ogni felicità.
Facile che chi ha deciso di non averne (soprattutto se donna) evita di argomentare la propria scelta in pubblico, se non a persone fidate, per evitare di essere visto come un novello Erode o come una femmina contro natura.

figli-1068x584Ecco perché questo film, se ce ne fosse bisogno, per chi non lo conosce già, è la dimostrazione della genialità di Mattia Torre, l’autore del testo da cui sono tratti il soggetto e la sceneggiatura; ed è la riprova di quanto abbiamo perso dalla sua morte prematura, argomento (insieme alla malattia ed a come irrompa nelle nostre vite, stravolgendole) della bellissima e struggente mini serie televisiva La linea verticale (di cui vi avevo parlato qui).
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Richard Jewell

Se siete dell’idea che non si debba perdere nemmeno un film del vecchio ma intramontabile Clint, la pensate come me. Il precedete lo ricordate? Un vero capolavoro, a livelli di Gran Torino: mi riferisco a The Mule). Stavolta il grande regista e attore americano ha deciso di raccontare al mondo una storia dimenticata, una macchia da fare vedere il meno possibile, una falla del sistema e della polizia USA che si è voluto nascondere, tanto da lasciare stupiti, oggi, a distanza di 24 anni, che alcuna eco abbia avuto, nonostante fosse legata a un fatto di cronaca grave e a un episodio di terrorismo davvero allarmante.

Il racconto è quello dell’attentato dinamitardo che nel 1996 uccise due persone ma ne mise in pericolo migliaia nel Centennial park di Atlanta, in occasione dei giochi olimpici di quell’anno. Il titolo del film corrisponde al nome del protagonista: una guardia giurata che, con il suo intervento tempestivo e coraggioso, salvò moltissime potenziali vittime da morte certa; salvò il suo paese, e venne “ricompensato” con una vera e propria persecuzione studiata a tavolino, senza prove, ai suoi danni.

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Hammamet

A me piace Gianni Amelio: vi avevo parlato del suo ultimo film La tenerezza, del 2017. Il regista, autore e sceneggiatore calabrese fa scelte di nicchia, originali, impegnative; affronta temi delicati con mano ferma e occhio introspettivo.

Questa volta però credo che, quanto a raccogliere la sfida di una scelta che potrebbe essere impopolare, abbia superato se stesso. Proprio in occasione del ventennale della morte di Bettino Craxi, è nei cinema questo film sui suoi ultimi mesi di vita, girato realmente nella casa tuttora di proprietà della famiglia (ci abita la moglie, che non ha mai voluto tornare in Italia).

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Tolo Tolo

Dopo aver letto la recensione di Selvaggia Lucarelli su Tolo Tolo sono certa di non potere fare di meglio, dato che ne condivido ogni passaggio. A partire dalla considerazione che non è vero che questo film non faccia ridere, come è stato detto da molti commentatori. Io mi sono divertita moltissimo, in ogni scena c’è uno spirito comico, una battuta, ironia anche graffiante, assenza di politicamente corretto. Il “problema” del film, nel nostro mondo di facili giudizi e di critici superficiali, è stato il trailer, uscito un po’ di giorni prima e ampiamente ingannevole: anche se, da solo, era sufficiente a dare una sferzata a quei pochi (se ce n’erano) in grado di guardare oltre al proprio naso ed al proprio pregiudizio.

Si preannunciava, secondo alcuni, un film-denuncia dell’invasione che stiamo subendo, ad opera di orde di immigrati, che altro non vogliono fare che campare sulle nostre spalle. La prova era la canzone “immigrato” dove l’italiano si ribella ai “soprusi” che gli infligge il ragazzo nero, non pago degli spiccioli allungati dal finestrino, e addirittura invasore domestico, con tanto di spartizione della moglie. E subito le proteste dei movimenti femministi: un film maschilista e razzista!

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