Tutti gli articoli di ti

Non ci resta che il crimine

Gli ottimi risultati del box office in soli pochi giorni testimoniano l’affetto del pubblico per questi attori e per un certo tipo di cinema divertente, grottesco e (scusate il termine poetico) un po’ “cazzaro” che ha fatto grande la commedia italiana. C’è una componente nostalgica nella trama (addirittura con richiami a I soliti ignoti) e nei personaggi ed implicite citazioni di vecchi film, quelli con Vittorio e Ugo, anziché Alessandro e Gianmarco. C’è l’omaggio, nel titolo, a “Non ci resta che piangere” (di Benigni e Troisi).

C’è Roma protagonista, come era nei primi anni 80 e come è oggi (nel complesso forse, non ci crederete, agli occhi del regista ed attore Massimiliano Bruno, è addirittura migliorata!). Ci sono quattro personaggi un po’ disperati e per varie ragioni insoddisfatti della propria esistenza, sempre alla ricerca della “svolta” che non arriva mai. Per sbarcare il lunario portano in giro i turisti curiosi degli aspetti noir della capitale, sui luoghi della banda della Magliana.

Continua a leggere Non ci resta che il crimine

Quasi amici

Oggi torniamo indietro di otto anni: credo che questo film lo meriti, me lo ero ingiustificatamente perso, quando è uscito al cinema. Sono riuscita in questi giorni a vederlo, certo senza la magia del grande schermo. Su Netflix; se anche voi ve lo eravate lasciati sfuggire, non esitate a seguire il mio esempio, saranno centododici minuti ben spesi. Che vi lasceranno addosso un senso affettuoso, di allegria e tenerezza, quello che sanno trasmetterti le persone semplici e di sostanza. Capaci di superare i limiti delle diversità e degli handicap che prima o poi nella vita di tutti ci annodano, rischiando di farci inciampare o, peggio, facendoci cadere rovinosamente.

La storia è ispirata ad una vicenda realmente accaduta, tanto che nei titoli di coda potrete vedere i veri protagonisti. Ciò rende il tutto ancora più apprezzabile: non so voi, ma l’idea che un racconto di umanità non sia frutto di fantasia ma abbia trovato riscontro reale nel rapporto tra due persone mi consola e mi rende ottimista bei confronti dei miei simili (ed anche di me stessa). In fondo non siamo (tutti) così cattivi…

Continua a leggere Quasi amici

Vice

Dobbiamo ammettere che è pura chimera, oggi, pensare ad un politico che fa della strategia coltivata nella assoluta riservatezza la sua cifra stilistica. Siamo circondati da schiamazzi: arriva prima l’annuncio, poi la polemica, poi l’insulto. Poi, forse, qualcuno comincia a chiedersi “di cosa stiamo parlando?”.

Anche per questa ragione Vice mi è parso un film necessario da vedere, oltre che per conoscere un personaggio della nostra storia contemporanea tanto importante quanto ignorato dai più (me compresa): ma per una sua scelta precisa, evidentemente, di coltivare ed esercitare il potere a fari spenti. Vi dirò: la considero una ragione sufficiente per nutrire una simpatia pregiudiziale nei confronti del protagonista, Dick Cheney. Per molti versi ingiustificata, lo ammetto, perché l’uomo è pieno di chiaroscuri, con una prevalenza degli scuri: ma, dopo le oltre due ore di racconto di mezzo secolo di storia americana, vista dai corridoi del Congresso e dalle anticamere della Casa Bianca, rimarrà sospeso il vostro giudizio sul vice presidente di George W. Bush. Il regista si muove tra gli eventi storici e la vita privata di Cheney in modo del tutto originale e spesso spiazzante.

Continua a leggere Vice

Ralph spacca Internet

Vi prego, non pensate che sia un film per bambini. Al di là dell’uso dell’animazione, il sequel di Ralph spaccatutto, oltre ad essere, originalmente, molto più bello del primo, è una storia comprensibile a fondo solo agli adulti; capace di suscitare una riflessione intelligente su temi “da grandi” come l’amicizia, la capacità di adattarsi ai cambiamenti, il rapporto della nostra vita con la tecnologia.

La storia è ambientata immediatamente prima dell’avvento di internet, in una sala giochi tradizionale, dove i protagonisti, Ralph e la sua piccola amica Vanellope “lavorano” durante il giorno, ciascuno nella propria realtà ludica, a beneficio dei ragazzini che quotidianamente frequentano il luogo (ormai impossibile trovarne uno: tutti soppiantati dal web e da console domestiche che non richiedono nemmeno l’uscita di casa!).

Continua a leggere Ralph spacca Internet

Moschettieri del Re, la penultima missione

Ci vuole coraggio per fare un film ambientato nel ‘600, che ha come protagonisti regine ancelle e moschettieri; ci vuole bravura per farlo bene, riuscendo a fare ridere e a stupire spettatori di tutte le età; ci vuole spirito e cuore per mettere insieme attori come questi, che si percepisce siano amici tra loro, uniti al regista da qualcosa di molto più prezioso di una scrittura contrattuale e di un ciak.

C’è un collante umano e affettivo che riesce a coinvolgere anche il pubblico: soprattutto qui sta l’unicità dell’idea pazza e per certo versi infantile di Giovanni Veronesi, un artista eclettico ed empatico, che potete ascoltare ogni giorno (comprendendo chi sia davvero, attraverso la sua voce) su Radio 2 Rai, nella trasmissione che conduce con Massimo Cervelli “Non è un paese per giovani” (non perdete i suoi monologhi, sono spesso delle chicche capaci di smuovere anche i più arrugginiti con le lacrime). Se volete sapere quale sia il suo ultimo precedente al cinema lo trovate qui nel mio blog, con lo stesso titolo del programma radiofonico.

Continua a leggere Moschettieri del Re, la penultima missione

La Befana vien di notte

C’è chi passa la vita a distruggere i sogni dei più piccoli e chi invece pensa che si debbano tutelare come un bene prezioso, anche attraverso il cinema. Questa volta, invece del trito e ritrito Babbo Natale, è la Befana ad essere considerata una specie in via di estinzione: degna quindi di un intero film che racconta di lei, di quanti anni abbia (più di cinquecento!), da dove sia venuta, cosa faccia tutto l’anno, tra una calza e l’altra. A prestare la sua (bella) faccia alla vecchina volante è la poliedrica Paola Cortellesi, che, dopo avere incassato, con Come un gatto in tangenziale (qui la mia recensione) il Biglietto d’oro, premio per i migliori incassi nel 2018 tra gli italiani, si diletta in un ruolo davvero originale, al quale regala la sua dirompente personalità attoriale.

Anche il regista non è uno qualsiasi: la carriera di Michele Soavi è infatti articolata e per molti versi trasgressiva, annoverando horror, grottesco, fantasy, polizieschi (anche, per la televisione, la nota serie Rocco Schiavone). Il racconto però è disegnato per i ragazzini, della stessa età dei protagonisti, cioè preadolescenti. Per questo mi ha ricordato I Goonies, un film di avventura che mi aveva appassionato molto, anche per il ritmo serrato e per gli enormi rischi che i minorenni decidono, per puro coraggio, di assumersi.

Continua a leggere La Befana vien di notte

Cold war

Il film di Pawel Pawlikoski (regista di Ida, Oscar 2015 come miglior film straniero) è un vero gioiello sia estetico che di contenuti. Anche questa volta la scelta è per il bianco e nero, accresciuto dal formato 4:3 quasi quadrato che concentra lo sguardo dello spettatore, come se fossero una serie di quadri d’autore quelli che scorrono davanti e non i fotogrammi di un lungometraggio.

Il filo conduttore è sempre estremamente malinconico, fa pensare alle note di Chopin: profondamente polacco, sarebbe facile dire. E non si sbaglierebbe, nonostante la banalità dell’affermazione. Questa infatti non è soltanto una storia d’amore tra due persone, non è solo un racconto di passione disperata, dove il lieto fine non farebbe che rovinare la poeticità delle situazioni; è anche una narrazione del profondo senso di attaccamento alla propria patria dei polacchi, così intensa da coinvolgere anche chi è nato a latitudini lontanissime. Come tutte le vere opere d’arte, nonostante la complessità e la particolarità dei temi, il loro stretto legale con il luogo e la storia della Polonia, questo film è capace di essere universale.

Continua a leggere Cold war