Archivi categoria: seconda visione

Dheepan – Una nuova vita

Colpisce questa Palma d’oro 2015 (stesso regista del western “I fratelli Sisters” di cui vi parlerò prestissimo) per la lucida attualità del tema, trattato in modo intenso ed originale, mai didascalico e con un lieto fine che davvero stupisce (nel contesto di un dramma dove gli spiragli sono pochissimi). Il tema è quello dei milioni di fuggitivi, di profughi (non semplici migranti, come è stato giustamente sottolineato) che cercano una nuova vita lasciandosi alle spalle guerre brutali, persecuzioni, negazioni di elementari diritti, anche quello ad una vita minimamente dignitosa.

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Qui i tre protagonisti (che si fingono una famiglia per sfruttare passaporti di altri morti sul campo) abbandonano lo Sri Lanka dove ferve un conflitto interno sanguinario, per ritrovarsi “ultimi” di una periferia di “ultimi” della capitale francese, dove trovano però tutt’altro che pace.

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Una questione privata 

Il #25aprile racconta un pezzo di storia d’Italia. La festa serve per non dimenticare quei fatti, come fanno sempre i libri ed il cinema.
Vi ripropongo il film “Una questione privata”, tratto dall’omonimo libro di Fenoglio. Con un grande Marinelli, a interpretare un personaggio per nulla facile.
A me è piaciuto moltissimo, è poetico come l’opera letteraria e racconta la storia con gli occhi di un artista. Se lo avete perso al cinema lo potete vedere con Prime Video, di Amazon.

Non è impresa banale fare un film tratto da un capolavoro letterario. Si rischia molto, soprattutto perché il pubblico che lo andrà a vedere, in larga parte, avrà in mente le pagine del libro e sarà portato a confrontare.

Inutile dire che spesso il paragone va a scapito del film: il risultato della necessità di tagliare ed adattare e del fatto che il lettore si crea un’immagine dei personaggi che può non corrispondere all’interpretazione degli attori scelti. “Una questione privata” è ispirato all’omonimo romanzo, bellissimo, di Beppe Fenoglio: una storia d’amore in tempo di guerra.

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Poli opposti

Su Netflix c’è questo film, lo segnalo a chi ha voglia di una storia romantica e leggera, ben girata ed anche divertente, con lo sfondo di Roma (tutti, in questo periodo, ne parlano male ma è stra-bella, ed io non mi stanco mai di vederla, nei film e dal vivo).

Certo il titolo, secondo me, è sbagliato. O meglio: serve per attirare l’attenzione e giustificare la locandina, ma i due protagonisti non sono affatto agli antipodi, se non in apparenza. D’altronde, le storie d’amore migliori richiedono affinità elettive di sostanza (io per esempio non starei mai con una persona a cui non piace il cinema, tanto per dirne una).

Certo, Stefano e Claudia “remano”, nelle loro vite professionali,  in direzioni opposte: lui (un terapista) per risanare coppie in crisi, lei (un avvocato) per “armare” a dovere le sue clienti (tutte rigorosamente donne) nell’agone distruttivo dei giudizi di divorzio (ma non sarebbe meglio, quando l’amore finisce, lasciarsi senza guerre pubbliche e non uccidere anche i ricordi più sani del sentimento passato?). Continua a leggere Poli opposti

Liberi

Ho deciso di incrementare periodicamente la rubrica #secondavisione già presente nel mio blog con recensioni di vecchi film che mi capita di rivedere o vedere per la prima volta. Vi indicherò dove e come li ho scovati così, se vi va, potrete imitarmi. Il primo di cui vi parlo vede tra gli interpreti protagonisti un attore che amo moltissimo, Elio Germano (date un’occhiata ai “precedenti” in cui compare su #DecimaMusa).

Il film è del 2002 e lui, solo 22enne, aveva già lavorato in precedenza in ben sei lungometraggi (anche con registi importanti: Scola, Vanzina, Pellegrini). La particolarità di Liberi è che è girato interamente in Abruzzo, per di più in luoghi non consueti: eppure il regista è torinese e non sono riuscita a trovare un collegamento territoriale, se non (forse) una particolare passione per quei luoghi, simbolici degli stati d’animo depressivi o di riscatto dei protagonisti della storia.

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Lo chiamavano Jeeg Robot

Domani, venerdì 15 marzo, alle 21.20, su Rai3, il pluripremiato film di Gabriele Mainetti, “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Ecco la mia recensione dell’epoca, appena uscita dalla sala.

Il blog di Decima Musa

Già dal primo trailer che ho visto, di questo film ho pensato che non potevo perderlo. Invitandovi a fare la stessa cosa, magari recuperandolo in DVD, posso dirvi che ha superato le aspettative in termini di originalità di genere, nel panorama cinematografico non solo italiano; ma soprattutto per la complessità dei piani di comprensione del contesto, dei personaggi, dei significati della storia surreale ma insieme iperrealista raccontata da Gabriele Mainetti.

Ho letto diversi commenti entusiasti perché si tratterebbe del primo vero superhero movie italiano. Credo però che questa valutazione, pur obiettivamente ineccepibile, sia un po’ riduttiva e non tenga conto che Enzo Ceccotti è tutt’altro che un super eroe: piuttosto mi ha fatto pensare ad un super anti-eroe. Il paragone con quel genere cinematografico, dove i protagonisti sono sempre dei bamboccioni perfettamente muscolosi e “tagliati con l’accetta” quanto alle emozioni (bianco e nero, buono e cattivo, come quasi sempre nei…

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Moglie e marito

Lui, Simone Godano, è il regista di “Croce e delizia”, il film in questi giorni nelle sale con Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio. Moglie e marito, uscito nel 2017, è il suo primo lungometraggio. Su questo film devo dirvi due cose: la prima, fa davvero morire dal ridere, in modo intelligente e grazie all’incredibile bravura (anche comica) dei due attori protagonisti; la seconda, appunto gli attori, Favino e la Smutniak, che ci hanno abituati a ruoli “ordinari” da commedia sentimentale seppure di autore, sono incredibili, in senso del tutto positivo, in un ruolo (anche) da caratteristi del tutto originale.

A ciò si aggiunga che i temi hanno una importanza universale, come ogni discorso sull’amore, sull’amore nel tempo (le sue trasformazioni, sopratutto dopo i figli), sulla fine dell’amore, sul se ci siano dei rimedi a questa fine. Il racconto esordisce con i due coniugi Sofia e Andrea davanti ad una arcigna consulente matrimoniale, quelli che quando ormai i buoi sono scappati cercano di insegnarti l’ABC del rapporto.

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Loro chi?

Il film è del 2015 ma il regista, Francesco Miccichè, è lo stesso di Compromessi sposi pellicola ora nelle sale (recensita qui). Loro è il nome del gruppo musicale, pensato apposta per garantire quell’anonimato che serve a una banda di “onesti”‘professionisti della truffa. Quando li cercano, chiedono di loro; e anziché una risposta, la domanda del titolo. Lo scopo è dileguarsi, fare il colpo e sparire nel nulla.

Loro chi? Un film con un bel ritmo, Giallini bravissimo, si prende gioco di tutti, anche del pubblico a un certo punto, quando sembra che la storia abbia preso una piega “buona” dove addirittura trionfa l’amicizia, seppure fondata sull’idea di essere soci dell’imbroglio. Continua a leggere Loro chi?