Archivi categoria: seconda visione

Io, Daniel Blake

In attesa di scrivere del nuovo film di Ken Loach, da pochi giorni nelle sale, vi suggerisco di recuperare la sua precedente pellicola, Palma d’oro a Cannes 2016. Non è certo per questo che ve la propongo: a volte le opere che ottengono riconoscimenti anche così importanti sono terribili (mi viene in mente Pietà del coreano Ki-duk Kim: mi ha sconvolto per giorni…). In questo caso però il premio è strameritato.

Il film è bellissimo, in linea con la tradizione del cinema impegnato di Ken Loach, immerso nel mondo britannico proletario diseredato sfortunato periferico marginale. Daniel Blake è un eroe di quel mondo. Un carpentiere avanti con gli anni; il suo campo di battaglia è Newcastle. La società dei digitali di default lo respinge, lui, “matita di default”. Non lo vuole più: solo perché ha dimostrato di non essere al top delle sue prerogative fisiche a causa di un problema cardiaco.

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Paterson

Guardando in questi giorni un bel film su Netflix, di cui vi parlerò presto, mi sono ricordata di Paterson: il protagonista maschile coincideva nel talentuoso Adam Driver. Paterson è secondo me da recuperare, è un film particolare, tagliato per chi ama la poesia, non necessariamente in senso letterario. Non è solo per pochi eletti, ma per tutti coloro che pensano, magari non consapevolmente, che nella quotidianità della vita vi siano costanti momenti di vera poesia.

Momenti nei quali, mettendosi con un taccuino, in silenzio, a pensare, quella poesia uscirebbe fuori, in parole magari semplici, magari scontate, ma che comunque hanno un suono armonioso per noi e per chi è sulla nostra stessa lunghezza d’onda (una rara fortuna). Continua a leggere Paterson

Nove novembre

Il 9 novembre di trent’anni fa veniva giù a picconate il muro di Berlino. Io dico che è una data da festeggiare come tutte quelle in cui si conquista o riconquista ciò che di più prezioso abbiamo: la libertà. Di muoverci, senza confini; di amarci, senza limiti; di pensare, senza dogmi. Lo celebro con un film e una canzone. 

Il film è Atomica bionda e ne avevo parlato qui una spy story immaginata proprio in quei giorni fatidici nella capitale tedesca. Lo trovate su Prime Video di Amazon e on DVD.

La canzone è Futura, di Lucio Dalla, datata 1980. Sapevate che la scrisse proprio a Berlino, in mezz’ora, sotto il muro? Racconta di due amanti, divisi dal muro. Che progettano di fare una figlia e di chiamarla Futura. Poi quel futuro è arrivato, dopo tanta sofferenza e insensata separazione: non dimentichiamoci di quanto sia prezioso. 

Qualcosa di nuovo

Su Netflix potete (ri)vedere questo film se sentite il bisogno di una commedia vera. Basata, classicamente, da Plauto in poi, sull’equivoco, sullo scambio di ruoli e sulla leggerezza delle battute, senza però tralasciare un contenuto degno di riflessione.

taglioAlta_00116Le due protagoniste poi sono bravissime ad interpretare personaggi femminili antitetici e tuttavia amiche per la pelle: Cortellesi (Lucia) è una cantante jazz di successo, sempre in giro per il mondo, ostinatamente single dopo un matrimonio finito male, con sofferenza. Ramazzotti (Maria) è separata, ha due bambini e si barcamena in una vita incasinata dove gli uomini entrano ed escono come in un saloon, a volte senza che nemmeno ne conosca il nome.

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The Hateful Eight

Nell’attesa di vedere, prima che posso, il nuovo film di Tarantino, voglio segnalarvi la possibilità di vedere o rivedere il precedente “The Hateful Eight”, in streaming gratuito su RaiPlay. Il titolo, gli odiosi otto (che esclude singolarmente dal novero l’unica donna, un vero pendaglio da forca), rammenta agli spettatori attenti che questa è appunto l’ottava creazione del regista. E si pone sulla stessa linea di Django, quanto a contesto: si focalizza ancora una volta sulle storie che hanno fatto la storia degli Stati Uniti, sul mondo violento e senza distinzione tra bene e male che è venuto prima di Obama e poi a ritroso di tutto il resto.

Preview_vid_The_hateful_eightTra i protagonisti non ci sono buoni, nessuno si salva, si annega nell’odio senza pietà, nel sangue che sporca tutto nell’indifferenza di chi ne è inzuppato. Il sangue contrasta con la neve bianca di paesaggi montani spettacolari (il film è girato tra le montagne rocciose del Colorado ma nella fiction ambientato nel Wyoming).

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Tommaso

E’ da poco disponibile su Netflix, se vi è sfuggito vi consiglio di recuperarlo in streaming. La ragione del titolo? Si tratta di un sequel, rispetto al primo film da regista di Kim Rossi Stuart, “Anche libero va bene”. Dove il bambino protagonista si chiamava appunto Tommaso. Questa volta il regista (e cosceneggiatore) Kim parla di un quarantenne, ci descrive come è diventato quel bambino. Sempre Tommaso.

tommaso Kim Rossi StuartNon è semplice in pochi aggettivi concentrare il personaggio (pure interpretato dal regista) intorno al quale ruotano tutti gli altri (o meglio le altre), come in una girandola ripetitiva ed insensata. Nevrotico, insoddisfatto, indeciso, irresponsabile, isterico, pavido, immaturo.

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Sole cuore amore

Un film nelle sale Mio fratello rincorre i dinosauri mi ha riportato alla mente una pellicola del 2016, nel quale la protagonista è ancora Isabella Ragonese.  Non a caso il libro citato in Sole cuore amore del regista Daniele Vicari è di Sibilla Aleramo. Le sue lettere d’amore. Questa infatti è una storia, durissima e insieme poetica, che racconta delle donne e della loro capacità di dare e darsi. Spesso senza rendersi conto che l’uomo a cui danno e si danno ricambia con stitico egoismo quella generosità senza calcolo.

soleDaniele Vicari non offre giustificazioni ai personaggi maschili, a nessuno, persino a quelli che, in fondo, non fanno nulla di male. Ma che ugualmente consentono alle durezze della vita di schiacciare le ragazze che dichiarano di amare. Trovo che le protagoniste in questo bel film (di cui purtroppo pochi parlano) siano la bravura incredibile di Isabella Ragonese e la musica, la tromba struggente di Rava e la colonna sonora originale di Stefano Di Battista.

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