Archivi categoria: 3 ciak – film da vedere

I Fratelli Sisters

Prendi un regista parigino, con alle spalle film impegnati del livello di Dheepan (qui la mia recensione), mettigli tra le mani un genere che ormai sembra solo per nostalgici; immagina una storia da pistoleri e cercatori d’oro che sembra ambientata nel vecchio west ma che in realtà è tutto girato in Europa (in gran parte in Romania), prendi grandi attori dai volti da arte espressionista, e affida loro personaggi dal cuore duro solo in superficie. Questi gli ingredienti di base de I fratelli Sisters.

Un titolo che è insieme (letteralmente) ossimorico, buffo, evocativo: di un concetto di sorellanza tra due omoni senza pietà, noti per la loro efficacia di killer professionisti, al soldo del Commodoro, il boss del villaggio. Il raffinato cineasta è Jacques Audiard, che per questa opera ha vinto, tra gli altri numerosi premi, il Leone d’ Argento per la migliore regia alla 75esima mostra del cinema di Venezia.

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Lo spietato

Questo film lo potete vedere solo su Netflix, vi avverto. Ma vi dico anche che se siete dei veri cinefili e ne avete la possibilità è uno strumento di cui non potete più non disporre.

Centrale ne Lo spietato è l’interpretazione di Riccardo Scamarcio: una ulteriore conferma della sua maturità di attore di certo poliedrico, ma particolarmente bravo nelle parti tenebrose, a dare il suo volto mediterraneo e da eterno ragazzo a personaggi combattuti, borderline, più folli che cattivi (avevate visto, di recente, Il testimone invisibile? Qui la mia recensione).

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Ma cosa ci dice il cervello

Squadra che vince non si cambia: il regista Milani e la protagonista Cortellesi (una coppia anche nella vita) dopo il successo di pubblico di Come un gatto in tangenziale (qui la mia recensione), il film italiano più visto dello scorso anno, tornano con una nuova commedia divertente e insieme saggia, originale nella trama, attuale nei temi, impreziosita da ottimi attori.

Il racconto parte da uno di quegli incontri spesso un po’ forzati tra ex compagni di liceo: quelle rimpatriate che spesso riservano sonore delusioni, se non più semplicemente momenti malinconici a ricordare il passato e gli anni dell’adolescenza. “I fantastici cinque”, amici inseparabili ai tempi del Liceo Classico Augusto (un istituto romano del quartiere Appio), sono Cortellesi, Fresi, Marchioni, Mascino, Pandolfi.

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Le invisibili

Nella Francia dei gilet gialli e nell’Italia che ha sconfitto la povertà, un film come questo è una vera lezione di realismo e, se si è capaci di vederlo, anche di idealismo. È tratto da un documentario realizzato cinque anni fa per France 5, “Femmes invisibile, sopravvivere sulla strada” e dal libro, di Claire Lajeunie, su cui si basa.

Oltralpe ha avuto un notevole successo di pubblico, superando il milione di biglietti staccati al botteghino. Da noi stenta a decollare, l’argomento fa storcere il naso ai troppi che ritengono il problema di cui tratta, con ironia e leggerezza, il regista Louis-Julien Petit (quello dell’emarginazione e della perdita di identità legate a condizioni economiche miserrime) o inesistente e gonfiato (i “poveri” sono tutti evasori) o risolvibile con uno schiocco di dita (basta una legge!) o semplicemente fastidioso (cambiare marciapiede se si incrocia un clochard).

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Book club

Mettete insieme attrici e attori solo per il loro nome capaci di attirare il pubblico; che hanno fatto dell’età che avanza un punto di forza anziché una ragione di “perdita di consensi”; delle vere icone di bellezza e progressismo e stile. Fateli girare dietro una cinepresa – semplicemente interpretando se stessi – in luoghi magnifici degli Stati Uniti. Ponete al centro del film un tema scottante e attuale in ogni fase della vita come il sesso. Gli ingredienti ci sono tutti per trascorrere un’ora e mezza abbondante davvero godibile, che vi consiglio innanzitutto per la brillantezza dei dialoghi, perfettamente sostenuti da otto mostri sacri holliwoodiani, per nulla sminuiti da una commedia che affronta il “problema” dell’erotismo quando si superano abbondantemente i primi “anta”.

L’occasione è data da un cenacolo di lettura, messo su dalle protagoniste femminili, per stimolarsi reciprocamente a leggere. Ogni mese ciascuna propone un libro, poi se ne discute: gli argomenti diventano occasione di convivi dove essere astemi è vietato e in cui non esistono tabù. Come accade con gli amici migliori, qualunque questione, anche la più scabrosa, è degna di essere sviscerata e se necessario sdrammatizzata.

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Border

Vi avverto: non è un film per tutti, quello di Ali Abbasi, regista 37enne, scandinavo, di origini iraniane. Nel senso che è pensato, lavorato, recitato per ingenerare impressioni e reazioni forti negli spettatori: non proprio positive, perché i protagonisti hanno un aspetto tutt’altro che gradevole, sono dei troll, un po’ integrati un po’ no, nel mondo degli uomini.

Agli ultimi Oscar Border è stato candidato per il miglior trucco: gli effetti mostruosi non sono digitali, ma frutto dell’opera certosina dei truccatori, che hanno reso irriconoscibili i due attori che interpretano Tina e Vore. I loro volti sono deformati e brutti (almeno secondo i nostri canoni) hanno un DNA diverso dagli altri, questo è innegabile.

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Poli opposti

Su Netflix c’è questo film, lo segnalo a chi ha voglia di una storia romantica e leggera, ben girata ed anche divertente, con lo sfondo di Roma (tutti, in questo periodo, ne parlano male ma è stra-bella, ed io non mi stanco mai di vederla, nei film e dal vivo).

Certo il titolo, secondo me, è sbagliato. O meglio: serve per attirare l’attenzione e giustificare la locandina, ma i due protagonisti non sono affatto agli antipodi, se non in apparenza. D’altronde, le storie d’amore migliori richiedono affinità elettive di sostanza (io per esempio non starei mai con una persona a cui non piace il cinema, tanto per dirne una).

Certo, Stefano e Claudia “remano”, nelle loro vite professionali,  in direzioni opposte: lui (un terapista) per risanare coppie in crisi, lei (un avvocato) per “armare” a dovere le sue clienti (tutte rigorosamente donne) nell’agone distruttivo dei giudizi di divorzio (ma non sarebbe meglio, quando l’amore finisce, lasciarsi senza guerre pubbliche e non uccidere anche i ricordi più sani del sentimento passato?). Continua a leggere Poli opposti