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Benedetta follia

I puristi del cinema (io lo amo e basta e ci vado perché mi fa stare bene), quelli che sparano a zero sulle produzioni italiane a prescindere, già si scatenano a stroncare il nuovo film di Carlo Verdone: a dire che la sua vis comica si è esaurita con il trascorrere degli anni e che Benedetta follia è una commediola debole e addirittura volgare. Il grande successo di questi primi giorni nelle sale dice però che il regista e attore romano attira moltissimo il pubblico, già con il suo nome.

Al cinema poi ho visto persone di tutte le età ridere con le lacrime e alla fine applaudire (nella Capitale però: come giocare in casa allo stadio Olimpico). Detto questo, non mi va di formulare un giudizio su Carlo Verdone. Io la penso così: uno come lui, con i personaggi che ha creato ed il suo legame stretto con il passato della commedia italiana, non si discute. Certo, il film ha degli alti e bassi ed anche qualche situazione un po’ banale e rassicurante (il sul rapporto con la bella infermiera interpretata da Maria Pia Calzone). Ma la trama è divertente ed anche un po’ eretica (perfino troppo: ai limiti del non credibile).

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50 primavere

Capisco che possa essere difficile trovarlo, perché questo film non ha avuto una grande distribuzione. Consiglio comunque, e non solo alle donne che abbiano raggiunto il mezzo secolo, di trovare il modo di vederlo. È arguto, ironico e delicato (mantenendo vivo un romanticismo quasi fanciullesco) ed affronta un tema così reale e pesante, per il mondo femminile, da venire accuratamente evitato, per di più come oggetto di riflessione nel grande schermo.

La storia è incentrata sulla protagonista, Aurore, una cinquantenne separata con due figlie, la più grande in procinto di diventare mamma, la seconda poco più che adolescente. L’età nel racconto è importante, perché ad essa sono legati i primi sintomi della (tanto temuta) menopausa (le leggendarie caldane); il rifiuto non espresso di diventare nonna; il timore di trovarsi al traguardo con la scritta GAME OVER accesa; la consapevolezza della difficoltà di tornare a vivere una storia di amore vera e la volontà di non accontentarsi delle storie “passatempo”.

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La ruota delle meraviglie

Non è per me nemmeno pensabile “saltare” un film di Woody. Anche questo, che da molta critica è già stato stroncato come la negazione stessa di Allen e del suo spirito, della sua ironia, del suo gusto per la vita, nonostante tutto. Già, così si è detto. Che il regista si sia ispirato ad altri modelli, che ogni volta che devia dal suo, di modello, “sbaglia” perché i suoi adoratori non lo riconoscono.

Ho letto alcuni commenti davvero negativi, su blasonati quotidiani, e la cosa che più mi ha stupito è stata che nessuno degli autori delle stroncature medesime entrava “nel merito” del film, raccontava ai lettori (già evidentemente dissuasi dall’andare a vedere il film) di che cosa, molto semplicemente, si raccontava. Tipico esempio di stroncatura fine a se stessa. Quella che a me fa l’effetto opposto, incitandomi alla curiosità di entrare al cinema a giudicare coi miei occhi. Insomma, una cosa è vera: pochi sorrisi riserva questa pellicola, molta amarezza invece, molto squallore, finta allegria, quella peggiore perché nasconde (sotto la patina) una tristezza vera e senza speranza.

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Mamma o papà

Impossibile mancare un film con Albanese e Cortellesi. Almeno per me. Lei è anche coautrice della sceneggiatura, ispirata ad un omonimo film francese. Una prova controcorrente rispetto all’ertica della famiglia a tutti i costi, delle separazioni con figli contesi, dei matrimoni stramorti sempre in piedi sulle fondamenta della noia e della sopportazione reciproca.

I due protagonisti, sposati da 15 anni, decidono di sciogliere il vincolo che li lega, prendendo atto (civilmente) che l’amore e la passione sono irreversibilmente finiti. Dormono nel “lettone” come fratello e sorella, divisi da due cuscini a sancire l’assenza di ogni possibile contatto fisico notturno. Hanno tre (odiosi) figli ed il bello inizia qui: nessuno dei due ne vorrebbe l’affidamento, ciò che impedirebbe ad entrambi di realizzare i propri sogni professionali all’estero. Occasioni attese da una vita e sempre messe da parte per tutelare l’integrità della famiglia.

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