Archivi categoria: 4 ciak – film da non perdere

Santiago, Italia

Quando in Cile si è imposta la dittatura militare di Pinochet ero troppo piccola per averne un ricordo. Ma, come spesso accade, sono stati i libri (neppure la scuola) a raccontarmi qualcosa di quella striscia di terra sudamericana e della sua storia difficile di quegli anni. Un romanzo di Isabelle Allende intitolato D’amore e ombra (ve lo consiglio, intanto leggete qui ) ha destato il mio interesse per quel pezzo di storia, appassionandomi delle vicende dei due protagonisti e suscitando il mio sdegno per la violenza che lo caratterizzò, per la negazione della libertà di pensiero, per le uccisioni e le torture, simili a tutte le altre, nei regimi totalitari.

Per questo non potevo mancare il documentario di Nanni Moretti sul tema: un’opera originale, che narra attraverso intense interviste (con inquadrature a mezzo busto, dove si sente solo la voce del regista) le vicende di persone che furono catturate subito dopo la presa di potere dei militari e l’uccisione del presidente Allende. Individuate come nemici dello Stato, da eliminare o neutralizzare. Come fonti di delazione, attraverso terribili ed umilianti torture.

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Il testimone invisibile

Chi lo ha detto che i film thriller a tinte molto nere li sappiano fare solo gli americani? Ebbene, non è così, soprattutto se il regista è uno come Stefano Mordini, con alle spalle “precedenti” originali e complessi come Acciaio (tratto dal romanzo di Avallone) e Pericle il nero (sempre con Scamarcio protagonista: leggete qui la mia recensione). La preziosità del racconto è data dalla sua costruzione attenta, priva di sbavature.

A volte mi succede di entusiasmarmi al cinema per tre quarti del film e di rimanere delusa dall’epilogo: non è semplice mantenere alto il livello della tensione e del mistero in una storia gialla, non cadere in soluzioni banali o poco logiche. Al contrario, in Testimone invisibile, fino alla fine rimarrete nell’incertezza, su come siano andate le cose, su chi siano i buoni ed i cattivi, addirittura su chi siano gli stessi protagonisti. Nel senso che potrebbero celarsi dietro una maschera, impossibile da riconoscere anche ad un occhio molto attento. Insomma: cento minuti ben spesi per gli appassionati del genere, ma non solo. Dal momento che il racconto si allarga a temi più ampi: quello del tradimento, della sofferenza delle storie parallele, della forza che riesce a infondere la disperazione e la paura di vedere la propria fulgida esistenza sgretolarsi sulle bugie che fino a quel momento la puntellavano.

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Troppa grazia

È veramente difficile affrontare oggi, in un racconto per di più per immagini come quello cinematografico, il tema della divinità, del trascendente, del miracolo, del soprannaturale. Il rischio di scadere sul genere parabola o per contro di urtare sensibilità più confessionali è enorme.

Per non parlare dell’insidia dell’essere poco credibili e di non riuscire a fare passare un messaggio adeguato ai nostri tempi, comprensibile e potabile per i più giovani o per gli adulti che si sono lasciati alle spalle l’impostazione fideistica dell’infanzia. Insomma, la sfida del regista Gianni Zanasi (lo stesso de La felicità è un sistema complesso, che vi consiglio di vedere se ve lo siete perso; leggete qui https://cinedecimamusa.blog/2018/11/30/la-felicita-e-un-sistema-complesso/) era davvero elevata. Continua a leggere Troppa grazia

First man

Il primo uomo. A molti apparirà banale raccontare, al cinema, come l’uomo è arrivato a mettere piede sulla luna, il nostro luminoso satellite, adorato da poeti e innamorati. Certo, lo sarebbe stato farlo in modo celebrativo: un’”americanata” di supereroi in capsule perfette lanciate nel cosmo alla conquista di nuovi orizzonti non l’avrei tollerata; e quindi non sarei qui a parlarvene.

Invece Damien Chazelle (non uno qualsiasi: l’autore e regista dell’Oscar La La Land, da rileggere qui https://cinedecimamusa.blog/2017/10/31/la-la-land/) costruisce una storia drammatica, avvincente, intima. Anche grazie alla bravura ed all’intensità del protagonista, Ryan Gosling (già interprete principale proprio di La La Land) qui nelle vesti di Neal Armstrong. Continua a leggere First man

Notti magiche

L’ultimo di Virzì (presentato il giorno della sua uscita dallo stesso autore al FLA di Pescara) non è un film semplice, vi avverto. Ed è adatto (solo) a chi del 1990 e dintorni abbia almeno un ricordo cosciente: la storia è infatti ambientata nell’estate dei mondiali di calcio italiani (Notti magiche è la canzone urlata dalla Nannini da tutte le TV dello stivale).

Ha dunque il limite di essere poco comprensibile per i millennials, generazioni successive, non ancora nati in quell’anno, o troppo piccoli per disperarsi quando Aldo Serena sbagliò il rigore contro l’Argentina di Maradona. O per ricordare con nostalgia la voce di Bruno Pizzul e la sua frase, divenuta tristemente famosa, “sono immagini che non avremmo mai voluto commentare”. Insomma, il regista livornese non si rivolge a tutti: ma solo a coloro che possano condividere con la propria personale memoria il tema centrale del film, che è quello del tempo e del ricordo e del passato che non torna (non saprei dire se per fortuna). Continua a leggere Notti magiche

Ti presento Sofia

La Sofia da presentare (alla nuova fidanzata) è una bambina, sveglia e spiazzante come tutti i millennials: Caterina Sbaraglia, al suo primo film, e data l’età tenerissima non c’è da meravigliarsi.

La domanda che il regista ci pone è questa: come vi comportereste se, dopo anni di “singletudine” forzata, incontraste la donna della vostra vita; vi rendereste conto che odia anche solo l’idea di avere figli o di avere a che fare con quelli degli altri; effettivamente avete un(a) figlio(a). Continua a leggere Ti presento Sofia

Uno di famiglia

Il regista di Terapia di coppia per amanti (recensito qui, ve lo ricordate?), Alessio Maria Federici, questa volta affronta in modo veramente divertente un tema serio e delicato, in un paese, come il nostro, che tradizionalmente esporta modelli di malavita organizzata capaci di oltrepassare anche i confini oceanici.

Pietro Sermonti è un logopedista, un ragazzo tranquillo e impegnato, con molta soddisfazione professionale ma non economica: dedica tutto se stesso al lavoro ed ai clienti, impegnati nel superare difetti di pronuncia ed eccessivi accenti dialettali, nel tentativo di rendere la propria voce uno strumento attrattivo anziché respingente. Si imbatte casualmente nel figlio di un “capo bastone” della ‘Ndrangheta (interpretato da Nino Frassica) che cerca di sfuggire al suo destino, segnato, di delinquente a vita per dedicarsi alle fiction e al cinema.

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