Archivi categoria: 4 ciak – film da non perdere

Il campione

Avete presente quando al cinema sperate che per qualche incantesimo il film non finisca? O che il tempo si dilati e le luci non si accendano e sullo schermo continuino a scorrere le immagini di quella storia che vi piace moltissimo? A me è successo con Il campione, opera prima di un regista 42enne sconosciuto, Leonardo D’Agostini, che (incredibile!) non ha nemmeno una pagina su Wikipedia.

Con coraggio, profondità e mano da cineasta d’esperienza ha messo sul grande schermo un tema attuale e importante: quello della cronica mancanza di cultura ed educazione del mondo milionario del calcio, le conseguenze nefaste di uno sport che senza queste fondamenta si trasforma in un circo. Mettere immense quantità di denaro in mano a un ragazzino improvvisamente diventato ricco e famoso dando calci a un pallone, che effetto fa?

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Oro verde

Ve lo confesso: ho deciso per questo film, essendo un’appassionata delle serie Narcos, su Netflix. Le ho viste tutte e le considero dei preziosi documentari sulla storia non solo colombiana. Sono incentrate sul personaggio di Pablo Escobar, per estendersi a raccontare, con precisione degna di una vera cronaca (ma senza perdere il fascino della narrazione cinematografica) le vicende del cartello di Medellín e di Cali.

E gli intrecci politici tra i governi, e la progressiva esplosione del narcotraffico su larga scala in tutto il mondo; e gli eroi della DEA, l’agenzia federale statunitense che ha in carico questi crimini. Oro verde (traduzione italiana un po’ fantasiosa dell’originale Pajiarós de verano, letteralmente “uccelli estivi”) è un genere cinematografico veramente di nicchia: “epic crime” o “gangster movie”; ma in salsa antropologica, con un occhio attento e fedele al dato storico e descrittivo di una civiltà praticamente perduta.

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A un metro da te

Ho scelto di vedere questo film perché nella mia quotidianità ho conosciuto, attraverso un’amica, cosa sia la fibrosi cistica, come condizioni la vita di chi nasce con questa patologia (in particolare, i più piccoli), con quali strumenti (della medicina e non solo) possa essere affrontata e anche combattuta. Non tutti sanno di che si tratti e penso sia bene che il cinema, che è capace di raggiungere diverse fasce di pubblico, di ogni età, si occupi di argomenti così seri.

La diffusione della conoscenza e della consapevolezza è positiva in sé, per consentirci di non sottovalutare certe situazioni e magari di decidere di fare la nostra parte (guardate questo link della Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica). Insomma: mi sono trovata in un cinema del centro di una metropoli qualunque, letteralmente circondata (e non me lo aspettavo!) di teenager di sesso femminile in delirio, come in attesa dell’uscita sul palco della rockstar preferita. La ragione è presto detta: il protagonista del film è Cole Sprouse, un vero idolo delle giovanissime (dalle millennials in giù, fino alla preadolescenza inclusa).

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Cafarnao

Ho sempre pensato che non ci sia un merito in sé a mettere al mondo dei figli. In fondo il riprodursi è un’attività che abbiamo in comune con tutti gli animali. Le mamme di ogni specie, naturalmente, per più o meno tempo, si prendono cura dei loro piccoli. Ebbene: troppo spesso questo comportamento innato anche in esseri semplici non si ritrova nell’uomo. Troppo spesso i bambini si trovano a vivere situazioni scabrose ed inaccettabili ed a crescere in contesti dove nessuno dovrebbe essere costretto a stare.

La regista libanese racconta la storia del piccolo Zain, con lo sfondo devastato di una Beirut che non ha nulla di accogliente o di bello. La sua telecamera, a volte affiancata dai droni, si aggira tra quartieri scrostati e sporchi, invasi da baracche e spazzatura. Una popolazione disperata e poverissima tenta la sopravvivenza quotidiana, senza nessuna prospettiva di miglioramento della propria vita, tra violenze e tradizioni assurde che annientano sin da piccoli ogni speranza di dignità e rispetto per l’individuo.

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Dumbo

Ho giudicato geniale, ed irresistibile, l’idea di un personaggio tenero e commovente come Dumbo nella mani di un regista dark (Tim Burton), capace di tingere di un po’ di nero qualsiasi storia e di raccontare di personaggi misteriosi e soprannaturali anche ai più piccoli.

Condendo i racconti di concetti “da grandi”, tanto che i suoi film di animazione sono certamente da considerarsi per adulti (ricordo tra i tanti: Frankenweenie, del 2012, un cartone in bianco e nero, in cui tra horror e mistero è trattato in modo davvero profondo il tema della perdita e della morte). L’originale elefantino volante è la quarta creazione Disney, del 1941, uscita in Italia nel 1948; rese famoso in tutto il mondo il nome dell’oramai immortale Walt, per l’enorme successo di pubblico, anche grazie a trovate tecniche assolutamente innovative per l’epoca (tutti ricorderete la scena degli elefanti rosa, che è stato difficile ricreare con altrettanto impatto visivo, anche da parte di un maestro come Burton).

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Una giusta causa

Questo film mi ha molto appassionata, sopratutto perché e biografico; ed esce in un periodo storico in cui mi pare che in tema di condizione femminile si stia tentando una clamorosa marcia indietro. A volte, con l’incredibile (ed imperdonabile) complicità delle stesse interessate.

La regista Mimi Leder (la prima donna a essere ammessa all’American Film Institute: anche lei dunque una pioniera!) mette in scena la vita di una persona davvero importante nella storia della lotta contro le discriminazioni di genere (considerate che il titolo originale è: On the basis of sex, che allude proprio ai condizionamenti di ogni sorta attuati, anche con leggi statali, in base all’appartenenza al sesso maschile o femminile).

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Boy erased

Nella versione italiana, Vite cancellate. Ma come spesso accade è più efficace, perché più vero, il titolo originale. Questo film infatti parla di ragazzi. Non genericamente di “vite”. Di adolescenti che si affacciano al confine dell’esperienza da adulti e che gli adulti pretendono di arginare in un modello ritenuto giusto.

Aggravata, la pretesa, dal fatto che riguardi le scelte più intime della persona, cioè quelle sessuali. E pensate, quando vi apprestate ad entrare al cinema, che ciò che vi viene raccontato dal regista e attore australiano Joel Edgerton è (tristemente) vero; ed avviene (uso il presente) in molti Stati americani, quelli più conservatori, quelli rurali e confessionali, dove evidentemente l’omosessualità costituisce ancora oggi un problema da arginare.

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