Archivi categoria: 4 ciak – film da non perdere

Non è un Paese per giovani

Candidato per varie categorie ai David di Donatello 2018, il film ha il titolo della trasmissione radiofonica da anni condotta dal regista, che ha proprio lo stesso tema, cioè la fuga dei ragazzi dal nostro Paese. L’avete mai ascoltata? A me piace moltissimo perché è basata su interviste ed incentrata su esperienze raccontate in diretta dai giovani emigranti.

Le motivazioni della fuga dai confini nazionali sono le più varie, come le destinazioni. Non è vero che tutti vanno via perché sono dei geni incompresi; moltissimi vanno via perché pensano di non avere qui alcuna possibilità di realizzare i propri sogni o più semplicemente le proprie aspettative. Alcuni perché cercano un ideale di libertà, di vita alternativa a quella “normale” che avrebbero qui.

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Come un gatto in tangenziale

Il trio Milani (il regista), Cortellesi e Albanese aveva già dato buona prova di sé lo scorso anno con “Mamma o papà”, ma devo dire che questa volta ha superato se stesso.

Il titolo faceva presagire qualcosa di estremamente divertente ed originale. Un modo pop per dire che una cosa durerà poco. Ma il film va oltre le aspettative rosee del trailer, con una forza comica potenziata da due tra i migliori attori in circolazione nel nostro cinema. Il tema centrale è quello dello scontro-incontro tra due mondi, nettamente distinti, e simboleggiati da quartieri della Capitale, da località balneari, da stili di vita.

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La tenerezza

Ci sono diversi motivi per consigliarvi questo film da 4 ciak, il primo però è certamente quello di leggere, se non lo avete già fatto, il romanzo da cui è liberamente tratto: La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone. Il protagonista, un avvocato napoletano ormai in pensione, non ha ceduto in realtà, quando ne ha avuto l’occasione, a quella (sacrosanta) tentazione.

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L’ha lasciata ai margini della sua esistenza, ha consumato un amore vero fino alla fine, come fosse un cerino, ben consapevole di continuare a portare avanti un’esistenza povera di sentimenti e soprattutto di verità. Trovo straordinaria l’interpretazione del protagonista da parte di Renato Carpentieri, nella parte di Lorenzo: la narrazione si incentra su di lui, come una lente di ingrandimento. Un avvocato “famigerato”, che ha superato i settant’anni e consuma la vecchiaia in solitudine, quasi allontanando ogni relazione con i due figli (lei, la primogenita, è una, finalmente ritrovata, Giovanna Mezzogiorno, sempre brava e naturale, come fosse nata per recitare, soprattutto lo stato di frustrazione e malinconia cronica di Elena).

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Rosso Istanbul

L’undicesimo film di Ozpetek non supera il “ni” del giudizio di MyMovies e non arriva a 4 stelle su Coming Soon. Non vorrei apparirvi “tifosa”, ma proprio non lo capisco. Ci ho anche riflettuto, perché quando si esce dal cinema è necessario lasciare passare un po’ di tempo prima di formulare giudizi, positivi o negativi che siano. Ebbene, si tratta di un lavoro forse meno semplice da comprendere di quelli precedenti, molto più immediati soprattutto nel finale. Ma il valore è indiscutibile, per diverse ragioni sia estetiche che di contenuti.

395773Partiamo dalla protagonista principale che è la città: non è uno sfondo, ma il perno del racconto. Le visioni di Istanbul hanno la regia di un innamorato lontano: Ferzan abita al quartiere ostiense, a Roma, vicino al gazometro. Ma il suo cuore (il rosso del titolo), la parte più profonda di sè, sono rimasti lì, in questa enorme e contraddittoria città che si presta ad essere una “prima donna” per artisti e scrittori.

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