Archivi categoria: 4 ciak – film da non perdere

Piuma

Il titolo è leggero leggero. E la cosa bella è che è il nome di una bambina, quella di Cate e Ferro che alle soglie dell’esame di maturità inciampano in una inaspettata vera prova d’essere adulti. Cercano un nome capace di volare sopra tutto, per scongiurare la pesantezza che contagia le loro vite quando scoprono che il loro amore da ragazzini ha generato “qualcosa” di veramente impegnativo.

“Qualcosa” che li costringe a stravolgere ogni programma e che scatena le disarmonie delle e nelle rispettive famiglie di provenienza. Già questo fa riflettere. Ciò che dovrebbe essere pura gioia è invece accolto con paura, manda in crisi il rapporto tra loro, ingenera litigi urla recriminazioni. Sembrerebbe una storia banale con riflessioni altrettanto scontate. Ma non è così, perché il regista e sceneggiatore ci mette l’ingrediente surreale e del simbolismo, che serve per rendere il film una favola moderna che insegna molto, con un linguaggio semplice e anche con l’ironia e con la comicità dei linguaggi (romanesco e senese, Sergio Pierattini è davvero bravo).

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Metti la nonna in freezer

Il successo di pubblico di questo film (in due settimane più di due milioni di incassi) è più che meritato. Adoro il coraggio del cinema dissacrante davvero, che arriva fino in fondo nel ribaltare i buonismi ed il politically correct.

A volte infatti succede che l’idea, in questa direzione, sia buona ma che nel corso del film qualcosa venga meno e si decida di “aggiustare il tiro” (quello che ho constatato, con un po’ di delusione, in “Io c’è” nelle sale da giovedì scorso, di cui vi parlerò tra qualche giorno). Bravi dunque i due registi debuttanti in un lungometraggio per il grande schermo Fontana e Stasi a costruire una commedia nera divertentissima ed in un crescendo, quanto a cattiveria, che arriva alla fine con convinzione e senza arretrare di un passo.

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Oltre la notte

Diane Kruger per l’interpretazione di Katja in questo film è stata premiata a Cannes nel 2017 come migliore attrice. Un riconoscimento strameritato, anche considerando quanto fosse difficile il ruolo della protagonista assoluta della storia, sulla quale è incentrata quasi esclusivamente l’attenzione del regista Fatih Akin. Lo stesso de La sposa turca, ricordate?

Questa volta, con l’andamento di un thriller (anche legal), ci racconta qualcosa che sembra realtà, perché di terrorismo e attentati è intriso il nostro oggi. Ed in più perché l’episodio drammatico narrato dal regista tedesco di origine turca è “liberamente ispirato” a fatti reali avvenuti in Germania tra il 2000 e il 2007. In quegli anni si verificarono diverse uccisioni a danno di stranieri ed immigrati. Si scoprì poi che i responsabili aderivano ad un gruppo neonazista (l’NSU – Nationalsozialisticher Untergrund) che non fu semplice “inchiodare” con una condanna processuale.

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Nome di donna

Simbolicamente uscito nel giorno della festa della donna, l’ultimo film di Giordana ci dice che c’è ben poco da festeggiare. Piuttosto trasmette un messaggio di emergenza e lancia interrogativi drammatici: possibile che il ventunesimo secolo ci metta di fronte, quotidianamente, realtà di violenza e sopruso a danno delle donne?

Nel nostro Occidente “civile” ed evoluto, nelle città del nord, nei luoghi di lavoro: non c’è pace per chi appartiene al genere che nessuno dovrebbe avere più il coraggio di bollare come “sesso debole”. Subire tali e tante ingiustizie e sapere sempre rialzarsi. Altro che sesso debole! Deboli sono coloro che credono di affermare se stessi e la propria presunta forza con la sopraffazione, ritenendo “normali” certi gesti, considerando le molestie “complimenti”, come ad un certo punto dice l’anziana ospite della casa di cura (una inaspettata Adriana Asti) alla protagonista. Lei è Cristiana Capotondi, impeccabile, concentrata, senza sbavature, in un ruolo difficile. Interpreta una giovane donna alle prese con le battaglie solite della vita: crescere una figlia da sola, ritrovare il lavoro perso, affermare la propria volontà di indipendenza, nonostante un compagno presente e comprensivo, amorevole.

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A casa tutti bene

Eravamo tutti pronti ad una importante prova di cinema (italiano) guardando il trailer del nuovo film di Muccino, uscito non a caso nel giorno degli innamorati. Perché c’erano, non tutti, ma moltissimi attori importanti, di quelli che fanno la differenza e che attirano il pubblico con il loro solo nome.

Attori che oramai sembra quasi di conoscere confidenzialmente, a chi frequenta le sale ed i teatri (dove spesso per fortuna si incontrano). Attori che sono amici tra loro (e si vede!) e per i quali recitare è solo un modo per essere se stessi, per di più insieme. Questo il primo ed essenziale ingrediente del film: una comunità coesa di persone, di diverse generazioni (anche se, per la maggior parte, nei ruoli fondamentali, degli anni 60 e 70), chiamate a rappresentare, sotto la lente di ingrandimento del regista, il sentimento più nominato del mondo, l’amore, e il “contratto” più discusso è inevitabile del mondo, il matrimonio.

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Morto Stalin se ne fa un altro

Mescola paura e senso del surreale, usa con abilità i generi della commedia grottesca e noir. Che non nasconde nulla ma proprio nulla di quanto accadeva ai tempi di Stalin nell’Unione Sovietica del 1953. Si ride per la feroce presa in giro degli uomini che componevano il ristretto vertice del partito comunista, ma subito dopo si è sopraffatti dalla cruda rappresentazione di omicidi, stupri, torture. E per la totale assenza di ideale degli oligarchi.

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Il regime tirannico visto nelle stanze del potere, basandosi su una ricostruzione fantasiosa (fino a che punto?) di avvenimenti che hanno fatto la storia e sui quali permane l’alone di mistero. Ottimi attori a dar vita a Kruscev (Steve Buscemi, ve lo ricordate ne Le Iene di Tarantino?), il vanitoso ma debole Malenkov (Jeffrey Tambor), Molotov (l’ex Monty Python Michael Palin), il cinico e spietato Lavrentij Berija capo della polizia (impersonato dal bravo attore britannico Simon Russell Beale).

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C’est la vie

Prendila come viene, nel sottotitolo italiano del film: una raffinata ed ironica commedia francese che, parlando di wedding planner, matrimoni, inutili (e ridicoli) festeggiamenti, parla della vita. E di come vada presa la vita (senza troppe ansie) e di quanto a volte sia inaspettato il lieto fine ed inutile anche ogni più dettagliata pianificazione.

Il racconto ruota intorno al protagonista Max, magistralmente interpretato da Jean-Pierre Bacri: un imprenditore navigato, sentimentalmente incasinato, alle prese con l’organizzazione dell’evento (ormai) più effimero che c’è. Il matrimonio. Effimero ma nonostante questo quasi sempre (forse giustamente?…) oggetto di maniacale attenzione da parte degli sposi. Quel giorno deve ricordarsi, anche da vecchi, e purtroppo questo accade spesso! Ma non nel senso voluto al momento del grande passo.

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