Archivi categoria: 5 ciak – i TOP film

Ralph spacca Internet

Vi prego, non pensate che sia un film per bambini. Al di là dell’uso dell’animazione, il sequel di Ralph spaccatutto, oltre ad essere, originalmente, molto più bello del primo, è una storia comprensibile a fondo solo agli adulti; capace di suscitare una riflessione intelligente su temi “da grandi” come l’amicizia, la capacità di adattarsi ai cambiamenti, il rapporto della nostra vita con la tecnologia.

La storia è ambientata immediatamente prima dell’avvento di internet, in una sala giochi tradizionale, dove i protagonisti, Ralph e la sua piccola amica Vanellope “lavorano” durante il giorno, ciascuno nella propria realtà ludica, a beneficio dei ragazzini che quotidianamente frequentano il luogo (ormai impossibile trovarne uno: tutti soppiantati dal web e da console domestiche che non richiedono nemmeno l’uscita di casa!).

Succede che lo sterzo del macchinario con cui si guida l’auto virtuale di Vanellope si rompe e che i ricambi siano introvabili. Nel frattempo irrompe sulla scena un misterioso oggetto chiamato “modem” che apre confini smisurati sul mondo, attraverso la rete. Per Ralph un luogo misterioso ed insidioso: lui odia le novità, ama la sua vita così come è, non ha alcuna intenzione di cambiarla, non è interessato a “navigare” in nuovi mondi. Impersona un modello umano molto diffuso, refrattario a modificare la propria esistenza a vantaggio della curiosità.

Il futuro però non chiede il permesso nemmeno al più ostinato pantofolaio. E così avviene anche in questo caso: infatti, Ralph e la velocissima Vanellope (è una pilota provetta e dentro di sé alla ricerca di nuove sfide) cedono alla necessità di trovare il pezzo mancante del video gioco in un luogo nuovo e strano chiamato Ebay. Si lanciano come due proiettili attraverso i cavi che portano direttamente nell’immenso web e l’avventura ha inizio. Internet diventa simbolo dei cambiamenti, delle insidie della tecnologia imperante, della confusione che genera nei rapporti umani. Il film (per questo motivo vi dicevo che è per adulti) si sofferma su come la rete irrompa nelle nostre vite, sia in grado di modificare geneticamente amore e amicizia, sia capace di creare mostri e odiatori professionisti. In una scena decisiva un’esperta di comunicazione dice a Ralph che, una volta scritto qualcosa sul web, DEVI astenerti dal guardare i commenti. Altrimenti metti a rischio la tua autostima, la tua salute non solo mentale, e a volte la tua stessa sopravvivenza.

Ho molto apprezzato come l’autore tratti il tema della possessività, che è capace di uccidere con le sue maglie strette qualsiasi relazione. Se ami qualcuno, lascialo libero. Diceva Sting. Insomma, un bel film, nel suo genere merita 5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬, e mi aspetto che riceverà grandi riconoscimenti internazionali.

Pensate che tra le doppiatrici italiane ci sono Serena Autieri, Serena Rossi e Nicoletta Romanoff e che c’è una colonna sonora di qualità che potete ascoltare qui.

Moschettieri del Re, la penultima missione

Ci vuole coraggio per fare un film ambientato nel ‘600, che ha come protagonisti regine ancelle e moschettieri; ci vuole bravura per farlo bene, riuscendo a fare ridere e a stupire spettatori di tutte le età; ci vuole spirito e cuore per mettere insieme attori come questi, che si percepisce siano amici tra loro, uniti al regista da qualcosa di molto più prezioso di una scrittura contrattuale e di un ciak.

C’è un collante umano e affettivo che riesce a coinvolgere anche il pubblico: soprattutto qui sta l’unicità dell’idea pazza e per certo versi infantile di Giovanni Veronesi, un artista eclettico ed empatico, che potete ascoltare ogni giorno (comprendendo chi sia davvero, attraverso la sua voce) su Radio 2 Rai, nella trasmissione che conduce con Massimo Cervelli “Non è un paese per giovani” (non perdete i suoi monologhi, sono spesso delle chicche capaci di smuovere anche i più arrugginiti con le lacrime). Se volete sapere quale sia il suo ultimo precedente al cinema lo trovate qui nel mio blog, con lo stesso titolo del programma radiofonico.

Ma torniamo ai moschettieri: la storia è quella in gran parte vera di quattro super uomini, tiratori scelti con il moschetto (killer ante litteram), spadaccini provetti, completamente dediti alla corona francese, da difendere con ogni mezzo da nemici e traditori. Lo spicchio di storia raccontata qui li vede un po’ avanti negli anni, hanno tutti superato i 45 (anche nella vita vera, Favino, Mastandrea, Papaleo e Rubini: imperdibile occasione di vederli tutti insieme!): di nuovo coinvolti, loro malgrado, in una sfida all’ultimo sangue. Glielo chiede la regina Anna (Margherita Buy), madre del futuro “re sole”, un Luigi XIV brufoloso e viziato, che forse nemmeno merita di essere sostenuto da simili eroi.

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Cold war

Il film di Pawel Pawlikoski (regista di Ida, Oscar 2015 come miglior film straniero) è un vero gioiello sia estetico che di contenuti. Anche questa volta la scelta è per il bianco e nero, accresciuto dal formato 4:3 quasi quadrato che concentra lo sguardo dello spettatore, come se fossero una serie di quadri d’autore quelli che scorrono davanti e non i fotogrammi di un lungometraggio.

Il filo conduttore è sempre estremamente malinconico, fa pensare alle note di Chopin: profondamente polacco, sarebbe facile dire. E non si sbaglierebbe, nonostante la banalità dell’affermazione. Questa infatti non è soltanto una storia d’amore tra due persone, non è solo un racconto di passione disperata, dove il lieto fine non farebbe che rovinare la poeticità delle situazioni; è anche una narrazione del profondo senso di attaccamento alla propria patria dei polacchi, così intensa da coinvolgere anche chi è nato a latitudini lontanissime. Come tutte le vere opere d’arte, nonostante la complessità e la particolarità dei temi, il loro stretto legale con il luogo e la storia della Polonia, questo film è capace di essere universale.

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Bohemian Rhapsody

Mi viene difficile scrivere di questo film, che racconta della nascita dei Queen e la storia del mitico Freddie Mercury. Infatti è talmente bello ed emozionante che mi fermerei qui, con solo una preghiera: andate a vederlo al cinema.

Ho letto alcune critiche, soprattutto basate su presunti, eccessivi, scostamenti della narrazione cinematografica dalla realtà (la più precisa qui: https://nerdmovieproductions.it/2018/12/07/bohemian-rhapsody-tutti-gli-errori/). Nessuna di queste mi ha spostato di un millimetro dal giudizio estasiato che ho formulato, quando ero in lacrime per le immagini del Live Aid, 13 luglio 1985 (in particolare per l’esecuzione di We are the champions), allo scorrere dei titoli di coda.

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Euforia

Nella sua seconda prova da regista la Golino dimostra un grande talento, oltre ogni più rosea aspettativa, secondo me. Ho trovato Euforia semplicemente perfetto, sotto ogni profilo. E sono contenta dell’evoluzione di questa attrice, che non si è fermata da una parte del ciak, dimostra di saper “utilizzare” al meglio gli attori, riesce a raccontare una storia di vita articolata e complessa, ma insieme fatta di eventi semplici, che avrebbe potuto essere banale e addirittura lamentosa.

Invece, anche grazie alla straordinaria coppia Mastandrea-Scamarcio, il racconto avvinghia gli spettatori, in un’altalena di riso e pianto, di disperazione e, appunto, euforia. In meno di due ore si entra a fondo nel rapporto dei due fratelli, nelle loro debolezze e nelle loro doti straordinarie.

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BlacKkKlansman

Praticamente impossibile pronunciare in modo sciolto il titolo di questo film. Dite che andare a vedere l’ultimo di Spike Lee, ma fatelo assolutamente, a costo di ripiegare sul cine-turismo. Perché nei momenti storici in cui su troppi temi prevale l’irrazionalità e la violenza (verbale e anche fisica) devono soccorrere, per noi umani, momenti di riflessione.

Servono le parole, i libri, il cinema. Il cinema serve moltissimo a pensare, non solo a passare un pomeriggio o ad avere una poltrona comoda dove mangiare pop corn (scusate la ramanzina…). Queste due ore saranno ben impiegate, perché ci raccontano vicende lontane 40 anni, dimostrandoci però che quel clima, quei sentimenti conflittuali sono ancora attuali.

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Dogman

Un film crudo e allucinato, ma insieme delicato e sentimentale, molto liberamente ispirato (solo come spunto) ad un fatto di cronaca e ad un personaggio di trent’anni fa, il “canaro” della Magliana: Pietro De Negri, titolare di un negozio di tolettatura per cani, responsabile di un omicidio crudele ai danni di un ex pugile.

Gli ingredienti di base ci sono, identici: Marcello (interpretato dall’incredibile Marcello Fonte, palma d’oro a Cannes 2018 come migliore attore) si dedica alla pulizia quotidiana dei migliori amici dell’uomo, in uno scalcinato negozio con l’insegna “Dogman”, nella periferia romana: un coacervo di case scrostate, di spazzatura, sale giochi, Compro oro, a pochi metri dalla spiaggia e da un Tirreno sempre grigio e per niente consolatorio.

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