Archivi categoria: 5 ciak – i TOP film

La Dea Fortuna

Scommetto che da qui in poi il tempio dedicato alla Dea Fortuna a Palestrina (pochi chilometri da Roma) troverà un rinascimento di visitatori e cinefili e uno spazio importante su Instagram, uscendo da un immeritato anonimato, cui sono destinate le bellezze artistiche che si trovano nei dintorni della Capitale (per un misterioso effetto centrifugo, che annulla ciò che sta al di fuori delle mura aureliane). Qui sono girate alcune scene dell’ultimo nato di Ozpetek, e sul tema della sorte (il significato latino di “fortuna”) è incentrato il film.

La mano casuale del fato che ci prende e ci lascia, e dipende molto da noi (e non solo da quella forza oscura) quello che poi faremo della nostra vita. Una storia corale, come nella prima tradizione del regista: molti hanno sottolineato il ritorno alle origini dopo Rosso Istanbul e Napoli velata).

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Homeland

Sono uscita a malincuore dal “tunnel” di questa serie televisiva al fulmicotone (che sconsiglio a chi non ha le coronarie a posto) e mi accingo a cercare, fuori da Netflix, la sesta e la settima stagione, visibili su Sky (Fox, canale 112).

Dodici puntate per stagione, ciascuna di circa 50 minuti: dal 2011, gli appassionati di spionaggio, antiterrorismo, intrighi internazionali, possono immedesimarsi nei diversi personaggi della storia, scegliere il proprio eroe, stupirsi di quanto la realtà (la nostra) possa superare la fantasia di Gideon Raff, l’ideatore (ispiratosi alla serie israeliana Hatufim, nota anche con il titolo Prisoners of War).

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Parasite

Reduce dalla palma d’oro a Cannes 2019, Parasite ha letteralmente sbancato ai botteghini di tutto il mondo, totalizzando ad oggi quasi 90 milioni di dollari. È il primo film sudcoreano a vincere questo premio: scritto e diretto da un regista cinquantenne che ha già avuto successo con opere poliziesche e fantasy.

Qui affronta temi reali, umani, bassi e universali, come lui stesso dichiara in un’intervista, per smentire l’idea che si tratti di cronaca legata al suo paese ed alla metropoli (Seul) dove la storia è ambientata.

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Joker

Todd Philips porta sul grande schermo, ancora una volta, il celebre personaggio DC Comics, acerrimo nemico di Batman, già interpretato da Cesar Romero, Jack Nicholson, Heath Ledger, Jared Leto. Non una sfida semplice dunque, perché ci sono già precedenti importanti, quel clown antieroe ha diversi volti nella memoria dei cinefili; ed in più, il grande pubblico, come dimostrano i numeri impressionanti del botteghino (solo in Italia ha superato i 15 milioni di euro!), si aspettava da Joker un “prodotto” fumettistico, di fantasia, tratto da storie infarcite di superuomini con poteri estremi.

joker1200-690x362Il divieto ai minori di 14 anni (l’ho constatato nei cinema) ha “scatenato” la curiosità degli adolescenti che hanno letteralmente invaso le sale, con il loro immancabile carico di pop corn. Eppure in questo capolavoro, già premiato a Venezia ed in attesa di essere protagonista agli Oscar, c’è molta realtà, dura e cruda e pochissima fantasia, se si fa eccezione per la città dove è ambientata la storia di Arthur Fleck.

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C’era una volta a Hollywood

Chi ama Tarantino teme che il proposito di arrivare a dieci (e non più dieci) film sia reale e, considerando la caratura del personaggio (un genio folle che non parla a vanvera), scommetterei di sì: siamo già, con questa, alla pellicola numero 9, e ci avviciniamo purtroppo agli sgoccioli. All’uscita del cinema, il primo banale pensiero è stato un confronto mentale con The hateful eight, ottavo capolavoro di Quentin (ve ne ho parlato qui). Ma subito mi sono resa conto che era un errore paragonare tra loro i film di questo regista: in tutti c’è la sua impronta, il suo “marchio di fabbrica”, spesso insanguinato, l’inimitabile stile che ciascuno spettatore va a cercare anche nelle opere di altri (in questo caso rimenandone spesso deluso: è facile scivolare nello splatter o nel nonsense).

70621528_485010549000575_1431537338768424960_nIn C’era una volta…a Holliwood c’è ancora molto West, anche i due personaggi principali sono sostanzialmente due cowboy, per finzione ma anche per vocazione. Pensate: per quasi tre ore vedrete Leonardo Di Caprio e Brad Pitt che riempiono lo schermo, padroni assoluti della scena; impossibile dire chi sia il più bravo, perché entrambi danno il meglio di sé, come se avere dietro la macchina da presa quel genio estremo di Quentin consentisse loro di oltrepassare, ciascuno, il proprio ideale limite di performance attoriale. Continua a leggere C’era una volta a Hollywood

The Hateful Eight

Nell’attesa di vedere, prima che posso, il nuovo film di Tarantino, voglio segnalarvi la possibilità di vedere o rivedere il precedente “The Hateful Eight”, in streaming gratuito su RaiPlay. Il titolo, gli odiosi otto (che esclude singolarmente dal novero l’unica donna, un vero pendaglio da forca), rammenta agli spettatori attenti che questa è appunto l’ottava creazione del regista. E si pone sulla stessa linea di Django, quanto a contesto: si focalizza ancora una volta sulle storie che hanno fatto la storia degli Stati Uniti, sul mondo violento e senza distinzione tra bene e male che è venuto prima di Obama e poi a ritroso di tutto il resto.

Preview_vid_The_hateful_eightTra i protagonisti non ci sono buoni, nessuno si salva, si annega nell’odio senza pietà, nel sangue che sporca tutto nell’indifferenza di chi ne è inzuppato. Il sangue contrasta con la neve bianca di paesaggi montani spettacolari (il film è girato tra le montagne rocciose del Colorado ma nella fiction ambientato nel Wyoming).

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La casa de papel

Il 19 luglio esce l’attesa terza stagione de La casa de papel, la serie spagnola, record assoluto di spettatori al mondo, tra quelle non americane. Uscita in anteprima su Antena 3, oggi esclusiva Netflix. Se non avete visto le prime stagioni, cercate di mettervi in pari: non è facile andare avanti a raccontare una storia che sembrava avere trovato il suo finale perfetto. Questa è la sfida del sequel, e non è da poco, considerando il livello qualitativo del film finora visto e l’empatia creata dai suoi protagonisti con il pubblico.

Il racconto parte da un’idea folle: il Professore, un personaggio misterioso, di cui da subito si riconosce l’immensa intelligenza e cultura, la capacità camaleontica di trasformarsi a seconda della situazione nel personaggio più giusto ad affrontarla, pianifica il colpo del secolo. Svaligiare la Zecca di Stato spagnola, ma non semplicemente portando via il denaro che vi si sarebbe trovato depositato, bensì stampandone di nuovo in quantità incommensurabili: milioni di euro, appena usciti dalle macchine rotative, nelle tasche degli otto rapinatori, addestrati appositamente per attuare una rapina perfetta. Sono previste varianti per ogni possibile evento, vie di uscita di emergenza per qualsiasi imprevisto.

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Il Traditore

Finalmente il cinema italiano affronta con la forza della verità e insieme della rappresentazione artistica di qualità i temi della nostra storia contemporanea: attraverso la vita di un personaggio per molti aspetti decisivo come Tommaso Buscetta.

Non era certo facile questa impresa, ma Bellocchio non è uno qualunque; come l’attore protagonista, che ha scelto per interpretare il boss di Cosa Nostra, che grazie alle sue rivelazioni ha consentito non solo di ricostruire la struttura piramidale della mafia siciliana ma anche di arrivare a condannare i suoi vertici e a catturare pericolosi latitanti. Favino (Moschettieri del re, l’ultimo film che lo ha visto protagonista recensito qui) è semplicemente straordinario, ed è per me inspiegabile (come ben più autorevolmente scritto da Mereghetti) che il film non abbia ricevuto nessun riconoscimento all’ultimo festival di Cannes, nonostante i minuti consecutivi di applausi e l’unanime apprezzamento della critica.

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