Archivi categoria: sostiene Decima

Richard Jewell

Se siete dell’idea che non si debba perdere nemmeno un film del vecchio ma intramontabile Clint, la pensate come me. Il precedete lo ricordate? Un vero capolavoro, a livelli di Gran Torino: mi riferisco a The Mule). Stavolta il grande regista e attore americano ha deciso di raccontare al mondo una storia dimenticata, una macchia da fare vedere il meno possibile, una falla del sistema e della polizia USA che si è voluto nascondere, tanto da lasciare stupiti, oggi, a distanza di 24 anni, che alcuna eco abbia avuto, nonostante fosse legata a un fatto di cronaca grave e a un episodio di terrorismo davvero allarmante.

Il racconto è quello dell’attentato dinamitardo che nel 1996 uccise due persone ma ne mise in pericolo migliaia nel Centennial park di Atlanta, in occasione dei giochi olimpici di quell’anno. Il titolo del film corrisponde al nome del protagonista: una guardia giurata che, con il suo intervento tempestivo e coraggioso, salvò moltissime potenziali vittime da morte certa; salvò il suo paese, e venne “ricompensato” con una vera e propria persecuzione studiata a tavolino, senza prove, ai suoi danni.

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Hammamet

A me piace Gianni Amelio: vi avevo parlato del suo ultimo film La tenerezza, del 2017. Il regista, autore e sceneggiatore calabrese fa scelte di nicchia, originali, impegnative; affronta temi delicati con mano ferma e occhio introspettivo.

Questa volta però credo che, quanto a raccogliere la sfida di una scelta che potrebbe essere impopolare, abbia superato se stesso. Proprio in occasione del ventennale della morte di Bettino Craxi, è nei cinema questo film sui suoi ultimi mesi di vita, girato realmente nella casa tuttora di proprietà della famiglia (ci abita la moglie, che non ha mai voluto tornare in Italia).

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Tolo Tolo

Dopo aver letto la recensione di Selvaggia Lucarelli su Tolo Tolo sono certa di non potere fare di meglio, dato che ne condivido ogni passaggio. A partire dalla considerazione che non è vero che questo film non faccia ridere, come è stato detto da molti commentatori. Io mi sono divertita moltissimo, in ogni scena c’è uno spirito comico, una battuta, ironia anche graffiante, assenza di politicamente corretto. Il “problema” del film, nel nostro mondo di facili giudizi e di critici superficiali, è stato il trailer, uscito un po’ di giorni prima e ampiamente ingannevole: anche se, da solo, era sufficiente a dare una sferzata a quei pochi (se ce n’erano) in grado di guardare oltre al proprio naso ed al proprio pregiudizio.

Si preannunciava, secondo alcuni, un film-denuncia dell’invasione che stiamo subendo, ad opera di orde di immigrati, che altro non vogliono fare che campare sulle nostre spalle. La prova era la canzone “immigrato” dove l’italiano si ribella ai “soprusi” che gli infligge il ragazzo nero, non pago degli spiccioli allungati dal finestrino, e addirittura invasore domestico, con tanto di spartizione della moglie. E subito le proteste dei movimenti femministi: un film maschilista e razzista!

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Sorry we missed you

Ken Loach continua a parlare delle cancrene della nostra società, sempre focalizzato sui temi del lavoro precario, della crudeltà del capitalismo quando dimentica che l’ingranaggio che fa funzionare la macchina è l’uomo: ed è di carne e ossa, anima, cuore, emozioni, debolezze.

Qualche commentatore ha parlato del “dittico di Newcastle”, perché anche questa storia, drammaticamente reale, è tutta ambientata lì, come il suo precedente film, Io, Daniel Blake. Una metropoli industriale e commerciale, che appare fredda e quasi priva di tracce di pietà: caratteristiche che esasperano le difficoltà della vita di ogni giorno dei protagonisti.

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The Farewell

Questo film, uscito alla vigilia del Natale 2019, è stato davvero un bel regalo per tutti coloro che amano la delicatezza, l’ironia e l’originalità nel raccontare e descrivere situazioni (anche le più semplici e quotidiane) che è tipica del cinema orientale.

La regista cinese Lulu Wang è al suo primo lungometraggio ed affronta un tema così umano e comune che credo coinvolga tutti gli spettatori, innanzitutto con la domanda: cosa avrei fatto al posto loro? La storia è corale, non c’è un solo protagonista, sebbene i personaggi chiave siano nonna e nipote.

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Dio è Donna e si chiama Petrunya

La regista macedone Teona Strugar Mitevska (vincitrice del premio Lux del Parlamento europeo) ha partecipato con questo film, a suo modo rivoluzionario, alla selezione 2019 della Berlinale e al Torino film festival: si tratta di un’opera forte, con un’idea precisa, e soprattutto intenzionata a tirare un colpo ben assestato alla società del Paese di cui l’autrice è originaria.

Un Paese dove, come si dice in una battuta, il 2019 è ancora medioevo, soprattutto per le donne. Petrunya, la protagonista, ha più di trent’anni, vive ancora con il padre e la madre, a Stip, Macedonia del nord. È disoccupata, nonostante, o forse a causa, della sua laurea in storia.

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I miei top film del 2019

Quest’anno, tolte le serie televisive che pure sono entrate a pieno titolo, come cinema, nel mio blog di appassionata non professionista, ho visto e recensito 63 film.

Non è semplice fare una classifica: l’unica cosa che posso dire è che ci sono state alcune eccellenze, sia tra le opere straniere che tra quelle nostrane, che meritano di essere ricordate, negli ultimo giorni del 2019.

Di solito si seleziona una cinquina, ed è ciò che tenterò di fare, con difficoltà, andando a ritroso in questi mesi intensi di cinema cinema cinema.

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Il primo Natale

Certamente un bel Natale, per Ficarra e Picone, che in pochi giorni “vincono” il botteghino del 2019: è il film più visto dell’anno, e nel periodo festivo ha inaspettatamente superato anche il Pinocchio di Matteo Garrone, che sulla carta poteva apparire favorito. Non storcete il naso, se siete dei puristi del cinema di un certo livello: io ho voluto vederlo, il giorno di Santo Stefano, mescolandomi con la folla di chi al cinema ci va solo a Natale e dintorni. E non me ne sono pentita.

Il film è davvero divertente, con qualche spunto di riflessione politica, la giusta ironia, anche sui temi (delicati) della religione, in equilibrio tra lo scetticismo di Salvo (Ficarra) e la fede vecchio stampo di don Valentino (Picone) basata sulla preghiera e sul credere nel miracolo, al di là di ogni raziocinio.

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