Archivi categoria: sostiene Decima

Come un gatto in tangenziale

Il trio Milani (il regista), Cortellesi e Albanese aveva già dato buona prova di sé lo scorso anno con “Mamma o papà”, ma devo dire che questa volta ha superato se stesso.

Il titolo faceva presagire qualcosa di estremamente divertente ed originale. Un modo pop per dire che una cosa durerà poco. Ma il film va oltre le aspettative rosee del trailer, con una forza comica potenziata da due tra i migliori attori in circolazione nel nostro cinema. Il tema centrale è quello dello scontro-incontro tra due mondi, nettamente distinti, e simboleggiati da quartieri della Capitale, da località balneari, da stili di vita.

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La ruota delle meraviglie

Non è per me nemmeno pensabile “saltare” un film di Woody. Anche questo, che da molta critica è già stato stroncato come la negazione stessa di Allen e del suo spirito, della sua ironia, del suo gusto per la vita, nonostante tutto. Già, così si è detto. Che il regista si sia ispirato ad altri modelli, che ogni volta che devia dal suo, di modello, “sbaglia” perché i suoi adoratori non lo riconoscono.

Ho letto alcuni commenti davvero negativi, su blasonati quotidiani, e la cosa che più mi ha stupito è stata che nessuno degli autori delle stroncature medesime entrava “nel merito” del film, raccontava ai lettori (già evidentemente dissuasi dall’andare a vedere il film) di che cosa, molto semplicemente, si raccontava. Tipico esempio di stroncatura fine a se stessa. Quella che a me fa l’effetto opposto, incitandomi alla curiosità di entrare al cinema a giudicare coi miei occhi. Insomma, una cosa è vera: pochi sorrisi riserva questa pellicola, molta amarezza invece, molto squallore, finta allegria, quella peggiore perché nasconde (sotto la patina) una tristezza vera e senza speranza.

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Mamma o papà

Impossibile mancare un film con Albanese e Cortellesi. Almeno per me. Lei è anche coautrice della sceneggiatura, ispirata ad un omonimo film francese. Una prova controcorrente rispetto all’ertica della famiglia a tutti i costi, delle separazioni con figli contesi, dei matrimoni stramorti sempre in piedi sulle fondamenta della noia e della sopportazione reciproca.

I due protagonisti, sposati da 15 anni, decidono di sciogliere il vincolo che li lega, prendendo atto (civilmente) che l’amore e la passione sono irreversibilmente finiti. Dormono nel “lettone” come fratello e sorella, divisi da due cuscini a sancire l’assenza di ogni possibile contatto fisico notturno. Hanno tre (odiosi) figli ed il bello inizia qui: nessuno dei due ne vorrebbe l’affidamento, ciò che impedirebbe ad entrambi di realizzare i propri sogni professionali all’estero. Occasioni attese da una vita e sempre messe da parte per tutelare l’integrità della famiglia.

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La tenerezza

Ci sono diversi motivi per consigliarvi questo film da 4 ciak, il primo però è certamente quello di leggere, se non lo avete già fatto, il romanzo da cui è liberamente tratto: La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone. Il protagonista, un avvocato napoletano ormai in pensione, non ha ceduto in realtà, quando ne ha avuto l’occasione, a quella (sacrosanta) tentazione.

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L’ha lasciata ai margini della sua esistenza, ha consumato un amore vero fino alla fine, come fosse un cerino, ben consapevole di continuare a portare avanti un’esistenza povera di sentimenti e soprattutto di verità. Trovo straordinaria l’interpretazione del protagonista da parte di Renato Carpentieri, nella parte di Lorenzo: la narrazione si incentra su di lui, come una lente di ingrandimento. Un avvocato “famigerato”, che ha superato i settant’anni e consuma la vecchiaia in solitudine, quasi allontanando ogni relazione con i due figli (lei, la primogenita, è una, finalmente ritrovata, Giovanna Mezzogiorno, sempre brava e naturale, come fosse nata per recitare, soprattutto lo stato di frustrazione e malinconia cronica di Elena).

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Rosso Istanbul

L’undicesimo film di Ozpetek non supera il “ni” del giudizio di MyMovies e non arriva a 4 stelle su Coming Soon. Non vorrei apparirvi “tifosa”, ma proprio non lo capisco. Ci ho anche riflettuto, perché quando si esce dal cinema è necessario lasciare passare un po’ di tempo prima di formulare giudizi, positivi o negativi che siano. Ebbene, si tratta di un lavoro forse meno semplice da comprendere di quelli precedenti, molto più immediati soprattutto nel finale. Ma il valore è indiscutibile, per diverse ragioni sia estetiche che di contenuti.

395773Partiamo dalla protagonista principale che è la città: non è uno sfondo, ma il perno del racconto. Le visioni di Istanbul hanno la regia di un innamorato lontano: Ferzan abita al quartiere ostiense, a Roma, vicino al gazometro. Ma il suo cuore (il rosso del titolo), la parte più profonda di sè, sono rimasti lì, in questa enorme e contraddittoria città che si presta ad essere una “prima donna” per artisti e scrittori.

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La decìna di Decima: i top film del 2017

top-10-filmsQuest’anno ho una certezza: sono andata molto al cinema. E ne sono felice perché è una mia passione e mi rende felice. Ecco la mia personale classifica, i 10 film che mi sono piaciuti di più, tra i 68 che ho visto al cinema nel corso di quest’anno. Che ne pensate?

Miglior film del 2017: L’insulto del regista Ziad Doueiri, un legal movie che racconta la storia del Libano e soprattutto da cosa nascono le guerre e i conflitti perenni.

Sul podio Napoli velata l’ultimo film di Ferzan Ozpetek ancora nelle sale e il coraggioso The Place di Paolo Genovese.

#4 La pazza gioia di Paolo Virzì

#5 Dunkirk di Christopher Nolan

#6 Una questione privata dei fratelli Taviani

#7 Il premio di Alessandro Gasmann

#8 Sicilian ghost story di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

#9 Atomica bionda di Damien Chazelle

#10 Lalaland di Damien Chazelle

Napoli velata

Non è mai semplice scrivere di un film di Ozpetek perché, a rileggersi, la visione che si offre ai lettori risulta immancabilmente riduttiva, parziale, incapace di rendere fino in fondo la poeticità delle situazioni. Ci provo lo stesso, anche se di Napoli velata, uscito solo giovedì scorso, è già stato detto moltissimo, essendo circondato da una grande attesa e anticipato da un trailer molto accattivante.

Partiamo dal titolo e dunque dal luogo. La capitale campana non ha certo bisogno di presentazioni o di sviolinate: si può immaginare quanto possa essere adatta ad un racconto di mistero e passione come quello che vi ha voluto ambientale il regista turco. Vedrete però una città poco conosciuta nelle immagini del film; è tagliata fuori la sua solarità, ‘o cielo e ‘o mare banditi, piuttosto un luogo intestinale e magico, scuro, barocco, insidioso. Velato, a nascondere la verità, come il Cristo di Giuseppe Sanmartino: una delle splendide opere d’arte che a un certo punto vedrete, circondata da personaggi sofferenti al pari dell’opera scultorea, tutt’oggi conservata nella Cappella di Sansevero.

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