The place

Prima regola: non andate a vederlo chiedendovi (o chiedendo dopo il film ai vostri compagni di cinema) se vi è piaciuto più o meno di “Perfetti sconosciuti”. Già. Perché l’arte va sottratta all’umiliante esercizio del paragone, che sminuisce sia quello che è stato fatto prima che le evoluzioni successive.

Se siete giustamente, così, predisposti e cioè senza pregiudizi non cascherete nella trappola dei critici “a prescindere” che, sono convinta, si aspettavano la classica commedia italiana con temi attuali sì, ma non troppo complicata; ed invece si sono trovati davanti i migliori attori del cinema nostrano ad interpretare un soggetto non semplice da codificare.

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Il Cinema è politica

#cinestampa su Il Messaggero di oggi una bella intervista a Isabelle Huppert, protagonista di Happy End, film francese in uscita il 30 novembre. “Una storia fosca, durissima, con momenti di umorismo corrosivo”. In un certo senso un film politico anche se “tutti i film lo sono, il cinema non ha perso il potere di riflettere la società, magari non trova tutte le risposte, ma ha ancora voglia di porre tutte le domande”.

Belli di papà

Su Canale5 stasera. Il film (una commedia leggera con un tema però di sostanza: quello del rapporto con i figli quando diventano adulti, magari diversi da ciò che vorresti e malati di cronica ingratitudine) ha la sua spina dorsale nell’interpretazione di Abatantuono (Vincenzo) che un po’ mette in scena se stesso, il milanese “arrivato” grazie al duro lavoro, che non rinnega ma anzi esalta le proprie origini pugliesi.

I suoi tre ragazzi vivono da privilegiati (senza nemmeno esserne coscienti) con l’unica carenza vera dell’avere perso molto presto la mamma (l’altra carenza che lamentano, quella dell’attenzione e del “tempo” paterno, non è vera, piuttosto fa parte dell’ingratitudine che ho detto: troppo facile lamentarsi delle mancanze dei genitori, nei ritagli di tempo tra una vacanza a Ibiza e un trattamento estetico, dopo un faticoso shopping griffato).

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Terapia di coppia per amanti

Esco dalla sala con la sensazione di un tentativo poco riuscito, di una commedia brillante rimasta in superficie, nonostante il solido testo di partenza, l’omonimo libro di Diego De Silva (peraltro co-sceneggiatore del film) regali alla pellicola di Federici le battute fulminanti che i lettori ben conoscono e apprezzano.

“Il dibattito dopo la trombata è una cattiveria” dice Modesto Fracasso (interpretato da Pietro Sermonti, del quale non riesco a togliermi l’immagine da fiction per famiglie da Rai1) a Viviana, la sua amante (Ambra Angiolini, misurata nel ruolo, senza cadere in stereotipi ansiogeni stile Margherita Buy). La battuta di Modesto (ne dirà molte altre) sul lettone della stanza d’albergo cela la sua contrarietà a sottoporsi ad una terapia di coppia, voluta invece fermamente da lei “per capire se siamo o meno una coppia” e se potranno avere un futuro non clandestino. D’altra parte, oggi la psicoterapia is the new black, si sa, è la cura miracolosa e modaiola dell’anima. E dunque Viviana non sfugge al rimedio trendy. Insiste e l’ha vinta.

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Stai parlando con me?

Stai parlando con me?

Nel 2004 i produttori cinematografici britannici, stilando una classifica delle battute più efficaci della storia del cinema, avevano assegnato il podio alla battuta di Robert De Niro: “You talkin’ to me?” o nella versione doppiata da Ferruccio Amendola ”Stai parlando con me?”. Il film di Martin Scorsese ha 41 anni.

#TaxiDriver

Beata ignoranza

Care ragazze, non fate che cercate di vedere questo film solo per vedere Gassmann. Le motivazioni devono essere più articolate e meno adolescenziali, quindi, a seguire, vi dico qualcosa su questa originale commedia italiana in cui, a fianco del blasonato Alessandro, trovate il bravissimo Giallini.

Entrambi reduci da fiction televisive di successo dove interpretavano ruoli simili da sbirri alternativi. Qui sono due prof, Giallini di letteratura italiana, Gassmann di matematica, che adottano metodi di insegnamento e stili di vita antitetici: il primo convintamente analogico, asocial, lontano dalla tecnologia e dalla connessione h24; il secondo costantemente a controllare il proprio indice di gradimento presso i migliaia di followers, con uno smartphone come prolungamento del braccio.

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Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. (Martin Scorsese)