Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Vi parlo di un film da sei nomination all’Oscar 2018 (tra le quali miglior film, migliore attrice protagonista e migliore sceneggiatura originale) e vincitore dell’ultimo Golden Globe. Quindi di qualcosa che credo non possa non vedersi, nel panorama cinematografico di quest’anno.

Il regista non è di quei nomi che il grande pubblico conosce e che attira gli spettatori a scatola chiusa. È un commediografo britannico di origini irlandesi, uno che ha un curriculum teatrale più ampio di quello del grande schermo. Qualità alta, in questo caso anche per la sceneggiatura. Tanto alta che questo film potrebbe, secondo me, essere “scambiato” per un pulp movie di Tarantino.

Già, perché il livello di violenza, freddezza e disumanità è quello. Il racconto di un pezzo di America dove è labile il confine tra i buoni e i cattivi (e quasi tutti sono cattivi); e dove anche la polizia usa la forza senza formalizzarsi troppo sulle regole da rispettare. Una specie di far west, questa è l’impressione per lo spettatore. La storia è ambientata oggi, ma Ebbing nel secondo decennio degli anni duemila è come un villaggio di pionieri, pieno di insidie e senza giustizia.

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Principe libero

Premetto: stravedo per De Andrè, per la sua poesia, per il suo timbro vocale. Per questo sono entrata ieri nel cinema con qualche timore, mitigato però dalla convinzione che solo Luca Marinelli potesse restituire l’uomo e l’artista che tutti abbiamo in mente. Ebbene, ci è riuscito in modo commovente. La somiglianza anche mimetica è fortissima (quel naso, i capelli, una certa smorfia quando scandisce le parole, il modo in cui tiene l’eterna sigaretta) ma si è mantenuto con intelligenza lontano dall’imitazione. La sua interpretazione è il motivo principale per cui non potete perdervi la fiction-film di Rai1.

Ho visto l’anteprima proiettata negli ultimi due giorni nelle sale italiane, quasi tre ore e un quarto di fila, e vi dico che è molto meglio di quanto ci si sarebbe aspettato da un prodotto pensato per la prima serata di Rai1 (andrà in onda il 13 e 14 febbraio). C’è Genova sullo sfondo, e questo te lo aspetti, ma soprattutto c’è Faber. È un film imprescindibile per chi ama De André e la sua musica, perché permette di guardarlo più da vicino, più nel profondo.

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L’arminuta

Credo che la maggior parte di voi abbia già letto questo libro o sia intenzionato a farlo. Considerate, è notizia molto recente, che ne verrà tratto un film. È talmente bello che, arrivata all’ultima pagina, mi è rimasta la voglia di ripensarci e di condividere con voi il sentimento positivo che mi ha lasciato il racconto.

Basta il titolo ad attirare l’attenzione, forse ancora di più quella di chi non ne conosce il significato. È evocativo di qualche cosa di arcaico, come lo stile di scrittura di Donatella Di Pietrantonio, unico nella sua semplicità, che mi ha fatto venire in mente la poesia di Giuseppe Ungaretti. Poi, chi non è abruzzese, scopre che vuole dire ritornata.

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Ella & John

Il titolo originale (sottotitolo sulla locandina italiana) avrebbe comunicato molto meglio il significato del film: “the leisure seeker”, il cercatore di piacere. Il nome del camper che porta Ella e John lontani dalla loro casa e dai loro figli, diretti a sud, verso i luoghi di origine di lei. Partono dal Massachusetts, accompagnati dallo sguardo attento di Paolo Virzì, con l’intenzione di raggiungere la casa di Hemingway, a Key West, attraverso la Road 1.

Per capire di che si tratta servono però alcuni elementi: i due protagonisti sono già nonni, lei ha passato i settanta e lui gli ottanta. John è stato un illustre e brillante professore universitario di letteratura, appassionato di libri e di parole, in particolare quelle ispirate e poetiche dell’autore de Il vecchio e il mare. Il loro amore è nato a prima vista ed è evidente che la sua intensità non si è affievolita né con gli anni né con le malattie.

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Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. (Martin Scorsese)