La ragazza nella nebbia

Allora: alcune cose da sapere su questo film. La prima è che bisogna fare di tutto per non perderlo (circa un milione di cinefili ha già evitato il rischio); la seconda, che si tratta di un (non comune) caso di giallo scritto e diretto dallo stesso autore. Donato Carrisi, notissimo per i suoi romanzi, ma esordiente come regista. Poi che tra gli interpreti ci sono due grandi attori: Toni Servillo e Alessio Boni. A tacere di Jean Reno e Greta Scacchi. 

Chi seguirà il mio consiglio (spero di essermi guadagnata un po’ di fiducia da parte vostra) potrà immergersi nella nebbia di luoghi che raramente fanno da scenario al cinema, anche italiano: la Val di Fassa, il lago di Carezza, i paesi ai piedi del Latemar, vicino a Vigo di Fassa. Insomma, ci sono sufficienti elementi per suscitare il vostro interesse.

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Qualcuno l’ha presa

#LaRagazzaNellaNebbia.  Mi ha colpito questa scena: l’agente speciale Vogel parla del caso per la prima volta ai suoi uomini. Indaga sulla scomparsa di una sedicenne in un paesino delle Alpi abitato da una comunità molto religiosa. Poco dopo, sarà chiaro che vuole i riflettori dei media sulle indagini: per avere più mezzi, più possibilità di trovare il colpevole e celebrità e prestigio personale.

La regia del vino


#RitornoInBorgogna (“Ce qui nous lie” – Ciò che ci lega, il titolo originale) racconta la storia di tre fratelli – Jean, Juliette e Jérémie – che si riuniscono per gestire l’azienda agricola lasciatagli dal padre. Nel corso di un anno, al ritmo del susseguirsi delle stagioni, i tre giovani adulti riscoprono e reinventano i loro legami familiari, grazie alla passione per il vino che li unisce.

“Nel 2010 ho contattato alcuni viticoltori che conoscevo – racconta il regista Cédric Klapisch in merito all’idea da cui nasce il film – perché non avevo mai partecipato ad una vendemmia ed ero curioso di vedere come svolgessero il loro lavoro. Mi sono detto, senza sapere davvero il perché, che c’era qualcosa di significativo in questo. Nel 2011 sono tornato per osservare il raccolto, ma, a differenza dell’anno precedente, il tempo era grigio, aveva piovuto molto e i grappoli erano molto meno belli. Potevo vedere chiaramente come il processo di vinificazione fosse legato alle sfumature del tempo”.

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Verdone e Borotalco


Lucio Dalla diede due canzoni a Borotalco. Sul manifesto misero il mio nome minuscolo e il suo gigantesco. Mi telefonò urlando: siete impazziti? Se il film non mi piace faccio causa. Andò al l’anteprima di Bologna e se lo vide sdraiato per terra. Sentì l’applauso e il giorno dopo mi richiamò: ho capito che mi avete fatto un omaggio. (La Repubblica, 1 novembre 2017)

La la land

Io ve ne parlo, anche se molti di voi, lo avrete già visto: se così fosse, fatemi sapere se condividete il mio punto di vista che è quello davvero stupefatto di chi esce dal cinema, come raramente avviene, quasi imbambolato dalla bellezza non ordinaria dispensata dalla pellicola.

Già, perché questo, secondo me, non è un film “normale”: per oltre due ore ti porta via dall’ordinarietà, nonostante la semplicità della storia e dei temi che affronta. Di straordinario ci sono gli attori protagonisti, la musica, il jazz, le coreografie, l’intreccio tra realtà e sogno, tra racconto e canto. Ci sono momenti in cui sembra un cartone disneyano, a tratti ricorda i vecchi film con i maestri di tip tap: celebra l’America in cui c’è posto per tutti e dove ogni aspirazione, anche la più ardita, può trovare realizzazione. L’America del grande cinema e della forza liberatoria e rivoluzionaria del jazz. “Largo ai ribelli, a chi sa smuovere l’acqua dal mare”: questa è l’energia che anima i due protagonisti.

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Talenti sprecati

#ChiM’haVisto  Oggi vi racconto di una commedia un po’ grottesca, tutta ambientata in Puglia, a Ginosa. Come immaginerete leggendo gli attori protagonisti, qui la chicca vera sono Giuseppe Fiorello e Pierfrancesco Favino. Il primo interpreta Martino, un talentuoso chitarrista che però non riesce ad uscire dall’oscurità della terza fila del palco, dietro a musici più presenzialisti e a star del calibro di Jovanotti. Il secondo è Peppino, un perfetto nullafacente di paese, con modi da cow boy e accento tarantino stretto: ogni giorno, nella controra, aspetta la sambuca con la mosca sulla sua Ape Piaggio utilizzata per “giri turistici nelle Murge” a cinque euro.

1504697560412Il tema del racconto, ispirato ad un personaggio reale, amico del regista, è serio ed anche malinconico: chi è bravo spesso non riesce a “sfondare” per ragioni imperscrutabili, anche legate all’essere troppo timido, troppo onesto, troppo leale. “Non c’è cosa peggiore del talento sprecato”, dice Mannarino (ve la ricordate Vivere la vita? Guardatela e riascoltatela qui). D’altronde lo predicò anche Gesù: ché la parabola dei talenti te la ricordi anche avendo rimosso ogni altro insegnamento catechistico, per la sua sempre stupefacente attualità.

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Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. (Martin Scorsese)