Archivi tag: America

Homeland

Sono uscita a malincuore dal “tunnel” di questa serie televisiva al fulmicotone (che sconsiglio a chi non ha le coronarie a posto) e mi accingo a cercare, fuori da Netflix, la sesta e la settima stagione, visibili su Sky (Fox, canale 112).

Dodici puntate per stagione, ciascuna di circa 50 minuti: dal 2011, gli appassionati di spionaggio, antiterrorismo, intrighi internazionali, possono immedesimarsi nei diversi personaggi della storia, scegliere il proprio eroe, stupirsi di quanto la realtà (la nostra) possa superare la fantasia di Gideon Raff, l’ideatore (ispiratosi alla serie israeliana Hatufim, nota anche con il titolo Prisoners of War).

Continua a leggere Homeland

The Irishman

Questo film, disponibile su Netflix, è per chi ama Quei bravi ragazzi (Scorsese, 1990) e non si rassegna al tempo che è trascorso e a vedere invecchiati i protagonisti che, fatta eccezione per Al Pacino, corrispondono con gli attori di The Irish man.

Ritroviamo, in un gioco incredibile di trucco, che li ringiovanisce e incanutisce (sottolineando l’onnipotenza del cinema e la sua capacità di annullare, agli occhi dello spettatore, la dura realtà degli anni che passano), Bob De Niro nelle vesti dell’irlandese Frank e Joe Pesci, che interpreta Russel, un boss “elegante” di origine catanese.

Continua a leggere The Irishman

Boy erased

Nella versione italiana, Vite cancellate. Ma come spesso accade è più efficace, perché più vero, il titolo originale. Questo film infatti parla di ragazzi. Non genericamente di “vite”. Di adolescenti che si affacciano al confine dell’esperienza da adulti e che gli adulti pretendono di arginare in un modello ritenuto giusto.

Aggravata, la pretesa, dal fatto che riguardi le scelte più intime della persona, cioè quelle sessuali. E pensate, quando vi apprestate ad entrare al cinema, che ciò che vi viene raccontato dal regista e attore australiano Joel Edgerton è (tristemente) vero; ed avviene (uso il presente) in molti Stati americani, quelli più conservatori, quelli rurali e confessionali, dove evidentemente l’omosessualità costituisce ancora oggi un problema da arginare.

Continua a leggere Boy erased

The mule

Il corriere, in italiano. Ma il titolo originale mi piace di più, ha in sé una capacità espressiva maggiore, rispetto a un’attività dove viene richiesto solo di andare e tornare, senza pensare. Portando un carico con sé, che deve necessariamente arrivare a destinazione. Niente domande, niente fermate, niente deviazioni. In questo consiste il lavoro della terza età di Earl Stone, che fino a quasi novant’anni si era dedicato solo a bulbi e fiori e colori e gare di innesto.

È lui il personaggio scelto da Clint Eastwood per il suo film, dove è attore e protagonista a quasi 89 anni di età, un vero record man, non credete? Infatti, sebbene la sua ultima pellicola (Attacco al treno: qui potete rileggere la mia netta stroncatura) mi avesse fatto pentire di avere sprecato i pochi euro del biglietto, ho pensato che non si potesse perdere l’impresa coraggiosa di un grande protagonista del cinema internazionale che si mette in gioco ad un’età in cui molti, se hanno la fortuna di vivere, a stento riescono a fare i nonni. Insomma Clint-Earl: ed è una storia vera, scelta evidentemente anche per una percepita comunanza caratteriale. Sembra quasi che non reciti, per quanto è se stesso, il regista, dietro la cinepresa che dirige.

Continua a leggere The mule

Green Book

Credo di non esagerare nel giudicare Green book uno dei più bei film che ho visto, senza ulteriori specificazioni o limitazioni temporali. È infatti un’opera magnifica e necessaria, oggi come ieri; indispensabile perché profonda su temi ancora attuali; esteticamente bella, godibile grazie alla sua straordinaria colonna sonora (il protagonista è il grande pianista Don Shirley: è ispirato a una storia vera); divertente come solo dialoghi intelligenti e brillanti possono esserlo.

Peter Farrely (noto per tutt’altro genere di film: Tutti pazzi per Mary e Scemo & più scemo) ci racconta l’amicizia (vera e durata per tutta la loro vita) tra un buttafuori italoamericano, Tony Lip, interpretato da un incredibile Viggo Mortensen (che per entrare nel personaggio è dovuto ingrassare di ben 20 kg!) e Don Shirley, un noto, elegantissimo e raffinato musicista afroamericano (Mahershala Ali, visto anche in House of cards e premiato agli ultimi Golden Globe come migliore attore non protagonista per questo ruolo).

Continua a leggere Green Book

Vice

Dobbiamo ammettere che è pura chimera, oggi, pensare ad un politico che fa della strategia coltivata nella assoluta riservatezza la sua cifra stilistica. Siamo circondati da schiamazzi: arriva prima l’annuncio, poi la polemica, poi l’insulto. Poi, forse, qualcuno comincia a chiedersi “di cosa stiamo parlando?”.

Anche per questa ragione Vice mi è parso un film necessario da vedere, oltre che per conoscere un personaggio della nostra storia contemporanea tanto importante quanto ignorato dai più (me compresa): ma per una sua scelta precisa, evidentemente, di coltivare ed esercitare il potere a fari spenti. Vi dirò: la considero una ragione sufficiente per nutrire una simpatia pregiudiziale nei confronti del protagonista, Dick Cheney. Per molti versi ingiustificata, lo ammetto, perché l’uomo è pieno di chiaroscuri, con una prevalenza degli scuri: ma, dopo le oltre due ore di racconto di mezzo secolo di storia americana, vista dai corridoi del Congresso e dalle anticamere della Casa Bianca, rimarrà sospeso il vostro giudizio sul vice presidente di George W. Bush. Il regista si muove tra gli eventi storici e la vita privata di Cheney in modo del tutto originale e spesso spiazzante.

Continua a leggere Vice

Lady bird

Ce ne sono moltissimi di film sull’adolescenza, sugli amori giovanili, sui conflitti generazionali, ma pochi hanno l’originalità e la poesia di Lady bird. Ho letto molti commenti di spettatori italiani che hanno criticato la lontananza (rispetto al nostro mondo italico) delle vite ambientate a Sacramento di cui parla Greta Gerwig. E dunque l’impossibilità di riconoscersi in quei personaggi. Io non l’ho vista così, anzi ho pensato il contrario: ho pensato che Sacramento poteva essere qualunque provincia dello stivale, qualunque piccola città tradizionale e conformista e chiusa della vecchia Europa.

Infatti la giovanissima protagonista, al bivio tra l’adolescenza e quello che viene dopo, da quell’angolo di America vuole scappare via, sogna di andare a studiare in un college a est, immagina la sua esistenza da tutt’altra parte e forse anche per questo si è autorattribuita il soprannome di Lady bird. Non accetta di essere chiamata con il suo di nome (Christine, che pure non è male, ma forse troppo “tradizionale” per lei e per le sue aspirazioni di evasione), arriva addirittura a cancellarlo, insieme al suo cognome, sulle bacheche della scuola.

Continua a leggere Lady bird