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L’amore secondo Isabelle

Di questo film ho letto che l’autrice della sceneggiatura è Christine Angot, nota in Francia come maestra del romanzo autobiografico, della descrizione dei sentimenti all’interno della famiglia. In realtà, proprio la sceneggiatura è ciò che mi è piaciuto di meno e mi ha stupito scoprire che fosse “di autore”: ho trovato i dialoghi davvero noiosi, privi di quella tipica brillantezza del cinema francese, involuti e anche un po’ vuoti, estremamente superficiali. Tanto che non mi è capitato di dovermi appuntare, come sempre succede, “la frase del film”.

Ho anche pensato che fosse voluto quel loop di conversazioni a due sempre sugli stessi temi, intorno all’amore, il sesso, il rapporto di coppia, i comportamenti, le ripicche, le vendette. Di questo infatti, e solo di questo, senza una reale trama, parla il film, che è tutto incentrato su una figura femminile: la bella cinquantenne Isabelle, divorziata, con una figlia di dieci anni, che però, in tutta la storia, si vede soltanto per qualche istante. Non a caso, credo: nella vita di Isabelle non c’è spazio nemmeno per la maternità, il suo unico pensiero, quasi ossessivo, è trovare un uomo che la ami stabilmente, trovare l’amore vero. Invece, si imbatte in una delusione dopo l’altra, in illusioni fatue capaci di portarle solo qualche notte di apparente felicità.

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La casa sul mare

Il botteghino per ora non premia questo film francese, di un regista noto oltralpe per essere capace di descrivere l’amore ed i sentimenti più intimi. I siti web di cinema lo qualificano come “drammatico” ma la storia raccontata da Guédiguain è un semplice spaccato di vita “normale”, di persone “normali”, che hanno superato la mezza età, per diversi motivi a disagio con il mondo che li circonda.

La crisi che ciascuno vive si acutizza a causa della malattia del padre: i tre fratelli, che da anni non condividevano alcunché, si ritrovano nella vecchia casa sul mare costruita dai genitori quando erano ragazzini, incastonata in un calanco sulla costa marsigliese. Uno di loro, Armand, non si è mai allontanato, ha continuato a gestire il ristorante voluto dal padre per omaggiare un ideale di sinistra, di dare cibo buono a tutti. L’altro, Joseph, è un intellettuale inespresso, che si presenta ai familiari accompagnato da una compagna giovanissima, quasi una figlia quanto a differenza di età, che però ben presto si comprende essere già molto lontana da lui ed in procinto di lasciarlo, per un uomo più giovane e per un’esistenza più veloce. La sorella, Angele, è una famosissima attrice teatrale, ha accumulato denaro e notorietà e sono anni che non torna a casa.

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Un amore sopra le righe

“Se assecondassi tutti i tuoi desideri tra pochi anni avresti problemi di erezione” dice Sarah a Victor, all’inizio della loro relazione, poco dopo essere riuscita a farlo innamorare di lei. È anche in questo, nel tono diretto dei dialoghi, la loro movimentata storia d’amore, snocciolata lungo 45 anni di vita, nei quali lei non ha mai voluto perdere quel “ragazzo bellissimo”, il rampollo egocentrico e tormentato, con velleità da scrittore, di una famiglia francese di destra. Il film difende una tesi: “anche se molti non lo credono, è possibile incontrare l’amore irreversibile”.

86409z22vLui è lo scrittore Victor Adelman (interpretato dallo stesso regista Nicolas Bedos), lei la determinata Sarah (Doria Tiller). Gli attori, peraltro, sono compagni anche nella vita. Quando Sarah, studentessa ebrea d’origini modeste, incontra Victor non immagina che diventerà uno dei più affermati scrittori francesi.

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Lady bird

Ce ne sono moltissimi di film sull’adolescenza, sugli amori giovanili, sui conflitti generazionali, ma pochi hanno l’originalità e la poesia di Lady bird. Ho letto molti commenti di spettatori italiani che hanno criticato la lontananza (rispetto al nostro mondo italico) delle vite ambientate a Sacramento di cui parla Greta Gerwig. E dunque l’impossibilità di riconoscersi in quei personaggi. Io non l’ho vista così, anzi ho pensato il contrario: ho pensato che Sacramento poteva essere qualunque provincia dello stivale, qualunque piccola città tradizionale e conformista e chiusa della vecchia Europa.

Infatti la giovanissima protagonista, al bivio tra l’adolescenza e quello che viene dopo, da quell’angolo di America vuole scappare via, sogna di andare a studiare in un college a est, immagina la sua esistenza da tutt’altra parte e forse anche per questo si è autorattribuita il soprannome di Lady bird. Non accetta di essere chiamata con il suo di nome (Christine, che pure non è male, ma forse troppo “tradizionale” per lei e per le sue aspirazioni di evasione), arriva addirittura a cancellarlo, insieme al suo cognome, sulle bacheche della scuola.

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La forma dell’acqua

Il premio Oscar 2018 come migliore pellicola è meritatissimo, e se non fosse che l’interpretazione dell’eroina tragica di Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Frances Mc Dormand) era davvero straordinaria nella sua drammaticità, avrei attribuito a Sally Hawkins la statuetta come migliore attrice protagonista.

Il suo è infatti un ruolo difficilissimo da interpretare: è una giovane donna muta, la sua voce non si sente mai nel film, salvo una scena immaginifica dove il suo distacco dalla realtà (non bella) che la circonda comincia a farsi più evidente. Deve quindi “compensare” con l’espressività del viso e del corpo l’assenza di suono, e questo la rende una creatura diversa e dotata di una sensibilità superiore.

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A casa tutti bene

Eravamo tutti pronti ad una importante prova di cinema (italiano) guardando il trailer del nuovo film di Muccino, uscito non a caso nel giorno degli innamorati. Perché c’erano, non tutti, ma moltissimi attori importanti, di quelli che fanno la differenza e che attirano il pubblico con il loro solo nome.

Attori che oramai sembra quasi di conoscere confidenzialmente, a chi frequenta le sale ed i teatri (dove spesso per fortuna si incontrano). Attori che sono amici tra loro (e si vede!) e per i quali recitare è solo un modo per essere se stessi, per di più insieme. Questo il primo ed essenziale ingrediente del film: una comunità coesa di persone, di diverse generazioni (anche se, per la maggior parte, nei ruoli fondamentali, degli anni 60 e 70), chiamate a rappresentare, sotto la lente di ingrandimento del regista, il sentimento più nominato del mondo, l’amore, e il “contratto” più discusso è inevitabile del mondo, il matrimonio.

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