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Ella & John

Il titolo originale (sottotitolo sulla locandina italiana) avrebbe comunicato molto meglio il significato del film: “the leisure seeker”, il cercatore di piacere. Il nome del camper che porta Ella e John lontani dalla loro casa e dai loro figli, diretti a sud, verso i luoghi di origine di lei. Partono dal Massachusetts, accompagnati dallo sguardo attento di Paolo Virzì, con l’intenzione di raggiungere la casa di Hemingway, a Key West, attraverso la Road 1.

Per capire di che si tratta servono però alcuni elementi: i due protagonisti sono già nonni, lei ha passato i settanta e lui gli ottanta. John è stato un illustre e brillante professore universitario di letteratura, appassionato di libri e di parole, in particolare quelle ispirate e poetiche dell’autore de Il vecchio e il mare. Il loro amore è nato a prima vista ed è evidente che la sua intensità non si è affievolita né con gli anni né con le malattie.

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Benedetta follia

I puristi del cinema (io lo amo e basta e ci vado perché mi fa stare bene), quelli che sparano a zero sulle produzioni italiane a prescindere, già si scatenano a stroncare il nuovo film di Carlo Verdone: a dire che la sua vis comica si è esaurita con il trascorrere degli anni e che Benedetta follia è una commediola debole e addirittura volgare. Il grande successo di questi primi giorni nelle sale dice però che il regista e attore romano attira moltissimo il pubblico, già con il suo nome.

Al cinema poi ho visto persone di tutte le età ridere con le lacrime e alla fine applaudire (nella Capitale però: come giocare in casa allo stadio Olimpico). Detto questo, non mi va di formulare un giudizio su Carlo Verdone. Io la penso così: uno come lui, con i personaggi che ha creato ed il suo legame stretto con il passato della commedia italiana, non si discute. Certo, il film ha degli alti e bassi ed anche qualche situazione un po’ banale e rassicurante (il sul rapporto con la bella infermiera interpretata da Maria Pia Calzone). Ma la trama è divertente ed anche un po’ eretica (perfino troppo: ai limiti del non credibile).

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Quo vado?

Non poteva mancare tra le mie seconde visioni: la storia si incentra sulla esaltazione tutta da prima repubblica del “posto fisso”. Alla prima repubblica è dedicato anche l’esilarante pezzo canoro, il singolo della colonna sonora, “con un’unghia incarnita eri un invalido tutta la vita; la prima repubblica non si scorda mai”.

A impreziosire quel periodo storico, ancora così vicino, ci sono i cammei di Lino Banfi, Maurizio Micheli e le canzoni di Al Bano e Romina (ovviamente la parte del leone la fa la Puglia). Quella filosofia di vita così radicata, insieme a tutti gli altri luoghi comuni italici più atavici (dal mammismo sfrenato, al saltare le file, al clacson al semaforo se quello davanti non parte in tempo reale allo scattare del verde) è messa in pericolo dalle “riforme della pubblica amministrazione”, dalla abolizione delle Province: una evenienza attualissima, nelle cui maglie capita Checco che deve rinunciare al suo posto fisso quanto inutile all’ufficio caccia e pesca a cinque metri dalla casa dei genitori dove nonostante i quasi 40 anni lui vive placidamente, tra zabaioni e camice stirate.

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Rosso Istanbul

L’undicesimo film di Ozpetek non supera il “ni” del giudizio di MyMovies e non arriva a 4 stelle su Coming Soon. Non vorrei apparirvi “tifosa”, ma proprio non lo capisco. Ci ho anche riflettuto, perché quando si esce dal cinema è necessario lasciare passare un po’ di tempo prima di formulare giudizi, positivi o negativi che siano. Ebbene, si tratta di un lavoro forse meno semplice da comprendere di quelli precedenti, molto più immediati soprattutto nel finale. Ma il valore è indiscutibile, per diverse ragioni sia estetiche che di contenuti.

395773Partiamo dalla protagonista principale che è la città: non è uno sfondo, ma il perno del racconto. Le visioni di Istanbul hanno la regia di un innamorato lontano: Ferzan abita al quartiere ostiense, a Roma, vicino al gazometro. Ma il suo cuore (il rosso del titolo), la parte più profonda di sè, sono rimasti lì, in questa enorme e contraddittoria città che si presta ad essere una “prima donna” per artisti e scrittori.

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