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Un nemico che ti vuole bene

Immaginate che un estraneo in cui incappate in circostanze difficili, del quale non conoscete nulla, vi chieda chi sono i vostri nemici, offrendosi di eliminarli, di alleviare la vostra vita così, in un colpo (di pistola). È più o meno questa l’idea che ispira la storia raccontata da Denis Rabaglia, che la rende una buona prova di cinema psicologico, un film di riflessione.

Fa pensare, vedendolo, cosa avrei risposto io? Chi sono le persone da cui sono circondato? Quelle che appaiono, oppure dei traditori, bugiardi, interessati magari ai nostri beni e non al nostro bene? La domanda viene posta, nella finzione, ad un professore di astrofisica dell’Università di Bari, interpretato da Diego Abatantuono; e chi gliela pone è un ragazzo che, in una notte di burrasca, Enzo (il protagonista) rischia di investire con l’auto, trovandolo ferito ed insanguinato da un colpo di arma da fuoco.

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Ricchi di fantasia

Dopo Il tuttofare (di Valerio Attanasio: se ve lo siete perso, recuperatelo assolutamente!) era chiaro che Sergio Castellitto avesse raggiunto una maturità di attore tale da essere di certo considerato uno dei nostri migliori, adatto a quei ruoli tipici e complessi (divertenti ed amari insieme) della buona commedia italiana.

Anche in questo caso dà ottima prova di sé, concentrando nel personaggio che interpreta (che si chiama proprio Sergio, e Sabrina quello della Ferilli: come se entrambi altri non facessero che se stessi) diversi eccessi umani, alti e bassi: un geometra “decaduto” a carpentiere per la cattiva sorte e la crisi, con una famiglia da mantenere, pesante ed esigente, una moglie perennemente nervosa e rivendicante (brava è credibile Paola Tiziana Cruciani), un amore clandestino (per Sabrina) consumato nel camioncino da lavoro, nella campagna romana con lo sfondo arcaico dell’acquedotto.

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Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?

È l’inizio del film di Genovesi, quando scopriamo che i due protagonisti si amano. A Berlino. Ma devono dirlo ai genitori, in Italia. Da qui in poi il racconto si sviluppa con leggerezza e ironia, arricchito da battute divertenti e con la giusta dose di anticonformismo.

#PuoiBaciareLoSposo

Puoi baciare lo sposo

Una rivisitazione molto attualizzata di Indovina chi viene a cena: il tema è quello, presentare, in un contesto familiare tradizionale (la tavola del pranzo, possibilmente in una festa comandata) il proprio innamorato con insieme la notizia bomba “abbiamo deciso di sposarci”.

A parte questo link con la storia del cinema, il film di Genovesi è originale, ben scritto (la sceneggiatura è a quattro mani del regista e di Giovanni Bognetti), divertente e recitato ad arte (avete visto che attori?), insomma consigliabile in questa domenica elettorale probabilmente piovosa (se non peggio) dove una risata potrà certamente servire. D’altronde, il sindaco di Civita di Bagnoregio, interpretato dal meraviglioso Abatantuono, dice saggiamente ai suoi assessori “l’ironia è sempre servita per risolvere i problemi”, salvo poi scoprire di non averne nemmeno un po’ nell’affrontare le questioni della propria vita e le scelte più intime dell’unico figlio maschio.

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Belli di papà

Su Canale5 stasera. Il film (una commedia leggera con un tema però di sostanza: quello del rapporto con i figli quando diventano adulti, magari diversi da ciò che vorresti e malati di cronica ingratitudine) ha la sua spina dorsale nell’interpretazione di Abatantuono (Vincenzo) che un po’ mette in scena se stesso, il milanese “arrivato” grazie al duro lavoro, che non rinnega ma anzi esalta le proprie origini pugliesi.

I suoi tre ragazzi vivono da privilegiati (senza nemmeno esserne coscienti) con l’unica carenza vera dell’avere perso molto presto la mamma (l’altra carenza che lamentano, quella dell’attenzione e del “tempo” paterno, non è vera, piuttosto fa parte dell’ingratitudine che ho detto: troppo facile lamentarsi delle mancanze dei genitori, nei ritagli di tempo tra una vacanza a Ibiza e un trattamento estetico, dopo un faticoso shopping griffato).

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L’ora legale

Ficarra e Picone, è vero, fanno morire dal ridere: ma vi assicuro che questo è il film (per me) più triste e realmente pessimista della stagione. Realmente perché, con ironia ma senza veli e nascondimenti, fotografa “come siamo”. La nostra società, i politici, la politica, i cittadini. 

Pessimista perché non dà speranza di redenzione e ci dice: l’onestà e le regole ci piacciono solo in vetrina. Quando “qualcuno” davvero le applica e ce le applica, apriti cielo. Questa è la storia di un paesetto siciliano, che rappresenta però l’archetipo del Comune italico dominato, da tempo immemorabile, da una politica maneggiona e affarista, se non corrotta e collusa. Avete presente? Lì il sindaco tratta la “cosa pubblica” come “cosa propria”: piazza nei posti giusti gli amici o chi gli assicura ricompense di varia natura; tollera illegalità in cambio di benevolenza e voti; distribuisce favori traendone come corrispettivo potere e denaro, nelle diverse forme in cui il denaro (per questo tipo di esemplare umano) può manifestarsi.

Ad un certo punto si crea, in città, un sentimento di ribellione al rassicurante “sistema” che pareva impossibile da sradicare: in occasione delle elezioni amministrative, a fronteggiare il “vecchio” sindaco, si fa avanti un aspirante primo cittadino che fa del rispetto delle leggi dei regolamenti dell’ambiente della natura il clou del proprio programma politico. La “gente” plaude, applaude, sostiene e, finalmente, vota.

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