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Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?

È l’inizio del film di Genovesi, quando scopriamo che i due protagonisti si amano. A Berlino. Ma devono dirlo ai genitori, in Italia. Da qui in poi il racconto si sviluppa con leggerezza e ironia, arricchito da battute divertenti e con la giusta dose di anticonformismo.

#PuoiBaciareLoSposo

Puoi baciare lo sposo

Una rivisitazione molto attualizzata di Indovina chi viene a cena: il tema è quello, presentare, in un contesto familiare tradizionale (la tavola del pranzo, possibilmente in una festa comandata) il proprio innamorato con insieme la notizia bomba “abbiamo deciso di sposarci”.

A parte questo link con la storia del cinema, il film di Genovesi è originale, ben scritto (la sceneggiatura è a quattro mani del regista e di Giovanni Bognetti), divertente e recitato ad arte (avete visto che attori?), insomma consigliabile in questa domenica elettorale probabilmente piovosa (se non peggio) dove una risata potrà certamente servire. D’altronde, il sindaco di Civita di Bagnoregio, interpretato dal meraviglioso Abatantuono, dice saggiamente ai suoi assessori “l’ironia è sempre servita per risolvere i problemi”, salvo poi scoprire di non averne nemmeno un po’ nell’affrontare le questioni della propria vita e le scelte più intime dell’unico figlio maschio.

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Belli di papà

Su Canale5 stasera. Il film (una commedia leggera con un tema però di sostanza: quello del rapporto con i figli quando diventano adulti, magari diversi da ciò che vorresti e malati di cronica ingratitudine) ha la sua spina dorsale nell’interpretazione di Abatantuono (Vincenzo) che un po’ mette in scena se stesso, il milanese “arrivato” grazie al duro lavoro, che non rinnega ma anzi esalta le proprie origini pugliesi.

I suoi tre ragazzi vivono da privilegiati (senza nemmeno esserne coscienti) con l’unica carenza vera dell’avere perso molto presto la mamma (l’altra carenza che lamentano, quella dell’attenzione e del “tempo” paterno, non è vera, piuttosto fa parte dell’ingratitudine che ho detto: troppo facile lamentarsi delle mancanze dei genitori, nei ritagli di tempo tra una vacanza a Ibiza e un trattamento estetico, dopo un faticoso shopping griffato).

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L’ora legale

Ficarra e Picone, è vero, fanno morire dal ridere: ma vi assicuro che questo è il film (per me) più triste e realmente pessimista della stagione. Realmente perché, con ironia ma senza veli e nascondimenti, fotografa “come siamo”. La nostra società, i politici, la politica, i cittadini. 

Pessimista perché non dà speranza di redenzione e ci dice: l’onestà e le regole ci piacciono solo in vetrina. Quando “qualcuno” davvero le applica e ce le applica, apriti cielo. Questa è la storia di un paesetto siciliano, che rappresenta però l’archetipo del Comune italico dominato, da tempo immemorabile, da una politica maneggiona e affarista, se non corrotta e collusa. Avete presente? Lì il sindaco tratta la “cosa pubblica” come “cosa propria”: piazza nei posti giusti gli amici o chi gli assicura ricompense di varia natura; tollera illegalità in cambio di benevolenza e voti; distribuisce favori traendone come corrispettivo potere e denaro, nelle diverse forme in cui il denaro (per questo tipo di esemplare umano) può manifestarsi.

Ad un certo punto si crea, in città, un sentimento di ribellione al rassicurante “sistema” che pareva impossibile da sradicare: in occasione delle elezioni amministrative, a fronteggiare il “vecchio” sindaco, si fa avanti un aspirante primo cittadino che fa del rispetto delle leggi dei regolamenti dell’ambiente della natura il clou del proprio programma politico. La “gente” plaude, applaude, sostiene e, finalmente, vota.

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