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Una giusta causa

Questo film mi ha molto appassionata, sopratutto perché e biografico; ed esce in un periodo storico in cui mi pare che in tema di condizione femminile si stia tentando una clamorosa marcia indietro. A volte, con l’incredibile (ed imperdonabile) complicità delle stesse interessate.

La regista Mimi Leder (la prima donna a essere ammessa all’American Film Institute: anche lei dunque una pioniera!) mette in scena la vita di una persona davvero importante nella storia della lotta contro le discriminazioni di genere (considerate che il titolo originale è: On the basis of sex, che allude proprio ai condizionamenti di ogni sorta attuati, anche con leggi statali, in base all’appartenenza al sesso maschile o femminile).

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Chiamami col tuo nome

Questo 2018 cari cinefili è cominciato davvero alla grande. E vedere l’ultimo film di Guadagnino è un’esperienza a cui non sottrarsi. Per una serie di ragioni estetiche e sostanziali, di pura bellezza filmica e di contenuti. Di immagini e di parole.

Non può esservi sfuggito che la sceneggiatura è di James Ivory: ed infatti, nonostante la storia sia ambientata “da qualche parte in Lombardia” nel 1983, ci sono diversi momenti in cui, non sapendolo, pensereste di “trovarvi” nella campagna inglese. O in una vecchia casa di signori britannici, tra libri, caminetti e oggetti antichi. Alla raffinatezza immediatamente percepibile agli occhi dell’autore d’oltre Manica si sposa alla perfezione la capacità introspettiva del regista che si focalizza sui personaggi con profondità, tanto da fare “sentire” in modo tattile allo spettatore ciò che provano i protagonisti del racconto.

Lo sconvolgimento dell’innamoramento e dell’irrefrenabile attrazione fisica, l’ansia nel contare le ore che separano il presente all’incontro della mezzanotte, il senso di vuoto del distacco, l’incertezza sull’essere se stessi. Insomma, forma e sostanza. La storia (tratta dal romanzo omonimo di Andrè Aciman) è quella dell’incontro tra Elio, un diciassettenne geniale, capace di suonare e comporre, colto ed appassionato, e Oliver, studente americano di ventiquattro anni, bello e disinvolto, ospite dei genitori del ragazzo nella villa di famiglia, vicino Crema.

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