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Ad astra

Brad Pitt, ancora lui (per di più, questa volta, anche produttore del film). Dopo la grande prova nell’ultima opera di Tarantino (C’era una volta…a Hollywood, in cui era Booth, un simbolo positivo di lealtà ed amicizia) lo vediamo destreggiarsi nelle vesti di un ingegnere spaziale, astronauta per nascita, essendo il figlio di uno dei più grandi navigatori stellari, sperduto da due decenni tra i pianeti più lontani.

La storia è ambientata nel futuro, in parte girata negli studios holliwoodiani, tra simulatori di volo ed immagini digitali; in parte in location reali, come le dune di Dumont nel Deserto del Mojave e i tunnel in disuso della città di Los Angeles (alcune sequenze sotterranee di Marte sono girate lì).

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C’era una volta a Hollywood

Chi ama Tarantino teme che il proposito di arrivare a dieci (e non più dieci) film sia reale e, considerando la caratura del personaggio (un genio folle che non parla a vanvera), scommetterei di sì: siamo già, con questa, alla pellicola numero 9, e ci avviciniamo purtroppo agli sgoccioli. All’uscita del cinema, il primo banale pensiero è stato un confronto mentale con The hateful eight, ottavo capolavoro di Quentin (ve ne ho parlato qui). Ma subito mi sono resa conto che era un errore paragonare tra loro i film di questo regista: in tutti c’è la sua impronta, il suo “marchio di fabbrica”, spesso insanguinato, l’inimitabile stile che ciascuno spettatore va a cercare anche nelle opere di altri (in questo caso rimenandone spesso deluso: è facile scivolare nello splatter o nel nonsense).

70621528_485010549000575_1431537338768424960_nIn C’era una volta…a Holliwood c’è ancora molto West, anche i due personaggi principali sono sostanzialmente due cowboy, per finzione ma anche per vocazione. Pensate: per quasi tre ore vedrete Leonardo Di Caprio e Brad Pitt che riempiono lo schermo, padroni assoluti della scena; impossibile dire chi sia il più bravo, perché entrambi danno il meglio di sé, come se avere dietro la macchina da presa quel genio estremo di Quentin consentisse loro di oltrepassare, ciascuno, il proprio ideale limite di performance attoriale. Continua a leggere C’era una volta a Hollywood