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Un sogno chiamato Florida

Il titolo originale di questo bellissimo film, che vi farà guardare il mondo e le sue brutture, per quasi due ore, con gli occhi di un bambino, è The Florida project. La traduzione italiana quindi è decisamente colorata di rosa, edulcorata. Ma in quel motel di rosa (e violetto, per dare l’impressione di un luogo fiabesco) c’è solo la pittura che il manager Bobby (un eccezionale e rassicurante William Dafoe) spennella sulle pareti per coprire le scrostature e nascondere i segni delle vite diseredate che abitano quelle stanze.

Già, perché il Magic Castel Hotel, nonostante sia a forma di maniero delle favole, nonostante confini con i parchi tematici di Orlando, nonostante sia estate e i tramonti della Florida siano mozzafiato, è un luogo marginale, di poveri cristi, di gente che fa fatica anche a pagare l’affitto e a trovare i soldi per il fast food. È qui, in questo teatro ristretto e finto, colorato e disperato, che si svolge il racconto, i cui assoluti protagonisti sono dei bambini.

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Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Vi parlo di un film da sei nomination all’Oscar 2018 (tra le quali miglior film, migliore attrice protagonista e migliore sceneggiatura originale) e vincitore dell’ultimo Golden Globe. Quindi di qualcosa che credo non possa non vedersi, nel panorama cinematografico di quest’anno.

Il regista non è di quei nomi che il grande pubblico conosce e che attira gli spettatori a scatola chiusa. È un commediografo britannico di origini irlandesi, uno che ha un curriculum teatrale più ampio di quello del grande schermo. Qualità alta, in questo caso anche per la sceneggiatura. Tanto alta che questo film potrebbe, secondo me, essere “scambiato” per un pulp movie di Tarantino.

Già, perché il livello di violenza, freddezza e disumanità è quello. Il racconto di un pezzo di America dove è labile il confine tra i buoni e i cattivi (e quasi tutti sono cattivi); e dove anche la polizia usa la forza senza formalizzarsi troppo sulle regole da rispettare. Una specie di far west, questa è l’impressione per lo spettatore. La storia è ambientata oggi, ma Ebbing nel secondo decennio degli anni duemila è come un villaggio di pionieri, pieno di insidie e senza giustizia.

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