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The Farewell

Questo film, uscito alla vigilia del Natale 2019, è stato davvero un bel regalo per tutti coloro che amano la delicatezza, l’ironia e l’originalità nel raccontare e descrivere situazioni (anche le più semplici e quotidiane) che è tipica del cinema orientale.

La regista cinese Lulu Wang è al suo primo lungometraggio ed affronta un tema così umano e comune che credo coinvolga tutti gli spettatori, innanzitutto con la domanda: cosa avrei fatto al posto loro? La storia è corale, non c’è un solo protagonista, sebbene i personaggi chiave siano nonna e nipote.

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Arrivederci Professore

Johnny Deep ha un ruolo insolito in questo film: lo vedrete nelle vesti drammatiche e a tratti grottesche di un professore universitario di letteratura, cinquantenne, del New England.

Borghesia colta, qualche buon amico, un matrimonio infelice, una figlia ribelle. La moglie lo tradisce freddamente nel suo stesso ambiente di lavoro: una rivelazione che lo lascia praticamente indifferente, forse perché non la ama più, forse perché ha appena scoperto di avere davanti pochi mesi di vita. Il tema è questo: semplice, ma universale. Banale ed insieme drammatico e tagliente: ogni spettatore si è messo al posto del protagonista, in quel colloquio apparentemente asettico con il medico, che lo informava della situazione.

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Domani è un altro giorno

La storia agrodolce che racconta Simone Spada non è nuova, ma una rivisitazione all’ombra del Colosseo di un bel film spagnolo del 2015 “Truman, un vero amico è per sempre”. Ho visto entrambi e non posso che considerare meglio riuscito l’esperimento nostrano, grazie soprattutto, come immaginerete, all’interpretazione dei due (veri) amici, anche nella vita, Giallini e Mastandrea (guardate questo breve video).

Il regista è al suo secondo lungometraggio: il primo, Hotel Gagarin aveva un’originalità un po’ onirica, come vi ho raccontato lo scorso anno qui. Stavolta di onirico invece non c’è niente, perché il tema centrale del racconto è la malattia, quella del secolo, di cui tutti hanno paura, anche se non lo dicono. Il cancro colpisce Giuliano, un attore teatrale poco più che cinquantenne, noto negli ambienti artistici romani, un seduttore, come lui stesso si definisce, al passato, in un momento di autentica disperazione.

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