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Cetto c’è senzadubbiamente

Se qualcuno avesse ancora bisogno (coi tempi che corrono) di avere una rappresentazione iconografica del politico populista, vada al cinema a vedere che fine ha fatto Cetto, dopo essere emigrato in Germania ad esportare le sue “idee” e il suo stile di vita. Questo film è il terzo di una trilogia sul geniale personaggio creato da Antonio Albanese, dopo Qualunquemente, del 2011, e Tutto tutto, niente niente, del 2012. Vi avverto: il primo è il vero capolavoro comico; il secondo, come ricorderete, non ha avuto lo stesso successo. Cetto c’è è consigliato (solo) ai super appassionati, perché non aggiunge molto a quanto avrete già apprezzato di lui.

cetto-ce-senzadubbiamenteSemplicemente continua sulla scia degli avverbi spericolati e approfondisce con ulteriori amenità una figura che ormai è (purtroppo) entrata nel nostro DNA di cittadini elettori: quella del politico che fa delle promesse (non mantenute) il suo strumento di caccia, che scientemente prende in giro, e con un certo gusto, chi ha l’ingenuità o forse la stupidità di ascoltarlo. La cosa migliore del film è in alcune “tirate” di Cetto su come prendersi gioco del popolo, dandogli a bere di quanto sia necessario tornare alla monarchia e abbandonare l’ormai vetusta, abusata ed inutile democrazia.

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Hotel Gagarin

L’opera prima di Simone Spada (regista torinese quarantacinquenne, con esperienza in film importanti, come Lo chiamavano Jeeg Robot e con attori popolari come Checco Zalone) è coraggiosa e originale,anche grazie alla scelta degli interpreti, bravi, bravissimi, a calarsi in un contesto quasi onirico, rasserenante e poetico.

Un contesto in cui, secondo me, è maestro Battiston, ma nel quale danno ottima prova di sé anche Amendola, Argentero e Bobulova. Tutti personaggi accomunati da esistenze un po’ sfortunate, mediocri, irrealizzate. Amendola è un elettricista, Argentero un fotografo di matrimoni, Battiston un (inascoltato) professore di storia, come ripiego alla sua vera passione: il cinema.

Scrive sceneggiature, immagina storie. Ma non trova chi lo apprezzi, le idee rimangono nei cassetti e con esse la convinzione che diventare un regista sia un sogno irrealizzabile. Bobulova è una elegante signora arrivata a Roma dalla Russia, che se la cava con affari vari, sempre in bilico con l’illegalità.

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