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Smetto quando voglio 2

Il film è stasera su Rai3, recuperatelo. Vi dico la verità: non ero particolarmente convinta di vederlo nelle sale, nonostante i notevoli risultati al botteghino ed il conclamato successo di pubblico di queste settimane. Primo perché è un sequel (la seconda parte di una trilogia già prevista) e non ho visto il primo; secondo perché non mi dava l’impressione di avere grande sostanza. Invece, superando queste perplessità, sono andata a vederlo e vi assicuro: è originale e ben girato, attori bravissimi.

Non sembra un film italiano, un po’ come Jeeg Robot. Anche per il ritmo, la fotografia e la colonna sonora, potente ed incalzante, veloce come i cervelli dei protagonisti. Loro sono dei ricercatori, dei giovani scienziati, dei geni disoccupati. Anziché essere in fuga all’estero, per sbarcare il lunario, mettono su una banda ma finiscono nelle grinfie della giustizia, chi in carcere chi ai servizi sociali. Ora però, in questa seconda fase della loro storia, possono riconquistare la libertà e la dignità collaborando con la polizia, alla ricerca dei produttori delle nuove droghe, quelle ancora lecite. Perché non conosciute. Dunque pericolosissime.

 

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Talenti sprecati

#ChiM’haVisto  Oggi vi racconto di una commedia un po’ grottesca, tutta ambientata in Puglia, a Ginosa. Come immaginerete leggendo gli attori protagonisti, qui la chicca vera sono Giuseppe Fiorello e Pierfrancesco Favino. Il primo interpreta Martino, un talentuoso chitarrista che però non riesce ad uscire dall’oscurità della terza fila del palco, dietro a musici più presenzialisti e a star del calibro di Jovanotti. Il secondo è Peppino, un perfetto nullafacente di paese, con modi da cow boy e accento tarantino stretto: ogni giorno, nella controra, aspetta la sambuca con la mosca sulla sua Ape Piaggio utilizzata per “giri turistici nelle Murge” a cinque euro.

1504697560412Il tema del racconto, ispirato ad un personaggio reale, amico del regista, è serio ed anche malinconico: chi è bravo spesso non riesce a “sfondare” per ragioni imperscrutabili, anche legate all’essere troppo timido, troppo onesto, troppo leale. “Non c’è cosa peggiore del talento sprecato”, dice Mannarino (ve la ricordate Vivere la vita? Guardatela e riascoltatela qui). D’altronde lo predicò anche Gesù: ché la parabola dei talenti te la ricordi anche avendo rimosso ogni altro insegnamento catechistico, per la sua sempre stupefacente attualità.

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La strada per la felicità 

Da non perdere assolutamente l’esordio di Michela Andreozzi come regista. Nel film 9 lune e mezza, divertente ma pieno di spunti ed argomenti seri, trattati con ironia ed anticonformismo, lei è anche tra i principali interpreti. La sua è la parte della sorella “sfortunata” perché, ormai giunta ad una certa età di mezzo, non riesce in nessun modo ad avere figli. 

Una condizione comune, che spesso (guardiamoci intorno o dentro casa) manda in crisi le coppie, spegne l’amore, annichilisce la passione. Sorella di Claudia Gerini, che al contrario di figli non ha alcuna intenzione di farne. È ben felice della sua vita senza pensieri, da dividere solo in due (con un compagno istruttore di yoga, vegano, astemio: un inappuntabile Giorgio Pasotti). Tra chi li vuole e non riesce ad averne e chi non li vuole e teme come il fuoco le conseguenze fisiche (smagliature e dintorni) della gravidanza, vince il ginecologo (e chi sennò?): un bravissimo Stefano Fresi, che con un semplice “stratagemma”, vietato in Italia (esattamente come l’adozione di minori da parte di una coppia omosessuale: quella fatta da lui e dal suo compagno di vita, ma in Canada), cerca di risolvere in nove mesi l’annoso problema della vigilessa sterile (la Andreozzi, appunto).

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