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Tutto il mio folle amore

Salvatores si ispira, per il suo ultimo film, presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia 2019, a una storia vera, quella di Andrea e Franco Antonello, padre e figlio, quest’ultimo autistico, che hanno viaggiato in moto per tre mesi dagli Stati Uniti al Sud America.

schermata-2019-10-03-alle-01.18.45La trama del film ha infatti come canovaccio il romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas: qui però siamo nei Balcani, in Dalmazia; i protagonisti partono da Trieste per avventurarsi in quel mondo crudo e roccioso, fuori dal tempo, ma energetico e capace di ispirazione aristica, un po’ in fuga e un po’ alla ricerca di se stessi e del loro rapporto, ritrovato a sorpresa dopo anni di assenza.

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Compromessi sposi

Posso dire senza timore di offendere nessuno che questa volta Abatantuono e Salemme mi hanno fregato. Non so se anche a voi fa questo effetto, ma se vedo un cartellone con la locandina di un film con le loro facce, mi riprometto di andarlo a vedere il giorno stesso dell’uscita nei cinema. Li adoro entrambi, vorrei averli come amici, mi stanno simpatici anche se stanno zitti.

Li considero due autorevoli esponenti della nostra migliore e più intelligente comicità, capaci anche di non esserlo, di parlare di cose serie, di divertire alla radio solo con la loro voce. E gli accenti: milanese e napoletano DOC; portatori autentici della mentalità e del cuore di queste (altre due) capitali italiane. Irresistibile la tentazione di vederli insieme sul grande schermo, a mescolare le loro ironie ed i rispettivi stili caratteristici. Insomma: come facevo a non cascarci? Con l’aggravante che apprezzo anche il regista Micchichè, da poco lodato in Ricchi di fantasia (qui potete rileggere il mio punto di vista).

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Un nemico che ti vuole bene

Immaginate che un estraneo in cui incappate in circostanze difficili, del quale non conoscete nulla, vi chieda chi sono i vostri nemici, offrendosi di eliminarli, di alleviare la vostra vita così, in un colpo (di pistola). È più o meno questa l’idea che ispira la storia raccontata da Denis Rabaglia, che la rende una buona prova di cinema psicologico, un film di riflessione.

Fa pensare, vedendolo, cosa avrei risposto io? Chi sono le persone da cui sono circondato? Quelle che appaiono, oppure dei traditori, bugiardi, interessati magari ai nostri beni e non al nostro bene? La domanda viene posta, nella finzione, ad un professore di astrofisica dell’Università di Bari, interpretato da Diego Abatantuono; e chi gliela pone è un ragazzo che, in una notte di burrasca, Enzo (il protagonista) rischia di investire con l’auto, trovandolo ferito ed insanguinato da un colpo di arma da fuoco.

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Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?

È l’inizio del film di Genovesi, quando scopriamo che i due protagonisti si amano. A Berlino. Ma devono dirlo ai genitori, in Italia. Da qui in poi il racconto si sviluppa con leggerezza e ironia, arricchito da battute divertenti e con la giusta dose di anticonformismo.

#PuoiBaciareLoSposo

Puoi baciare lo sposo

Una rivisitazione molto attualizzata di Indovina chi viene a cena: il tema è quello, presentare, in un contesto familiare tradizionale (la tavola del pranzo, possibilmente in una festa comandata) il proprio innamorato con insieme la notizia bomba “abbiamo deciso di sposarci”.

A parte questo link con la storia del cinema, il film di Genovesi è originale, ben scritto (la sceneggiatura è a quattro mani del regista e di Giovanni Bognetti), divertente e recitato ad arte (avete visto che attori?), insomma consigliabile in questa domenica elettorale probabilmente piovosa (se non peggio) dove una risata potrà certamente servire. D’altronde, il sindaco di Civita di Bagnoregio, interpretato dal meraviglioso Abatantuono, dice saggiamente ai suoi assessori “l’ironia è sempre servita per risolvere i problemi”, salvo poi scoprire di non averne nemmeno un po’ nell’affrontare le questioni della propria vita e le scelte più intime dell’unico figlio maschio.

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Belli di papà

Su Canale5 stasera. Il film (una commedia leggera con un tema però di sostanza: quello del rapporto con i figli quando diventano adulti, magari diversi da ciò che vorresti e malati di cronica ingratitudine) ha la sua spina dorsale nell’interpretazione di Abatantuono (Vincenzo) che un po’ mette in scena se stesso, il milanese “arrivato” grazie al duro lavoro, che non rinnega ma anzi esalta le proprie origini pugliesi.

I suoi tre ragazzi vivono da privilegiati (senza nemmeno esserne coscienti) con l’unica carenza vera dell’avere perso molto presto la mamma (l’altra carenza che lamentano, quella dell’attenzione e del “tempo” paterno, non è vera, piuttosto fa parte dell’ingratitudine che ho detto: troppo facile lamentarsi delle mancanze dei genitori, nei ritagli di tempo tra una vacanza a Ibiza e un trattamento estetico, dopo un faticoso shopping griffato).

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