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Beate

L’idea di Beate era buona e per certi versi edificante: parlare dell’Italia minore (profondo nord est, Rovigo e dintorni brumosi e placidi) e del problema di (quasi) tutti. Il tema centrale del racconto è il lavoro: perderlo, inventarselo, non arrendersi dopo un licenziamento.

Ed ancora più a fondo: il lavoro artigiano, il pericolo della delocalizzazione per risparmiare, il valore spesso dimenticato della qualità di ciò che si crea e poi si vende. Davvero attuale il racconto di Samad Zarmandili, il regista di “Squadra antimafia”, una delle serie televisive di maggiore successo del piccolo schermo. Brave anche le attrici, in particolare la protagonista, Donatella Finocchiaro, che interpreta Armida, la vera trascinatrice delle sarte della fabbrica, creatrici di lingerie di lusso, tutte coinvolte nel dramma di trovarsi da un giorno all’altro senza stipendio, con la misera consolazione della cassa integrazione.

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Gli sdraiati

Chi, come me, da anni non perde un’ “Amaca” di Michele Serra su Repubblica non poteva certo mancare il film (liberamente) tratto dal libro del bravo giornalista e scrittore “Gli sdraiati”. Liberamente perché la sceneggiatura è della regista Archibugi e di Francesco Piccolo (ricorderete “Momenti di trascurabile felicità” e “infelicita”). E perché il libro non racconta una vera storia, invece costruita (e bene) per il grande schermo, per potere calare nei personaggi le riflessioni di carta del romanzo.

Il protagonista è Giorgio (Claudio Bisio: per me la sua migliore interpretazione con Mediterraneo di Salvatores). Un giornalista televisivo popolarissimo, uno capace di spostare le opinioni del pubblico, da prima serata, lo riconoscono al bar, per strada. Insieme a lui il figlio adolescente Tito (Gaddo Bacchini), un liceale svogliato e viziatissimo, inespressivo, incomunicabile, pigro fino all’inverosimile. Pensate: nel libro di Serra il suo nome è Tizio, a sottolineare l’assoluta estraneità tra le due generazioni, la distanza siderale, tale per cui in casa era come avere uno passato di là casualmente.

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