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Lo spietato

Questo film lo potete vedere solo su Netflix, vi avverto. Ma vi dico anche che se siete dei veri cinefili e ne avete la possibilità è uno strumento di cui non potete più non disporre.

Centrale ne Lo spietato è l’interpretazione di Riccardo Scamarcio: una ulteriore conferma della sua maturità di attore di certo poliedrico, ma particolarmente bravo nelle parti tenebrose, a dare il suo volto mediterraneo e da eterno ragazzo a personaggi combattuti, borderline, più folli che cattivi (avevate visto, di recente, Il testimone invisibile? Qui la mia recensione).

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Oro verde

Ve lo confesso: ho deciso per questo film, essendo un’appassionata delle serie Narcos, su Netflix. Le ho viste tutte e le considero dei preziosi documentari sulla storia non solo colombiana. Sono incentrate sul personaggio di Pablo Escobar, per estendersi a raccontare, con precisione degna di una vera cronaca (ma senza perdere il fascino della narrazione cinematografica) le vicende del cartello di Medellín e di Cali.

E gli intrecci politici tra i governi, e la progressiva esplosione del narcotraffico su larga scala in tutto il mondo; e gli eroi della DEA, l’agenzia federale statunitense che ha in carico questi crimini. Oro verde (traduzione italiana un po’ fantasiosa dell’originale Pajiarós de verano, letteralmente “uccelli estivi”) è un genere cinematografico veramente di nicchia: “epic crime” o “gangster movie”; ma in salsa antropologica, con un occhio attento e fedele al dato storico e descrittivo di una civiltà praticamente perduta.

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The mule

Il corriere, in italiano. Ma il titolo originale mi piace di più, ha in sé una capacità espressiva maggiore, rispetto a un’attività dove viene richiesto solo di andare e tornare, senza pensare. Portando un carico con sé, che deve necessariamente arrivare a destinazione. Niente domande, niente fermate, niente deviazioni. In questo consiste il lavoro della terza età di Earl Stone, che fino a quasi novant’anni si era dedicato solo a bulbi e fiori e colori e gare di innesto.

È lui il personaggio scelto da Clint Eastwood per il suo film, dove è attore e protagonista a quasi 89 anni di età, un vero record man, non credete? Infatti, sebbene la sua ultima pellicola (Attacco al treno: qui potete rileggere la mia netta stroncatura) mi avesse fatto pentire di avere sprecato i pochi euro del biglietto, ho pensato che non si potesse perdere l’impresa coraggiosa di un grande protagonista del cinema internazionale che si mette in gioco ad un’età in cui molti, se hanno la fortuna di vivere, a stento riescono a fare i nonni. Insomma Clint-Earl: ed è una storia vera, scelta evidentemente anche per una percepita comunanza caratteriale. Sembra quasi che non reciti, per quanto è se stesso, il regista, dietro la cinepresa che dirige.

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Ben is back

Il tema della tossicodipendenza dei giovanissimi non è così diffuso nonostante sia invece dilagante questa maledetta piaga, sottovalutata e sfruttata dalle organizzazioni criminali.

Questo film, che vede Julia Roberts assoluta protagonista (perché il racconto è quello del dramma di una madre disperata quanto determinata) ripropone un ottimo Lucas Hedges (l’appena ventitreenne, figlio del regista), dopo il successo di Manchester by the sea (dal 14 gennaio su Netflix! Se vi va rileggete qui la mia recensione).

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