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Ti presento Sofia

La Sofia da presentare (alla nuova fidanzata) è una bambina, sveglia e spiazzante come tutti i millennials: Caterina Sbaraglia, al suo primo film, e data l’età tenerissima non c’è da meravigliarsi.

La domanda che il regista ci pone è questa: come vi comportereste se, dopo anni di “singletudine” forzata, incontraste la donna della vostra vita; vi rendereste conto che odia anche solo l’idea di avere figli o di avere a che fare con quelli degli altri; effettivamente avete un(a) figlio(a).

Gabriele, il protagonista del film (Fabio De Luigi, sempre perfetto nelle vesti del quarantenne in crisi con le curve della vita), sceglie la tattica dilatoria, diciamo la verità, tipicamente maschile, dell’evitare lo scontro (immediato) per non avere conseguenze disastrose sul neo-nato rapporto sentimentale con la bella Mara (Micaela Ramazzotti): una fotografa anticonformista e libera, che Gabriele conosce da anni, che da anni porta nel cuore e nei pensieri, senza riuscire a fermarla, nelle sue peregrinazioni per il mondo.

Si ritrovano, fatalmente, a Pescara (coprotagonista del film, con il suo ponte del mare, le vie dannunziane, i pini, le case liberty): dove lui ha un negozio per musicisti con suo fratello. Lui stanziale, lei vagabonda. Lui già padre (in salita) reduce da un matrimonio fallito, “vittima” della ex moglie che lo ha lasciato per un nerboruto allenatore di arti marziali. Lei cittadina del pianeta, presa dall’astrattezza delle immagini e dei mille modi per virarle a proprio piacimento, incapace di tollerare anche per pochi minuti gli strilli di un bambino al ristorante.

Insomma: una scommessa che sembra persa in partenza. Nello svolgersi di una trama godibilissima, divertente, non banale, comprenderete il ruolo fondamentale di Sofia, capace di districarsi più dei “grandi” nelle inevitabili complicazioni che le vicende amorose portano con sé.

Non voglio spoilerare, anticipandovi lo stratagemma di Sofia (anche questo poteva essere il titolo del film): ma è sull’equivoco che gira la storia e sulla bravura degli attori che si basa la riuscita della pellicola.

Ve lo consiglio (gli do 4 ciak 🎬🎬🎬🎬) in particolare agli abruzzesi, oppure a chi ama l’Abruzzo e, ingiustamente, lo ritrova poco come “sfondo” al cinema. Qui, come vi dicevo, il regista sceglie Pescara: ed è capace di descriverla bene agli occhi degli spettatori: esalta la sua modernità, una città del novecento, nata da poco, fusa con l’azzurro dell’Adriatico, giovane e immatura, ma scanzonata e allegra, come la meravigliosa Sofia.

Metti la nonna in freezer

Il successo di pubblico di questo film (in due settimane più di due milioni di incassi) è più che meritato. Adoro il coraggio del cinema dissacrante davvero, che arriva fino in fondo nel ribaltare i buonismi ed il politically correct.

A volte infatti succede che l’idea, in questa direzione, sia buona ma che nel corso del film qualcosa venga meno e si decida di “aggiustare il tiro” (quello che ho constatato, con un po’ di delusione, in “Io c’è” nelle sale da giovedì scorso, di cui vi parlerò tra qualche giorno). Bravi dunque i due registi debuttanti in un lungometraggio per il grande schermo Fontana e Stasi a costruire una commedia nera divertentissima ed in un crescendo, quanto a cattiveria, che arriva alla fine con convinzione e senza arretrare di un passo.

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