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Made in Italy

Il film scritto e diretto dal cantautore di Correggio non è solo dedicato ai fanatici di Campovolo. Le sue canzoni sono il filo conduttore della storia, certo. Ma la storia ha un senso per tutti: è quella dell’assoluta maggioranza di noi, una storia comune, spesso di sconfitta, dei nostri giorni. “Cosa ci faccio qui?” è la domanda. “La mia parte”, risponde Sara (interpretata dalla Smutniak).

Lei sta con Riko (Accorsi) da molti anni (“forse troppi” dice ad un’amica) un po’ intrappolata in un matrimonio di reciproci tradimenti, incomprensioni e silenzi. Come tanti. Hanno un figlio con ambizioni da cineasta che vuole andare a studiare al DAMS a Bologna; mentre loro vivono una quotidianità ormai solo ripetitiva, claustrofobica e frustante. Se non fosse per gli amici. Una cerchia di amici stretti, che c’è sempre, soccorre ad ogni mancanza, fa ridere e sorridere e soprattutto consola. Ascolta. In un’intervista alla radio ho sentito Ligabue dire di avere parlato di se stesso e del suo modo di vivere l’amicizia. Qualcosa di indispensabile che salva da ogni disperazione.

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Principe libero

Premetto: stravedo per De Andrè, per la sua poesia, per il suo timbro vocale. Per questo sono entrata ieri nel cinema con qualche timore, mitigato però dalla convinzione che solo Luca Marinelli potesse restituire l’uomo e l’artista che tutti abbiamo in mente. Ebbene, ci è riuscito in modo commovente. La somiglianza anche mimetica è fortissima (quel naso, i capelli, una certa smorfia quando scandisce le parole, il modo in cui tiene l’eterna sigaretta) ma si è mantenuto con intelligenza lontano dall’imitazione. La sua interpretazione è il motivo principale per cui non potete perdervi la fiction-film di Rai1.

Ho visto l’anteprima proiettata negli ultimi due giorni nelle sale italiane, quasi tre ore e un quarto di fila, e vi dico che è molto meglio di quanto ci si sarebbe aspettato da un prodotto pensato per la prima serata di Rai1 (andrà in onda il 13 e 14 febbraio). C’è Genova sullo sfondo, e questo te lo aspetti, ma soprattutto c’è Faber. È un film imprescindibile per chi ama De André e la sua musica, perché permette di guardarlo più da vicino, più nel profondo.

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