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Io c’è

Il film ha un tema, quello della religione, o meglio delle religioni, che di rado (o forse mai) è affrontato dal cinema, se non per raccontare di personaggi appartenenti all’una o all’altra confessione, magari in modo eroico o come ricostruzione storica. Ci vuole coraggio per fare dell’argomento “fede” l’oggetto di un racconto tra il dissacrante e l’ironico, una riflessione senza veli sulle impalcature costruite dall’uomo intorno al concetto del divino, all’idea di Dio da distribuire sulla terra ai credenti, per renderli prima di tutto dipendenti, in cambio alleviando le loro solitudini o sofferenze personali con la speranza di un al di là migliore di qui.

Il regista, non nuovo in realtà ad un approfondimento del genere (si pensi a Orecchie sul quale vi invito a vedere questo link), questo coraggio, almeno nelle intenzioni e nell’idea di base, lo ha avuto. Anche scegliendo attori capaci di interpretare a dovere lo sguardo disincantato dell’autore del soggetto: Edoardo Leo, Margherita Buy e Giuseppe Battiston. Sono bravi, fanno anche molto ridere, soprattutto all’inizio. Nelle scene in cui si decide, per bassissime ragioni “fiscali”, di lanciare la sfida alla casa di accoglienza per “turisti” gestita dalle suore, dirimpettaie del pretenzioso quanto male in arnese B&B “Miracolo italiano”, gestito, in perdita, da Massimo.

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A casa tutti bene

Eravamo tutti pronti ad una importante prova di cinema (italiano) guardando il trailer del nuovo film di Muccino, uscito non a caso nel giorno degli innamorati. Perché c’erano, non tutti, ma moltissimi attori importanti, di quelli che fanno la differenza e che attirano il pubblico con il loro solo nome.

Attori che oramai sembra quasi di conoscere confidenzialmente, a chi frequenta le sale ed i teatri (dove spesso per fortuna si incontrano). Attori che sono amici tra loro (e si vede!) e per i quali recitare è solo un modo per essere se stessi, per di più insieme. Questo il primo ed essenziale ingrediente del film: una comunità coesa di persone, di diverse generazioni (anche se, per la maggior parte, nei ruoli fondamentali, degli anni 60 e 70), chiamate a rappresentare, sotto la lente di ingrandimento del regista, il sentimento più nominato del mondo, l’amore, e il “contratto” più discusso è inevitabile del mondo, il matrimonio.

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