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La favorita

Dal regista greco Yorgos Lanthimos non potete aspettarvi un film in costume consueto, nemmeno se sceglie, come in questo caso, un’ambientazione british dei primi del settecento. La sua cifra è infatti tagliente, incisiva, provocatoria, volutamente sconcertante per lo spettatore.

Ricordate Il sacrificio del cervo sacro, il suo ultimo film, e la potenza della tragedia arcaica singolarmente ambientata in Ohio? Qui potete rileggere la mia recensione.

La trama è ispirata a fatti storici, basta fare una rapida ricerca sul web per ritrovare nella realtà tutti i personaggi della finzione. Si tratta delle vicenda della prima regina della Gran Bretagna unita (Inghilterra, Scozia e Irlanda). L’inizio del diciottesimo secolo. Campagna britannica, castelli, faggete, brina. Il fulcro del racconto è Anna Stuart, una sovrana debole, nevrotica, malata. Interpretata (da Oscar, secondo me) da Olivia Colman: un’attrice inglese conosciuta ed amata da chi ha visto ed apprezzato la serie Broadchurch su Netflix (a breve ne leggerete una mia recensione). È una persona incapace di portare a termine ciò che, a quell’epoca, si pretendeva da una donna, specie se regina, con il dovere di assicurare una successione al trono: la gravidanza.

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Dunkirk

Il film di Nolan non ve lo dovete perdere per nulla al mondo. Persino se, pregiudizialmente, non amate le pellicole iperrealistiche di guerra. Dunkirk è un discorso a parte, anche rispetto a precedenti importanti come il soldato Ryan o Platoon. 

Cerco di farvi capire il mio entusiasmo: innanzitutto è il racconto di una storica sconfitta degli alleati inglesi, francesi e belgi contro l’esercito nazista, avvenuta nel maggio del 1940 a Dunkerque, sulla costa della Francia, quella della Manica, vicinissima alla Gran Bretagna. È quindi sì una storia di guerra, ma priva di ogni trionfalismo, perché ne è oggetto una pagina in cui i “cattivi” hanno avuto la meglio, mettendo in fuga trecentomila soldati nemici. C’è invece un forte ed autentico sentimento patriottico, in capo a eroi piccoli, a soldati rimasti senza nome e menzione, alla gente di mare che con le sue imbarcazioni da pesca o diporto riuscì a salvare la vita a migliaia di ragazzi altrimenti destinati ad essere sterminati dai tedeschi.

Avvenne infatti che l’esercito e gli aerei di Hitler accerchiarono le forze alleate su una spiaggia della Manica, impedendo loro anche la fuga con le navi verso l’Inghilterra pure così vicina. Solo grazie all’aiuto dei civili inglesi che aderirono volontariamente alla richiesta di soccorso, quella pagina così drammatica della seconda guerra mondiale non si concluse con una disfatta decisiva a favore del nazismo.

Il regista si focalizza sulle vicende di alcuni protagonisti, senza nome, ma perfettamente riconoscibili dallo spettatore. Un soldato francese, un pilota della RAF, un ufficiale inglese, un anziano uomo di mare. Terra, acqua e aria sono gli elementi del dramma: si accavallano, in una trama-non trama dove si lotta per la sopravvivenza propria e del proprio mondo. Consapevoli che mollare equivale a consegnare quel mondo nelle mani di un nemico liberticida e folle. Anche nella sconfitta, consapevoli tutti della disfatta militare, dunque, si lotta: nella fuga verso l’isola oltre Manica, uniti da un sentimento ben lontano da quello che avrebbe decenni dopo animato la Brexit. Lo si coglie nelle parole di Churchill, lette da un soldato. La Gran Bretagna insieme agli altri paesi europei guidava una strenua resistenza contro il nazismo per l’ideale di una civiltà di valori messi in pericolo dal Fürer tedesco.

La grandiosità del film sta poi nel coinvolgere completamente lo spettatore con tutti i sensi, senza bisogno di 3D. I suoni e le vibrazioni sono realistiche al punto da incidere sui vostri battiti cardiaci; vi sentirete tutt’uno con i piloti e coglierete la disperazione della frase sussurrata da uno degli ufficiali “è finita”, prima di accorgersi dell’arrivo delle barche dei civili dall’altra parte della costa. Le bombe sganciate sui soldati pigiati nella stiva delle navi da guerra riescono a suscitare una precisa e drammatica reazione di paura, pochi centimetri dividono la vita e la morte.

Forse è sconsigliato a chi è cardiopatico, ma se siete forti di cuore scegliete un cinema con uno schermo grande e un buon sistema audio. L’effetto è fenomenale e per mia esperienza unico.