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La conseguenza

Durante l’estate, al cinema, a causa della penuria di nuove e buone uscite, si possono “recuperare” i film persi nei mesi precedenti, per fortuna.

Così è stato per me con La conseguenza: la storia è ambientata in una Germania (la città è Amburgo) devastata e umiliata dalla sconfitta bellica, tra il 1945 e il 1946. I militari alleati la occupano e sono incaricati di ricostruire ordine e (almeno una apparente) normalità.

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Una questione privata 

Il #25aprile racconta un pezzo di storia d’Italia. La festa serve per non dimenticare quei fatti, come fanno sempre i libri ed il cinema.
Vi ripropongo il film “Una questione privata”, tratto dall’omonimo libro di Fenoglio. Con un grande Marinelli, a interpretare un personaggio per nulla facile.
A me è piaciuto moltissimo, è poetico come l’opera letteraria e racconta la storia con gli occhi di un artista. Se lo avete perso al cinema lo potete vedere con Prime Video, di Amazon.

Non è impresa banale fare un film tratto da un capolavoro letterario. Si rischia molto, soprattutto perché il pubblico che lo andrà a vedere, in larga parte, avrà in mente le pagine del libro e sarà portato a confrontare.

Inutile dire che spesso il paragone va a scapito del film: il risultato della necessità di tagliare ed adattare e del fatto che il lettore si crea un’immagine dei personaggi che può non corrispondere all’interpretazione degli attori scelti. “Una questione privata” è ispirato all’omonimo romanzo, bellissimo, di Beppe Fenoglio: una storia d’amore in tempo di guerra.

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Vice

Dobbiamo ammettere che è pura chimera, oggi, pensare ad un politico che fa della strategia coltivata nella assoluta riservatezza la sua cifra stilistica. Siamo circondati da schiamazzi: arriva prima l’annuncio, poi la polemica, poi l’insulto. Poi, forse, qualcuno comincia a chiedersi “di cosa stiamo parlando?”.

Anche per questa ragione Vice mi è parso un film necessario da vedere, oltre che per conoscere un personaggio della nostra storia contemporanea tanto importante quanto ignorato dai più (me compresa): ma per una sua scelta precisa, evidentemente, di coltivare ed esercitare il potere a fari spenti. Vi dirò: la considero una ragione sufficiente per nutrire una simpatia pregiudiziale nei confronti del protagonista, Dick Cheney. Per molti versi ingiustificata, lo ammetto, perché l’uomo è pieno di chiaroscuri, con una prevalenza degli scuri: ma, dopo le oltre due ore di racconto di mezzo secolo di storia americana, vista dai corridoi del Congresso e dalle anticamere della Casa Bianca, rimarrà sospeso il vostro giudizio sul vice presidente di George W. Bush. Il regista si muove tra gli eventi storici e la vita privata di Cheney in modo del tutto originale e spesso spiazzante.

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The Post

Molti hanno scritto che l’ultimo film di Spielberg è ripetitivo, nulla di nuovo sotto il sole quindi, la cronaca di un pezzo di storia d’America, immediatamente precedente allo scandalo Watergate. Insomma, sempre a girare intorno al Vietnam ed al maledetto vizio dei segreti di Stato, del non detto per ragioni “superiori” che provoca la morte di migliaia di ragazzi ignari.

È vero che l’ultima scena vi porta dritti dritti a rivedere “Tutti gli uomini del Presidente” e che la verità su quegli anni tra i sessanta e i settanta la sappiamo bene anche dal vecchio continente, ma non è vero che questo film non era necessario. Ed in particolare penso lo sia per noi, qui in Italia. Dove, senza nemmeno accorgercene, sta drammaticamente venendo meno la consapevolezza dell’importanza della stampa e della libertà di stampa. Senza contare il disinteresse dilagante per uno strumento così prezioso di formazione delle opinioni (e crescita delle menti) oltre che di diffusione delle notizie (anche quelle che fanno male a chi detiene il “potere”) come la carta stampata (ormai poi si può leggere il giornale anche senza sporcarsi le mani di piombo e senza andare fino all’edicola!).

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Una questione privata 

Non è impresa banale fare un film tratto da un capolavoro letterario. Si rischia molto, soprattutto perché il pubblico che lo andrà a vedere, in larga parte, avrà in mente le pagine del libro e sarà portato a confrontare. 

Inutile dire che spesso il paragone va a scapito del film: il risultato della necessità di tagliare ed adattare e del fatto che il lettore si crea un’immagine dei personaggi che può non corrispondere all’interpretazione degli attori scelti. “Una questione privata” è ispirato all’omonimo romanzo, bellissimo, di Beppe Fenoglio: una storia d’amore in tempo di guerra.

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Dunkirk

Il film di Nolan non ve lo dovete perdere per nulla al mondo. Persino se, pregiudizialmente, non amate le pellicole iperrealistiche di guerra. Dunkirk è un discorso a parte, anche rispetto a precedenti importanti come il soldato Ryan o Platoon. 

Cerco di farvi capire il mio entusiasmo: innanzitutto è il racconto di una storica sconfitta degli alleati inglesi, francesi e belgi contro l’esercito nazista, avvenuta nel maggio del 1940 a Dunkerque, sulla costa della Francia, quella della Manica, vicinissima alla Gran Bretagna. È quindi sì una storia di guerra, ma priva di ogni trionfalismo, perché ne è oggetto una pagina in cui i “cattivi” hanno avuto la meglio, mettendo in fuga trecentomila soldati nemici. C’è invece un forte ed autentico sentimento patriottico, in capo a eroi piccoli, a soldati rimasti senza nome e menzione, alla gente di mare che con le sue imbarcazioni da pesca o diporto riuscì a salvare la vita a migliaia di ragazzi altrimenti destinati ad essere sterminati dai tedeschi.

Avvenne infatti che l’esercito e gli aerei di Hitler accerchiarono le forze alleate su una spiaggia della Manica, impedendo loro anche la fuga con le navi verso l’Inghilterra pure così vicina. Solo grazie all’aiuto dei civili inglesi che aderirono volontariamente alla richiesta di soccorso, quella pagina così drammatica della seconda guerra mondiale non si concluse con una disfatta decisiva a favore del nazismo.

Il regista si focalizza sulle vicende di alcuni protagonisti, senza nome, ma perfettamente riconoscibili dallo spettatore. Un soldato francese, un pilota della RAF, un ufficiale inglese, un anziano uomo di mare. Terra, acqua e aria sono gli elementi del dramma: si accavallano, in una trama-non trama dove si lotta per la sopravvivenza propria e del proprio mondo. Consapevoli che mollare equivale a consegnare quel mondo nelle mani di un nemico liberticida e folle. Anche nella sconfitta, consapevoli tutti della disfatta militare, dunque, si lotta: nella fuga verso l’isola oltre Manica, uniti da un sentimento ben lontano da quello che avrebbe decenni dopo animato la Brexit. Lo si coglie nelle parole di Churchill, lette da un soldato. La Gran Bretagna insieme agli altri paesi europei guidava una strenua resistenza contro il nazismo per l’ideale di una civiltà di valori messi in pericolo dal Fürer tedesco.

La grandiosità del film sta poi nel coinvolgere completamente lo spettatore con tutti i sensi, senza bisogno di 3D. I suoni e le vibrazioni sono realistiche al punto da incidere sui vostri battiti cardiaci; vi sentirete tutt’uno con i piloti e coglierete la disperazione della frase sussurrata da uno degli ufficiali “è finita”, prima di accorgersi dell’arrivo delle barche dei civili dall’altra parte della costa. Le bombe sganciate sui soldati pigiati nella stiva delle navi da guerra riescono a suscitare una precisa e drammatica reazione di paura, pochi centimetri dividono la vita e la morte.

Forse è sconsigliato a chi è cardiopatico, ma se siete forti di cuore scegliete un cinema con uno schermo grande e un buon sistema audio. L’effetto è fenomenale e per mia esperienza unico.