Archivi tag: guerra

1917

Questo film dimostra che le guerre del secolo scorso non hanno smesso di avere una notevole potenza narrativa, sentita anche dai contemporanei. Perché è grande l’emozione e la tensione che ha generato nel grande pubblico il racconto, semplice nella trama, nei temi e nei valori, della vicenda avventurosa di due giovani ufficiali inglesi, alle prese con una missione, sulla carta, impossibile. Quella di attraversare un territorio minato e pericolosissimo, per la presenza dei soldati tedeschi, in agguato o in finta ritirata, per portare a un battaglione alleato l’ordine di non attaccare: se il dispaccio non fosse arrivato o fosse arrivata in ritardo, sarebbe stata sicura una strage di giovani soldati, e tra questi vi era anche il fratello di uno dei protagonisti.

1917-backstage-copertina-726x4001917 era candidato agli Oscar 2020 e considerato tra i favoriti, proprio per il successo di pubblico avuto da quando è uscito nelle sale: ha ricevuto, come già saprete, tre premi importanti, fotografia, sonoro, effetti speciali. E sono meritatissimi, perché la pellicola è tecnicamente preziosa, immersiva, vivida, cruda, palpitante. Soprattutto grazie al fatto che è un unico, continuo piano sequenza: sembra girato in tempo reale dall’inizio alla fine, la camera dà l’impressione di essere piazzata sulle spalle dei protagonisti, cade nel fango delle trincee, si schizza del sangue degli avversari, non ha tregua, nella corsa verso l’obiettivo di salvare un intero battaglione dalla trappola tedesca. Continua a leggere 1917

La conseguenza

Durante l’estate, al cinema, a causa della penuria di nuove e buone uscite, si possono “recuperare” i film persi nei mesi precedenti, per fortuna.

Così è stato per me con La conseguenza: la storia è ambientata in una Germania (la città è Amburgo) devastata e umiliata dalla sconfitta bellica, tra il 1945 e il 1946. I militari alleati la occupano e sono incaricati di ricostruire ordine e (almeno una apparente) normalità.

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Una questione privata 

Il #25aprile racconta un pezzo di storia d’Italia. La festa serve per non dimenticare quei fatti, come fanno sempre i libri ed il cinema.
Vi ripropongo il film “Una questione privata”, tratto dall’omonimo libro di Fenoglio. Con un grande Marinelli, a interpretare un personaggio per nulla facile.
A me è piaciuto moltissimo, è poetico come l’opera letteraria e racconta la storia con gli occhi di un artista. Se lo avete perso al cinema lo potete vedere con Prime Video, di Amazon.

Non è impresa banale fare un film tratto da un capolavoro letterario. Si rischia molto, soprattutto perché il pubblico che lo andrà a vedere, in larga parte, avrà in mente le pagine del libro e sarà portato a confrontare.

Inutile dire che spesso il paragone va a scapito del film: il risultato della necessità di tagliare ed adattare e del fatto che il lettore si crea un’immagine dei personaggi che può non corrispondere all’interpretazione degli attori scelti. “Una questione privata” è ispirato all’omonimo romanzo, bellissimo, di Beppe Fenoglio: una storia d’amore in tempo di guerra.

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Vice

Dobbiamo ammettere che è pura chimera, oggi, pensare ad un politico che fa della strategia coltivata nella assoluta riservatezza la sua cifra stilistica. Siamo circondati da schiamazzi: arriva prima l’annuncio, poi la polemica, poi l’insulto. Poi, forse, qualcuno comincia a chiedersi “di cosa stiamo parlando?”.

Anche per questa ragione Vice mi è parso un film necessario da vedere, oltre che per conoscere un personaggio della nostra storia contemporanea tanto importante quanto ignorato dai più (me compresa): ma per una sua scelta precisa, evidentemente, di coltivare ed esercitare il potere a fari spenti. Vi dirò: la considero una ragione sufficiente per nutrire una simpatia pregiudiziale nei confronti del protagonista, Dick Cheney. Per molti versi ingiustificata, lo ammetto, perché l’uomo è pieno di chiaroscuri, con una prevalenza degli scuri: ma, dopo le oltre due ore di racconto di mezzo secolo di storia americana, vista dai corridoi del Congresso e dalle anticamere della Casa Bianca, rimarrà sospeso il vostro giudizio sul vice presidente di George W. Bush. Il regista si muove tra gli eventi storici e la vita privata di Cheney in modo del tutto originale e spesso spiazzante.

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The Post

Molti hanno scritto che l’ultimo film di Spielberg è ripetitivo, nulla di nuovo sotto il sole quindi, la cronaca di un pezzo di storia d’America, immediatamente precedente allo scandalo Watergate. Insomma, sempre a girare intorno al Vietnam ed al maledetto vizio dei segreti di Stato, del non detto per ragioni “superiori” che provoca la morte di migliaia di ragazzi ignari.

È vero che l’ultima scena vi porta dritti dritti a rivedere “Tutti gli uomini del Presidente” e che la verità su quegli anni tra i sessanta e i settanta la sappiamo bene anche dal vecchio continente, ma non è vero che questo film non era necessario. Ed in particolare penso lo sia per noi, qui in Italia. Dove, senza nemmeno accorgercene, sta drammaticamente venendo meno la consapevolezza dell’importanza della stampa e della libertà di stampa. Senza contare il disinteresse dilagante per uno strumento così prezioso di formazione delle opinioni (e crescita delle menti) oltre che di diffusione delle notizie (anche quelle che fanno male a chi detiene il “potere”) come la carta stampata (ormai poi si può leggere il giornale anche senza sporcarsi le mani di piombo e senza andare fino all’edicola!).

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Una questione privata 

Non è impresa banale fare un film tratto da un capolavoro letterario. Si rischia molto, soprattutto perché il pubblico che lo andrà a vedere, in larga parte, avrà in mente le pagine del libro e sarà portato a confrontare. 

Inutile dire che spesso il paragone va a scapito del film: il risultato della necessità di tagliare ed adattare e del fatto che il lettore si crea un’immagine dei personaggi che può non corrispondere all’interpretazione degli attori scelti. “Una questione privata” è ispirato all’omonimo romanzo, bellissimo, di Beppe Fenoglio: una storia d’amore in tempo di guerra.

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