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La casa sul mare

Il botteghino per ora non premia questo film francese, di un regista noto oltralpe per essere capace di descrivere l’amore ed i sentimenti più intimi. I siti web di cinema lo qualificano come “drammatico” ma la storia raccontata da Guédiguain è un semplice spaccato di vita “normale”, di persone “normali”, che hanno superato la mezza età, per diversi motivi a disagio con il mondo che li circonda.

La crisi che ciascuno vive si acutizza a causa della malattia del padre: i tre fratelli, che da anni non condividevano alcunché, si ritrovano nella vecchia casa sul mare costruita dai genitori quando erano ragazzini, incastonata in un calanco sulla costa marsigliese. Uno di loro, Armand, non si è mai allontanato, ha continuato a gestire il ristorante voluto dal padre per omaggiare un ideale di sinistra, di dare cibo buono a tutti. L’altro, Joseph, è un intellettuale inespresso, che si presenta ai familiari accompagnato da una compagna giovanissima, quasi una figlia quanto a differenza di età, che però ben presto si comprende essere già molto lontana da lui ed in procinto di lasciarlo, per un uomo più giovane e per un’esistenza più veloce. La sorella, Angele, è una famosissima attrice teatrale, ha accumulato denaro e notorietà e sono anni che non torna a casa.

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Contromano

In un momento in cui è impossibile scucire a qualsiasi politico una reale presa di posizione sui temi dell’immigrazione, Albanese (anche da regista dopo un bel po’ di anni: l’ultima volta è stato con Il nostro matrimonio è in crisi) dà una lezione a tutti. A modo suo. Con ironia, realismo, paradosso, coraggio.

Il coraggio di dire davvero ciò che pensa, passando attraverso tutti i sentimenti (anche i peggiori) e le reazioni (invettive comprese) dell’italiano medio, senza scadere nel buonismo e nemmeno nella banalità del politicamente corretto a tutti i costi. Un enorme rischio quando si affronta questo tema. Il racconto è dal punto di vista di un milanese DOC, solida borghesia commerciale del nord ovest.

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L’ordine delle cose

Un instant movie essenziale per riflettere sui temi dell’immigrazione, della “gestione dei flussi”, dei rapporti con gli Stati del nord Africa, del ruolo delle forze dell’ordine, dei nostri pregiudizi e delle nostre paure. 

Sulla paura d’altronde non si discute e infatti il regista non ne fa argomento di giudizio: parla della realtà, i personaggi sono sì di fantasia, ma le loro storie sono vere e vivide, escono dai quotidiani e dai telegiornali per entrare nella narrazione del film. Sono poliziotti, profughi, scafisti, burocrati. Apparentemente si occupano dello stesso problema e dovrebbero risolverlo: come fermare l’ondata di umanità che da sud va a nord, come gestirla, per evitare sia le morti in mare che la sensazione di invasione (e l’infuriare di odio razziale e di pregiudizi) che si diffonde in Europa ed in particolare in Italia.

Nella realtà, c’è ben poco di umano nel lavoro affidato ai super poliziotti inviati in Libia per cercare un accordo con le autorità di quel paese. Non c’è nessuna preoccupazione per “i diritti” dei profughi da parte di chi gestisce i centri di raccolta: solo accanita ricerca del business. Corruzione e cinismo. L’immigrazione è una fonte di guadagno, è uno strumento di potere. Il protagonista, incaricato dal ministro dell’interno in persona di trovare (in fretta) il bandolo della matassa con l’aiuto dell’ambasciatore a Tripoli (un bravissimo Battiston), cerca di mantenere la sua umanità e di coniugarla (non è un compito facile) con i suoi doveri di servitore dello Stato. Trovare l’ordine delle cose, nell’assoluto disordine dato dalla disperazione di tutti quegli uomini e donne in fuga. “Non le piace questo odore? È l’Africa”, gli viene detto da una delle “parti” dell’accordo.

Il film parla di cronaca ma racconta una scelta intima, un bivio: farsi contaminare oppure no, cedere alla pietà oppure no, obbedire oppure no. Insomma parla di una cosa che troppo spesso è carente quando il tema è il rapporto tra “noi e loro” (un binomio che detesto): il dubbio. Se avete già certezze granitiche sull’argomento, non è una pellicola adatta a voi.