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Copia originale

Lo confesso: ho visto questo film per caso, senza sceglierlo, ingannata, per mia distrazione, dalla lettura della programmazione dei cinema on line. Mi sono infilata in una sala di periferia (quelle dei salesiani, che ogni tanto ancora sopravvivono eroicamente) convinta di trovare una pellicola, ed invece la locandina all’entrata annunciava Copia originale; di cui non sapevo nulla, nemmeno avevo in mente di vederlo.

Forse è la prima volta che mi capita, di andare al cinema “impreparata” e a dirvela tutta non è niente male (c’è chi ne fa un punto di forza, di non leggere mai, prima, nessuna recensione, per essere senza filtri e tabula rasa di fronte alle immagini e alle storie, così da lasciarsi andare e formulare un giudizio originale). La regista trentanovenne è alla sua opera prima, come lungometraggio: sceglie di raccontare una storia vera, quella di Lee Israel (interpretata magistralmente da Melissa McCarthy, solita a ruoli comici, ma qui a tratti capace di impersonare un’eroina tragica e grottesca), una biografa divenuta famosa tra gli anni Settanta e Ottanta, rendendosi autrice di narrazioni molto apprezzate sulle vite di Katherine Hepburn, Tallulah Bankhead, Estée Lauder e della giornalista Dorothy Kilgallen.

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Gifted

Il nostro non è un mondo adatto ai grandi talenti, diciamocelo. Se sei “nella media”, a scuola, ma non solo, fai una vita tranquilla, senza grandi ostacoli. Essere “gifted”, dotati, superdotati di neuroni ben funzionanti, può (singolarmente) creare qualche problema. Il film racconta questo: cosa succede quando il mondo (ed in particolare l’ambiziosa nonna materna) si accorge che Mary, la piccola (bravissima) protagonista, è un vero genio della matematica. 

Fino a quel momento solo lo zio Frank, fratello della madre (morta suicida quando lei era in culla) con cui vive e che la cresce come un padre, conosceva davvero la velocità della sua mente e le sue incredibili capacità di calcolo e di risoluzione di complessi problemi scientifici. Ciononostante, pur assecondando quelle doti straordinarie con naturalezza, la loro vita era assolutamente “normale”, semplice, frugale, in una casa di legno vicino al mare, in Florida.

Tutto liscio quindi fino all’inizio della scuola: quando per tutti gli altri fare tre più tre è un’impresa, mentre per Mary sono elementari moltiplicazioni e divisioni a tre cifre. Subito si capisce una cosa: quanto sia difficile essere “diversi”. “Chi è diverso è solo”, scriveva una amica poetessa. E per Mary iniziano i guai. La serenità della sua esistenza è messa in dubbio, persino il calore del rapporto con Fred, il suo gattone rosso senza un occhio (una creatura nata “imperfetta” ma capace di immenso amore).

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