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Loro 2

Se la prima parte di quest’opera non mi aveva convinto completamente (mi ero però lasciata la riserva di giudicare il film completo), dopo aver visto Loro 2 non posso che consigliarvi di non perdere assolutamente entrambi. Anzi, secondo me, sarebbero da vedere uno dopo l’altro, perché se ne comprende meglio il significato complessivo, si capisce bene quale sia lo scopo ultimo di Sorrentino, che non a caso ha intitolato il lungometraggio “loro” e non “lui” (ricordate: il nome con cui Berlusconi era rubricato sul cellulare del personaggio interpretato dalla Smutniak).

L’occhio, spesso impietoso, sardonico, canzonatorio, del regista è puntato, più che sul personaggio di Silvio, sul circo che gli ruota intorno. Su “loro”, appunto. Tutta una fauna sgambettante e poco vestita di ragazze disposte a tutto per riuscire ad entrare in contatto (anche ravvicinato) con l’uomo più ricco e potente d’Italia. Mezze figure di uomini, politici, faccendieri, finti amici, che lo osannano e gli manifestano affetto attendendosi in cambio una ricompensa: sotto forma di incarichi, denaro, favori, occasioni per “svoltare” da esistenze mediocri.

Tra le due parti del film c’è una escalation: cresce il numero dei questuanti che circondano Berlusconi, lo ricattano, tentano di rovinarlo diffondendo registrazioni o immagini compromettenti. Ognuno di noi ricorda la storia recente, ed il film la racconta molto da vicino, ancora una volta, secondo me, “graziando” il protagonista. Già, perché nei giorni della riabilitazione giudiziaria di Berlusconi (e dunque della sua rinnovata possibilità di candidarsi o farsi eleggere in cariche istituzionali), esce un’opera che, anziché dipingerlo come un mostro (cosa che molto si aspettavano, forse anche lo stesso Silvio), lo descrive in modo molto umano. Gli dà diritto di replica alle accuse che gli vengono rivolte per bocca di Veronica Lario.

Vi consiglio massima concentrazione sulla scena dell’ultimo dialogo tra i due coniugi: lei gli rinfaccia le ragioni per cui vuole porre fine al matrimonio, gli butta addosso il disprezzo che ha serbato per anni, sembra essere la portavoce di quei milioni di italiani che prima lo hanno acclamato e visto come il salvatore della patria e poi lo hanno disprezzato e rinnegato. Il quadro che esce dal discorso di Veronica è Berlusconi come “il male assoluto” (vi ricorda qualcuno?). Ma Sorrentino, dopo il monologo di lei, concede a lui un contraddittorio pieno: una difesa a tutti gli effetti, a mio avviso più pungente dell’attacco (ma giudicate voi: sarei curiosa di sentire opinioni differenti!).

Certo, nella storia, sono diversi i momenti umilianti, dai quali emerge fortissima la paura della vecchiaia e dell’irrilevanza. Ma nel complesso, il personaggio Berlusconi non esce sconfitto da queste ore di cinema: al contrario di “loro” e forse, in particolare, delle donne che lo hanno circondato, sempre, evidentemente in modo non autentico. Con una finalità, uno scopo materiale. Questo è davvero triste, e viene fuori l’estrema solitudine dell’uomo, nonostante il successo, i soldi, le infinite possibilità di realizzare ogni desiderio.

Infatti, per me, la scena più bella e significativa dell’opera intera è quella con cui esordisce questa seconda parte: Berlusconi a tu per tu con il socio ed amico Ennio Doris (quello di Banca Mediolanum, per intenderci) interpretato magistralmente dallo stesso Servillo, che si sdoppia nel medesimo contesto in un duetto che, vi assicuro, vale il prezzo di entrambi i biglietti. In quei minuti si snocciola la verità, capirete molto di Berlusconi e del berlusconismo, ci sono chiavi di lettura importanti nel discorso tra i due. La frase del film, anche: “l’altruismo è il miglior modo per essere egoisti”, ecco il consiglio che viene dato a Silvio. Per fare bene il tuo interesse devi mostrarti generoso. Una regola che lui ha applicato pedissequamente, a volte non rispettando regole “superiori” ma evidentemente ottenendone per sé enormi risultati. “Io conosco il copione della vita” dice Berlusconi, e forse, venendo ciò che accade oggi sotto i nostri occhi, un po’ di ragione bisogna dargliela.

Non voglio “spoilerare” il finale, ma gli ultimi minuti saranno durissimi da vedere per gli aquilani, dato l’estremo realismo del film (ed anche qui, non credo di sbagliarmi, Silvio, inaspettatamente per me, non ne esce con le ossa rotte).

La valutazione è 4 ciak 🎬🎬🎬🎬!

Loro 1

Ero indecisa se scrivere di Loro dopo averli visti entrambi oppure seguire l’andamento a “puntate” scelto dal regista e dire la mia dopo i primi cento minuti, senza sapere quali esiti finali avrà il biopic d’autore che tutti attendevano (con curiosità, ansia e forse anche preoccupazione), in testa il protagonista, l’immortale B., “Lui”, come è rubricato sulle agende telefoniche dei più fedeli. Poi ho scelto di scrivere subito, perché già quello che ho visto merita un commento e non si può attendere fino a metà maggio, sennò i pensieri scappano via.

Appena uscita dal cinema ho riflettuto su questo: il tanto temuto attacco alla persona che ha condizionato (e condiziona) da decenni le televisioni, il costume e la vita politica del Bel Paese proprio non c’è stato. Almeno finora.

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Made in Italy

Il film scritto e diretto dal cantautore di Correggio non è solo dedicato ai fanatici di Campovolo. Le sue canzoni sono il filo conduttore della storia, certo. Ma la storia ha un senso per tutti: è quella dell’assoluta maggioranza di noi, una storia comune, spesso di sconfitta, dei nostri giorni. “Cosa ci faccio qui?” è la domanda. “La mia parte”, risponde Sara (interpretata dalla Smutniak).

Lei sta con Riko (Accorsi) da molti anni (“forse troppi” dice ad un’amica) un po’ intrappolata in un matrimonio di reciproci tradimenti, incomprensioni e silenzi. Come tanti. Hanno un figlio con ambizioni da cineasta che vuole andare a studiare al DAMS a Bologna; mentre loro vivono una quotidianità ormai solo ripetitiva, claustrofobica e frustante. Se non fosse per gli amici. Una cerchia di amici stretti, che c’è sempre, soccorre ad ogni mancanza, fa ridere e sorridere e soprattutto consola. Ascolta. In un’intervista alla radio ho sentito Ligabue dire di avere parlato di se stesso e del suo modo di vivere l’amicizia. Qualcosa di indispensabile che salva da ogni disperazione.

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Perfetti sconosciuti

Riderete moltissimo, soprattutto nella prima parte di questa “commedia” meritatamente premiata dal pubblico, che da quando è uscita la fa primeggiare al botteghino, anche su Tarantino. Ma le risate, lentamente, con un climax discendente verso il “dramma”, si trasformeranno in uno sguardo serio e riflessivo sulla rappresentazione della vera verità senza sconti con cui il regista racconta le coppie sposate protagoniste della (apparentemente) innocua cena tra vecchi amici.

Avrete già letto di che si tratta: cosa succederebbe se, per qualche ora, si condividessero i contenuti del proprio cellulare, incluse le telefonate, da ascoltare in viva voce (senza ovviamente avvertire l’interlocutore)? Ogni messaggio letto urbi ed orbi. Il nostro cellulare: la scatola nera della nostra vita, così viene definito da Eva (Kasia Smutniak), che propone, imprudentemente, quel gioco dal quale ciascuno uscirà davvero come un “perfetto sconosciuto”.

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