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Il verdetto – The Children Act

La cosa che mi ha convinta di più è stata la “prova d’attore” di Emma Thompson, perfetta nel riprodurre con ogni gesto e pausa la vita di una donna inglese, giudice dell’Alta corte britannica, dedita totalmente al lavoro, all’applicazione delle leggi, a decidere con esattezza su complicate questioni morali, ma non in grado di ricordare quando ha fatto l’amore con il marito (un credibile Stanley Tucci) l’ultima volta.

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Il film, basato fedelmente sul romanzo di Ian McEwan “La ballata di Adam Henry” (Einaudi), con lo scrittore che ne ha curato la sceneggiatura, muove da una decisione: il giudice Fiona Maye è chiamata ad esaminare una questione cruciale, deve obbligare il quasi maggiorenne Adam (Fionn Whitehead, già visto in Dunkirk), a sottoporsi ad una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita e che lui rifiuta in quanto testimone di Geova, come i suoi genitori.

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Appuntamento al Parco

Non volevo perdere l’ultima fatica della mitica Diane Keaton dal momento che sono appassionata di questa attrice, passata indenne dagli anni settanta ad oggi (quasi immutata, forse un po’ troppo rigida per certi contesti, come vi dirò), e dunque ho visto Appuntamento al Parco soprattutto perché attratta dalla presenza dell’attrice (una che può annoverare tra i suoi ex Woody Allen, Warren Beatty e Al Pacino non può considerarsi “normale”). Posso dirvi che il film, leggero e capace per trama e ambientazione di farvi passare due orette spensierate, è davvero poco credibile proprio per la presenza di Diane. 

La storia è ambientata in un sobborgo settentrionale di Londra, case di mattoni ottocentesche, un grande parco, botteghe deliziose, appartamenti di lusso, signore per bene impegnate solo in petizioni per garantire una pacifica e civile vita di quartiere. Tra queste c’è la protagonista, da poco rimasta vedova: pur vivendo in un condominio per soli ricchi, ha sempre più pressanti difficoltà finanziarie, non aiutate dal fatto di essere una “moglie di professione” (lo dico in senso deteriore, una di quelle fortunate donne che possono permettersi di non lavorare o lavorare poco tutta la vita, garantite da un marito “sicuro” come una buona polizza!) abituata a non fare assolutamente nulla di concreto se non volontariato e distribuzione di volantini e colazioni con le amiche.

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Il senso di una fine

È qualcosa che succede a tutti, prima o poi: trovarsi, magari in età avanzata o nel mezzo del cammino, a ricordare episodi del passato, anche lontano di decenni, trasformandone con la memoria le cause, deformando i comportamenti propri e degli altri. Spesso lo si fa per autoassolversi da qualcosa che ancora pesa sulla coscienza, un buon modo per liberarsi dei sensi di colpa. 

Trovarsi ad affrontare l’altra metà della storia (cioè come sono andate davvero le cose, al di là dei ricordi distorti dagli anni) è più o meno quello che succede al protagonista, Tony, un anziano signore, divorziato ed in pensione; abita a Londra, da solo, e si occupa del suo negozietto di riparazioni di vecchie macchine fotografiche di marca Leica. Già solo Leica. Perché sono il filo di Arianna che lo tiene legato agli anni del liceo, alla sua prima ragazza, Veronica, che gliene aveva regalato una.

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