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Il Traditore

Finalmente il cinema italiano affronta con la forza della verità e insieme della rappresentazione artistica di qualità i temi della nostra storia contemporanea: attraverso la vita di un personaggio per molti aspetti decisivo come Tommaso Buscetta.

Non era certo facile questa impresa, ma Bellocchio non è uno qualunque; come l’attore protagonista, che ha scelto per interpretare il boss di Cosa Nostra, che grazie alle sue rivelazioni ha consentito non solo di ricostruire la struttura piramidale della mafia siciliana ma anche di arrivare a condannare i suoi vertici e a catturare pericolosi latitanti. Favino (Moschettieri del re, l’ultimo film che lo ha visto protagonista recensito qui) è semplicemente straordinario, ed è per me inspiegabile (come ben più autorevolmente scritto da Mereghetti) che il film non abbia ricevuto nessun riconoscimento all’ultimo festival di Cannes, nonostante i minuti consecutivi di applausi e l’unanime apprezzamento della critica.

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Smetto quando voglio ad honorem

Questa è la terza ed ultima puntata di una saga cinematografica che vede come protagonisti una “banda” di geni che come spesso accade, anziché essere riconosciuti come tali ed acclamati dalla “società”, sono del tutto incompresi e di quella società vivono ai margini.

Il film può essere visto e la trama seguita facilmente anche senza avere alle spalle gli altri due; ma certo, se vi capita, completate la vostra conoscenza dell’opera di Sidney Sibilia con una retrospettiva (il secondo secondo me è il più divertente, ma la trilogia, nel suo complesso, ha davvero un senso profondo di critica al nostro sistema di istruzione superiore ed alle difficoltà che hanno quelli davvero bravi a trovare una collocazione degna del loro cervello).

L’originalità del regista è unica: affronta in modo del tutto inusuale per il nostro cinema temi trattati solitamente da pagine di approfondimento dei quotidiani, che preferiamo non affrontare perché sanciscono il fallimento di una generazione e di quelle precedenti (soprattutto: le vere responsabili). Questa volta i protagonisti (quarantenni talentuosi e scollati dalla realtà) partono svantaggiati, perché a causa del “tradimento” subito ad opera della Polizia di Stato con cui pensavano (illudendosi) di collaborate lealmente, nella precedente parte di storia, si trovano rinchiusi in carcere, per di più in luoghi diversi, senza possibilità di comunicare e quindi di riorganizzarsi o di darsi coraggio.

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Smetto quando voglio 2

Il film è stasera su Rai3, recuperatelo. Vi dico la verità: non ero particolarmente convinta di vederlo nelle sale, nonostante i notevoli risultati al botteghino ed il conclamato successo di pubblico di queste settimane. Primo perché è un sequel (la seconda parte di una trilogia già prevista) e non ho visto il primo; secondo perché non mi dava l’impressione di avere grande sostanza. Invece, superando queste perplessità, sono andata a vederlo e vi assicuro: è originale e ben girato, attori bravissimi.

Non sembra un film italiano, un po’ come Jeeg Robot. Anche per il ritmo, la fotografia e la colonna sonora, potente ed incalzante, veloce come i cervelli dei protagonisti. Loro sono dei ricercatori, dei giovani scienziati, dei geni disoccupati. Anziché essere in fuga all’estero, per sbarcare il lunario, mettono su una banda ma finiscono nelle grinfie della giustizia, chi in carcere chi ai servizi sociali. Ora però, in questa seconda fase della loro storia, possono riconquistare la libertà e la dignità collaborando con la polizia, alla ricerca dei produttori delle nuove droghe, quelle ancora lecite. Perché non conosciute. Dunque pericolosissime.

 

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