Archivi tag: Massimo Ghini

Vivere

Amo la capacità introspettiva di Francesca Archibugi e la sua bravura nel rappresentare chi siamo, le nostre vette e miserie, senza moralismi e con una scelta di attori sempre azzeccata (qui ho recensito il suo penultimo film, Gli sdraiati, del 2017). Stavolta ha lavorato con Paolo Virzì (ricordate il capolavoro de La pazza gioia, con protagonista Micaela Ramazzotti, sua compagna nella vita? )e Francesco Piccolo (autore di Momenti di trascurabile felicità) coautori della sceneggiatura.

 

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E ve ne accorgerete. Innanzitutto, perché il personaggio della protagonista, Susi, sembra costruito per la Ramazzotti (c’è dunque la mano di chi la conosce molto bene): una giovane donna che ha messo da parte il suo talento da etoile per annaspare in un’esistenza piena di difficoltà. Poi ritroverete il tocco di Piccolo nel descrivere le situazioni della quotidianità, quelle emblematiche che si ripetono e che dimostrano che facciamo errori ripetitivi e che dall’esperienza impariamo poco o niente. E la sensibilità della Archibugi nel delineare le geografie complicate e contraddittorie dei rapporti umani e delle relazioni sentimentali.

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Un nemico che ti vuole bene

Immaginate che un estraneo in cui incappate in circostanze difficili, del quale non conoscete nulla, vi chieda chi sono i vostri nemici, offrendosi di eliminarli, di alleviare la vostra vita così, in un colpo (di pistola). È più o meno questa l’idea che ispira la storia raccontata da Denis Rabaglia, che la rende una buona prova di cinema psicologico, un film di riflessione.

Fa pensare, vedendolo, cosa avrei risposto io? Chi sono le persone da cui sono circondato? Quelle che appaiono, oppure dei traditori, bugiardi, interessati magari ai nostri beni e non al nostro bene? La domanda viene posta, nella finzione, ad un professore di astrofisica dell’Università di Bari, interpretato da Diego Abatantuono; e chi gliela pone è un ragazzo che, in una notte di burrasca, Enzo (il protagonista) rischia di investire con l’auto, trovandolo ferito ed insanguinato da un colpo di arma da fuoco.

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A casa tutti bene

Eravamo tutti pronti ad una importante prova di cinema (italiano) guardando il trailer del nuovo film di Muccino, uscito non a caso nel giorno degli innamorati. Perché c’erano, non tutti, ma moltissimi attori importanti, di quelli che fanno la differenza e che attirano il pubblico con il loro solo nome.

Attori che oramai sembra quasi di conoscere confidenzialmente, a chi frequenta le sale ed i teatri (dove spesso per fortuna si incontrano). Attori che sono amici tra loro (e si vede!) e per i quali recitare è solo un modo per essere se stessi, per di più insieme. Questo il primo ed essenziale ingrediente del film: una comunità coesa di persone, di diverse generazioni (anche se, per la maggior parte, nei ruoli fondamentali, degli anni 60 e 70), chiamate a rappresentare, sotto la lente di ingrandimento del regista, il sentimento più nominato del mondo, l’amore, e il “contratto” più discusso è inevitabile del mondo, il matrimonio.

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