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Se son rose

Pieraccioni rappresenta, ancora una volta, se stesso: simpatico e leggero, ha passato da poco i 50, un matrimonio alle spalle, una figlia adolescente che lo critica per lo stile di vita, a galleggiare tra una fidanzata e l’altra; talmente precario da non tirare fuori dal cartone di imballo nemmeno la macchina per il caffè, ché significherebbe troppa stabilità, l’inizio di un’abitudine.

Ci sarà un respiro autobiografico nell’idea della sceneggiatura? D’altronde, il protagonista si chiama proprio Leonardo. Tutto inizia da un sms mandato nella notte, “a sua insaputa”, mentre dorme. L’autrice del misfatto è proprio sua figlia: con la complicità della nonna (dotata di una memoria dettagliata delle ex del pupillo), recupera i nomi delle precedenti fiamme, tutte naufragate, per diverse ragioni, dopo esattamente tre anni di relazione.

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Nove lune e mezza

Da non perdere assolutamente l’esordio di Michela Andreozzi come regista. Nel film 9 lune e mezza, divertente ma pieno di spunti ed argomenti seri, trattati con ironia ed anticonformismo, lei è anche tra i principali interpreti. La sua è la parte della sorella “sfortunata” perché, ormai giunta ad una certa età di mezzo, non riesce in nessun modo ad avere figli. 

Una condizione comune, che spesso (guardiamoci intorno o dentro casa) manda in crisi le coppie, spegne l’amore, annichilisce la passione. Sorella di Claudia Gerini, che al contrario di figli non ha alcuna intenzione di farne. È ben felice della sua vita senza pensieri, da dividere solo in due (con un compagno istruttore di yoga, vegano, astemio: un inappuntabile Giorgio Pasotti). Tra chi li vuole e non riesce ad averne e chi non li vuole e teme come il fuoco le conseguenze fisiche (smagliature e dintorni) della gravidanza, vince il ginecologo (e chi sennò?): un bravissimo Stefano Fresi, che con un semplice “stratagemma”, vietato in Italia (esattamente come l’adozione di minori da parte di una coppia omosessuale: quella fatta da lui e dal suo compagno di vita, ma in Canada), cerca di risolvere in nove mesi l’annoso problema della vigilessa sterile (la Andreozzi, appunto).

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