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Tolo Tolo

Dopo aver letto la recensione di Selvaggia Lucarelli su Tolo Tolo sono certa di non potere fare di meglio, dato che ne condivido ogni passaggio. A partire dalla considerazione che non è vero che questo film non faccia ridere, come è stato detto da molti commentatori. Io mi sono divertita moltissimo, in ogni scena c’è uno spirito comico, una battuta, ironia anche graffiante, assenza di politicamente corretto. Il “problema” del film, nel nostro mondo di facili giudizi e di critici superficiali, è stato il trailer, uscito un po’ di giorni prima e ampiamente ingannevole: anche se, da solo, era sufficiente a dare una sferzata a quei pochi (se ce n’erano) in grado di guardare oltre al proprio naso ed al proprio pregiudizio.

Si preannunciava, secondo alcuni, un film-denuncia dell’invasione che stiamo subendo, ad opera di orde di immigrati, che altro non vogliono fare che campare sulle nostre spalle. La prova era la canzone “immigrato” dove l’italiano si ribella ai “soprusi” che gli infligge il ragazzo nero, non pago degli spiccioli allungati dal finestrino, e addirittura invasore domestico, con tanto di spartizione della moglie. E subito le proteste dei movimenti femministi: un film maschilista e razzista!

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Il primo Natale

Certamente un bel Natale, per Ficarra e Picone, che in pochi giorni “vincono” il botteghino del 2019: è il film più visto dell’anno, e nel periodo festivo ha inaspettatamente superato anche il Pinocchio di Matteo Garrone, che sulla carta poteva apparire favorito. Non storcete il naso, se siete dei puristi del cinema di un certo livello: io ho voluto vederlo, il giorno di Santo Stefano, mescolandomi con la folla di chi al cinema ci va solo a Natale e dintorni. E non me ne sono pentita.

Il film è davvero divertente, con qualche spunto di riflessione politica, la giusta ironia, anche sui temi (delicati) della religione, in equilibrio tra lo scetticismo di Salvo (Ficarra) e la fede vecchio stampo di don Valentino (Picone) basata sulla preghiera e sul credere nel miracolo, al di là di ogni raziocinio.

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Dheepan – Una nuova vita

Colpisce questa Palma d’oro 2015 (stesso regista del western “I fratelli Sisters” di cui vi parlerò prestissimo) per la lucida attualità del tema, trattato in modo intenso ed originale, mai didascalico e con un lieto fine che davvero stupisce (nel contesto di un dramma dove gli spiragli sono pochissimi). Il tema è quello dei milioni di fuggitivi, di profughi (non semplici migranti, come è stato giustamente sottolineato) che cercano una nuova vita lasciandosi alle spalle guerre brutali, persecuzioni, negazioni di elementari diritti, anche quello ad una vita minimamente dignitosa.

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Qui i tre protagonisti (che si fingono una famiglia per sfruttare passaporti di altri morti sul campo) abbandonano lo Sri Lanka dove ferve un conflitto interno sanguinario, per ritrovarsi “ultimi” di una periferia di “ultimi” della capitale francese, dove trovano però tutt’altro che pace.

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