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Ride

Prima regia di Valerio Mastandrea: immaginate che potessi perderlo? Anche soggetto e sceneggiatura sono suoi e la protagonista, Carolina, lo è anche nella sua vita reale (Chiara Martegiani). Mi sono stupita di quanto si assomiglino nella recitazione: frutto di una scelta precisa del regista, che ha trasfuso nell’attrice al centro della storia il suo modo di affrontare la vita e i suoi drammi? Oppure i due (Valerio e Chiara, fuori dalla finzione cinematografica) davvero si assomigliano così tanto come avviene alle anime gemelle?

Il racconto è ambientato a Nettuno, litorale romano. Non si vede il borgo dei pescatori, bello ed antico, ma i palazzoni della speculazione edilizia anni 60 e 70; una selva di antenne, solo sullo sfondo, il Tirreno. Tutto ruota intorno ad una fabbrica, che da generazioni dà e toglie: dà lavoro e toglie vita. Il tema è la morte, quella che chiamano bianca, ma che di bianco non ha proprio nulla: un incidente sul lavoro porta via Mauro, il marito, alla giovane Carolina, che si ritrova a fare i conti con un posto vuoto a tavola, con la difficoltà di spiegare una mancanza che non si colmerà più al figlio undicenne, con la sua inaspettata incapacità di piangere. Continua a leggere Ride

La terra dell’abbastanza

Questo film è un esordio incredibile, vi raccomando di non farvelo scappare a causa dell’estate (approfittate dei giorni festivi piovosi e dei mondiali senza azzurri). I gemelli D’Innocenzo sono i registi, al loro primo lungometraggio. Ma non erano famosi per niente, in precedenza. Nemmeno un corto. Mi sono documentata e ho letto che facevano i giardinieri, fotografi per passione, scrittori di sceneggiature, o rimaste nel cassetto o uscite senza che i loro nomi fossero noti al grande pubblico.

La terra dell’abbastanza è quindi la loro favola a lieto fine, anche se di cose fiabesche e di esiti fortunati qui non se ne vede l’ombra. La storia si pone nel filone neorealista che negli ultimi anni ha visto protagoniste le periferie degradate delle nostre metropoli. Soprattutto della capitale. Gli autori sono “seguaci” di Garrone, che li ricambia evidentemente di stima e considerazione, se è vero (come è vero) che li ha consultati per alcune scene di Dogman.

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